SLA, nuovo trattamento blocca la progressione della malattia per due anni nei topi

Un team di ricercatori della Oregon State University ha annunciato di aver bloccato la progressione della sclerosi laterale amiotrofica (Sla), nota anche come morbo di Lou Gehrig, per quasi due anni in un modello murino utilizzato per studiare la malattia. I risultati di questa ricerca, pubblicati su Neurobiology of Disease, sono tra i più entusiasmanti mai prodotti nella ricerca di una terapia contro la Sla.

Un team di ricercatori della Oregon State University ha annunciato di aver bloccato la progressione della sclerosi laterale amiotrofica (Sla), nota anche come morbo di Lou Gehrig, per quasi due anni in un modello murino utilizzato per studiare la malattia. I risultati di questa ricerca, pubblicati su Neurobiology of Disease, sono tra i più entusiasmanti mai prodotti nella ricerca di una terapia contro la Sla.
“Siamo rimasti scioccati dalla capacità di questo trattamento di fermare la progressione della SLA”, ha commentato Joseph Beckman, primo autore dello studio e professore di biochimica e biofisica nonché ricercatore principale della Burgess and Elizabeth Jamieson Chair in OSU’s Linus Pauling Institute.
In decenni di lavoro, nessun trattamento è stato in grado di prolungare la sopravvivenza umana nei pazienti colpiti da Sla. Il modello murino utilizzato in questo studio riproduce in modo particolare, la reazione umana a questo trattamento che consiste di un composto chiamato rame ATSM. I ricercatori si stanno muovendo il più rapidamente possibile per arrivare alla sperimentazione sugli esseri umani.
Rame ATSM è un composto già noto che aiuta a fornire il rame appositamente alle cellule con mitocondri danneggiati e raggiunge il midollo spinale dove è necessario per curare la SLA. Questo composto ha una bassa tossicità, penetra facilmente la barriera emato-encefalica, viene già utilizzato in medicina umana a dosi molto basse ed è ben tollerato negli animali di laboratorio a livelli molto più elevati. 

Come spiegano gli esperti, nella Sla è stata rintracciata una mutazioni in rame, zinco e superossido dismutasi (un enzima noto anche come SOD1). Il corretto funzionamento di SOD1 è essenziale per la vita, ma quando mancano i suoi cofattori metallici, diventa tossico causando la conseguente morte dei motoneuroni. Secondo i ricercatori, rame e zinco potrebbero stabilizzare l’enzima.

“Il danno della Sla si verifica principalmente nel midollo spinale che è anche uno dei punti in cui il rame viene assorbito con più difficoltà - spiega il professor Beckman -. Il rame è di per sé necessario, ma può essere tossico, per cui i suoi livelli sono strettamente controllati nel corpo. La terapia alla quale stiamo lavorando, favorisce l’assorbimento del rame selettivamente nelle cellule del midollo spinale, nella misura in cui il corpo ha effettivamente bisogno, altrimenti, il composto mantiene il rame inerte”. I ricercatori ritengono che, recuperando il giusto equilibrio del rame nel cervello e nel midollo spinale, si possa stabilizzare SOD1 nella sua forma matura, migliorando contemporaneamente la funzione dei mitocondri. 

Utilizzando il nuovo trattamento i ricercatori sono stati in grado di fermare la progressione della SLA in un modello di topo transgenico che, senza un adeguato trattamento, sarebbe morto entro due settimane dall’inizio della cura. Alcuni di questi topi sono sopravvissuti per più di 650 giorni, 500 giorni in più rispetto a qualsiasi precedente ricerca. In alcuni esperimenti, il trattamento è stato iniziato e poi interrotto. In questa circostanza i topi hanno iniziato a mostrare i sintomi della SLA due mesi dopo che il trattamento è stato interrotto, e sarebbero morti entro un mese se il trattamento non fosse stato ripreso: i topi hanno guadagnato peso, la progressione della malattia ancora una volta è stata fermata e i topi sono vissuti altri 6-12 mesi.

“Abbiamo una solida comprensione del perché il trattamento funziona nei topi - ha detto Beckman - e prevediamo che possa funzionare anche nei pazienti umani. Vogliamo che la gente capisca che ci stiamo muovendo per la sperimentazione umana il più rapidamente possibile. Negli esseri umani che sviluppano la SLA, il tempo medio di insorgenza e di morte è solo tre o quattro anni”. E’ improbabile che il trattamento possa consentire il recupero significativo della perdita neuronale già provocata dalla SLA ma, evidenziano i ricercatori, potrebbe rallentare in modo importante la progressione della malattia quando diagnosticata allo stadio iniziale.

Joseph Beckman et al, Copper delivery to the CNS by CuATSM effectively treats motor neuron disease in SODG93A mice co-expressing the copper-chaperone-for-SOD, Neurobiology of Disease

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