Il trattamento con 100 mg di testosterone si associa a un recupero dell'atrofia corticale nei pazienti affetti da sclerosi multipla (SM). È l'esito di un piccolo studio pilota presentato a San Diego (USA), durante il meeting annuale della Society for Neuroscience (SFN).

Il trial è stato condotto da un team coordinato da Florian Kurth, dell'università della California, a Los Angeles, per testare l'effetto del testosterone sulla sostanza grigia cerebrale in 10 uomini affetti da SM recidivante-remittente (RRSM), avendo notato che l'atrofia della corteccia in questi pazienti «correla con la disabilità meglio di quanto non facciano le lesioni della sostanza bianca».

Kurth e colleghi hanno poi evidenziato come dati di letteratura abbiano dimostrato che il testosterone mostri proprietà neuroprotettive negli uomini. Inoltre, gli attuali trattamenti per la SM incidono principalmente sulle recidive e sulle lesioni della sostanza bianca.

I soggetti arruolati avevano un'età compresa tra 29 e 61 anni e non erano stati trattati con farmaci in grado di modificare il decorso della patologia.

Il protocollo prevedeva 6 mesi iniziali di “fase osservazionale”, durante la quale agli arruolati non era somministrato il trattamento. Nei successivi 6 mesi, i partecipanti venivano sottoposti a un “periodo di wash-in”, in cui si analizzava l'efficacia del trattamento. I 6 mesi finali rappresentavano la “fase di trattamento” vero e proprio, in cui ci si attendeva che il pieno effetto del trattamento con testosterone sarebbe diventato visibile alle scansioni cerebrali di risonanza magnetica (RM).

«Nella fase iniziale di osservazione» ha affermato Kurth «si è rilevata una diffusa e significativa riduzione della sostanza grigia. Questa perdita si è fortemente normalizzata durante il periodo di wash-in, e il volume della sostanza grigia è tornato ai livelli della baseline dopo 12 mesi di trattamento», con un significativo incremento a livello del giro frontale mediale destro. Peraltro – è stato sottolineato – il trattamento ormonale non ha determinato effetti significativi sul volume complessivo delle lesioni né sul numero delle nuove lesioni.

Il gruppo di ricercatori ha ammesso il rischio di infarto del miocardio associato alla terapia con testosterone, ma ha evidenziato che tale trattamento dovrebbe essere prescritto caso per caso nel singolo paziente. «Ciò» è stato precisato «non deve certo far passare in secondo piano la necessità di ulteriori trial randomizzati e controllati su popolazioni più ampie allo scopo di verificare i risultati di questo studio pilota». In ogni caso le differenze viste rispetto alle attuali terapie sono state definite «non meramente cosmetiche».

«Gli outcomes evidenziati» è la conclusione di Kurth «dimostrano che il testosterone può essere utilizzato come trattamento complementare alle attuali terapia per la SM, che sono mirate alla prevenzione dell'infiammazione e delle lesioni della sostanza bianca».

Arturo Zenorini

Kurth F, et al. Testosterone treatment increases regional gray matter in men with multiple sclerosis. SFN 2013; Abstract 792.01.