SM, con natalizumab qualità di vita relativa alla salute mantenuta a 3 anni

In pazienti con sclerosi multipla (SM) recidivante-remittente, valutati in un trial clinico a 3 anni, natalizumab ha migliorato la qualità della vita relativa alla salute (HRQoL) in modo rapido e sostenuto. Sotto questo profilo, natalizumab sembra portare beneficio soprattutto nei pazienti con fatigue più marcata al basale. I risultati dello studio sono stati da poco pubblicati online sul "Journal of Neurological Sciences".

In pazienti con sclerosi multipla (SM) recidivante-remittente, valutati in un trial clinico a 3 anni, natalizumab ha migliorato la qualità della vita relativa alla salute (HRQoL) in modo rapido e sostenuto. Sotto questo profilo, natalizumab sembra portare beneficio soprattutto nei pazienti con fatigue più marcata al basale. I risultati dello studio sono stati da poco pubblicati online sul “Journal of Neurological Sciences”.

«L’HRQoL è stata ampiamente studiata nella SM, perché questa malattia neurologica colpisce i giovani adulti e interferisce fortemente con le attività quotidiane» ricordano gli autori, guidati da Vincent Planche, del Servizio di Neurologia dell’Université Clermont Auvergne a Clérmont-Ferrand (Francia).

Il rapporto tra HRQoL e adesione al trattamento a lungo termine
«Molti pazienti con SM soffrono di una riduzione di HRQoL, che può essere associata a una vasta gamma di sintomi quali disabilità fisica, depressione, ansia, fatigue e disfunzione cognitiva» specificano. «Tuttavia, sono state riportate numerose discrepanze tra gli studi, in particolare per quanto riguarda il legame tra compromissione cognitiva e HRQoL, probabilmente a causa della notevole eterogeneità delle popolazioni studiate».

Il tasso di recidiva annualizzata (ARR) e la progressione della disabilità fisica sono gli endpoint tradizionali negli studi clinici sulla SM ma non riflettono necessariamente l'esperienza del paziente sulla malattia, aggiungono Planche e colleghi.

«Inoltre» proseguono «l'impatto della SM sullo stato professionale, l'attività della vita quotidiana, i rapporti sociali e familiari, la disfunzione sessuale, il dolore, la fatigue, il rifiuto, il benessere emotivo e la cognizione sono importanti motivo di preoccupazione e possono influenzare l'adesione del paziente al trattamento sul lungo termine».

Pertanto le scale di HRQoL sono state progressivamente incorporate nei trial farmacologici relativi alla SM: proprio perché l’HRQoL sembra essere una misura significativa sia per i medici che per i pazienti. Tuttavia, gli studi condotti finora erano di solito caratterizzati da follow-up a breve o medio termine (da 6 a 24 mesi) e spesso utilizzavano solo una scala generica di HRQoL come il Short-Form (SF)-36, spiegano gli autori.

Inoltre, continuano, nessuno di questi studi ha tentato di analizzare correttamente i correlati o i predittori del miglioramento dell’HRQoL dopo l'inizio di una nuova terapia modificante della malattia (DMT).

Valutato non solo l’ARR ma anche outcomes neuropsichiatrici
«Abbiamo ipotizzato che l'effetto benefico di un DMT sull’HRQoL non sia dovuto esclusivamente alla riduzione dell’ARR, ma che possa anche essere collegato ad outcomes neuropsichiatrici come fatigue, ansia, depressione e cognizione» scrivono Planche e colleghi, i quali nell’attuale studio si sono concentrati specificamente sull'inizio del trattamento con natalizumab.

Ciò, affermano, «ci ha permesso di studiare una popolazione relativamente omogenea di pazienti con un'elevata attività della malattia». Il natalizumab, osservano, è infatti un DMT molto efficace ma le sue modalità di somministrazione, i suoi potenziali effetti avversi e la sua gestione a lungo termine (in particolare per quanto riguarda il rischio di leucoencefalopatia multifocale progressiva [PML]) possono avere un impatto negativo sull'HRQoL dei pazienti.

«Di conseguenza» scrivono gli autori «il nostro obiettivo principale è stato quello di studiare l'effetto a lungo termine (3 anni) di natalizumab sull’HRQoL, valutata con un questionario specifico per la malattia. Gli obiettivi secondari di questo studio sono stati quelli di capire quali potrebbero essere i predittori e i correlati del miglioramento dell’HRQoL in termini di disabilità fisica, comorbilità psichiatrica e prestazioni cognitive».

L’impiego del questionario MusiQoL, specifico per la malattia
In questo studio, 48 pazienti con SM recidivante-remittente sono stati inclusi in un trial clinico a 3 anni in aperto, a singolo gruppo, multicentrico. L’HRQoL è stato misurata mediante il questionario MusiQoL, specifico per la malattia, insieme ai punteggi di invalidità fisica, cognizione, fatigue, ansia e depressione al basale e a 6, 12, 18 e 36 mesi dopo l'avvio della terapia con natalizumab.

Il questionario MusiQoL comprende 31 elementi che descrivono le seguenti nove dimensioni: attività quotidiana, benessere psicologico, sintomi, rapporti con gli amici, rapporti con la famiglia, rapporti con il sistema sanitario, vita sentimentale e sessuale, coping (far fronte agli eventi) e rifiuto. Fornisce anche un punteggio-indice globale, calcolato come media dei punteggi delle singole dimensioni.

Rispetto al basale, l'HRQoL globale, misurato con l'indice MusiQoL, è apparso significativamente aumentato 6 mesi dopo l'inizio della terapia di natalizumab, con una dimensione di effetto media (58,6 +/- 16,2 vs 69,8 +/- 18,9; p inferiore a 0,001). Questo miglioramento è stato mantenuto nel tempo fino a 3 anni e ha riguardato principalmente attività di vita quotidiana, benessere psicologico, sintomi e coping con p inferiore a 0,001 per ogni dimensione.

Il rapporto inverso con la fatigue
La variazione dell’HRQoL globale dopo 3 anni è risultata inversamente correlata con la variazione del punteggio della fatigue (p = 0,015). Inoltre, un punteggio di fatigue superiore alla baseline è apparso correlato con il miglioramento dell’HRQoL globale 3 anni dopo (p = 0,041), indipendentemente da età, livello di istruzione, durata e disabilità al basale (p = 0,020).

«In particolare» rilevano i ricercatori «il miglioramento dell’HRQoL globale, misurato con l'indice MusiQoL, è apparso correlato con un miglioramento della velocità di elaborazione delle informazioni (p = 0,003 per SDMT [Symbol-Digit Modalities Test] e con una diminuzione dei punteggi di depressione e fatigue (p = 0,013 per BDI [Beck Depression Inventory] e p inferiore a 0,001 per FIS [Fatigue Impact Scale], rispettivamente)».

In un'analisi di regressione multivariata inclusiva di FIS, BDI e SDMT, il miglioramento dell’HRQoL globale è apparso correlato solo con la diminuzione della fatigue (p = 0,001) e con un trend verso una migliore velocità di elaborazione delle informazioni (p = 0,095). «La disabilità, la disfunzione cognitiva, l'ansia e la depressione al basale non sono riuscite a prevedere o correlare con il miglioramento globale di HRQoL nelle analisi multivariate» sottolineano gli autori.

I punti di forza del trial
«Abbiamo dimostrato, in un trial non controllato post-marketing, che natalizumab ha migliorato l’HRQoL entro 6 mesi, con una dimensione di effetto media» ricapitolano Planche e colleghi. «Abbiamo dimostrato anche su una popolazione europea che questo effetto positivo di natalizumab sull’HRQoL è mantenuto fino a 3 anni dopo l'inizio della terapia».

Inoltre, ribadiscono, abbiamo utilizzato il questionario MusiQoL, uno strumento specifico per la malattia che si concentra sulle preoccupazioni dei pazienti con SM, anziché fare uso di una scala generica come la SF-36, precedentemente utilizzata.

Arturo Zenorini

Bibliografia:
Planche V, Moisset X, Morello R, et al. Improvement of quality of life and its relationship with neuropsychiatric outcomes in patients with multiple sclerosis starting treatment with natalizumab: A 3-year follow-up multicentric study. J Neurol Sci, 2017 Oct 6. [Epub ahead of print]
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