In caso di sclerosi multipla (SM) attiva nonostante il trattamento con immunomodulatori iniettabili in corso, lo “switch” a fingolimod è associato a minori recidive, outcome di disabilità più favorevoli e maggiore persistenza nel trattamento rispetto a un cambio terapeutico rivolto verso un’altra preparazione iniettabile. È la conclusione di un’analisi retrospettiva pubblicata online su JAMA Neurology.

«In seguito a una recidiva di SM in un paziente che sta ricevendo un farmaco iniettabile modificante la malattia, molti clinici sostengono l’opportunità di uno switch terapeutico ma l’efficienza relativa delle diverse decisioni circa il cambio del trattamento è spesso incerta» affermano gli estensori della ricerca, coordinati da Tomas Kalincik, del Royal Melbourne Hospital (Australia). Gli autori hanno quindi effettuato questo studio con l’obiettivo di confrontare gli effetti di fingolimod, immunomodulatore orale, con quello di altri immunomodulatori iniettabili (interferoni o glatiramer acetato) su tasso di recidiva, disabilità e persistenza nel trattamento in pazienti con SM attiva.

Kalincik e collaboratori hanno eseguito un’analisi retrospettiva abbinata di dati raccolti prospetticamente da “MSBase”, uno studio internazionale osservazionale di coorte. «La coorte del MSBase» spiegano gli autori «rappresenta una popolazione di pazienti con SM monitorata in grandi centri dedicati. I dati analizzati sono stati raccolti tra il luglio del 1996 e l’aprile del 2014. I partecipanti comprendevano pazienti con SM recidivante-remittente che avevano cambiato la terapia passando a fingolimod o a immunomodulatori iniettabili per un periodo variabile fino a 12 mesi dopo attività clinica di malattia in trattamento (recidiva o progressione di disabilità) abbinati a variabili demografiche e cliniche».

La durata mediana del follow-up si è attestata su 13,1 mesi (range: 3-80). I bias di indicazione e attrito sono stati controllati, rispettivamente, mediante abbinamento per punteggio di propensione e censura a coppie. Le analisi testa-a-testa degli outcome riguardanti le recidive e la disabilità hanno fatto uso di modelli binomiali abbinati, pesati, negativi o di modelli a rischio proporzionale di fragilità corretti per le variabili derivanti dall’imaging di risonanza magnetica (Rm). Sono state inoltre condotte analisi di sensibilità.

«I pazienti hanno ricevuto fingolimod, interferone beta o glatiramer acetato per un minimo di 3 mesi in seguito a uno switch di terapia immunomodulante» riprendono Kalincik e collaboratori. «Gli outcome principali dello studio erano il tasso di recidiva annualizzato, la quota di pazienti liberi da recidive e la quota di quelli senza progressione sostenuta di disabilità».

Nel complesso 379 pazienti del gruppo iniettabile sono stati abbinati a 148 soggetti del gruppo fingolimod. Quest’ultimo gruppo ha evidenziato – rispetto al gruppo iniettabile - un minore tasso annualizzato di recidive (0,31 vs 0,42; 95% CI: 0,02-0,19; P=0,009), un minore pericolo di prima recidiva in trattamento (hazard ratio [HR]: 0,74; 95% CI: 0,56-0,98; P=0,04), un minore pericolo di progressione di disabilità (HR: 0,53; 95% CI: 0,31-0,91; P=0,02), un più elevato tasso di regressione di disabilità (HR: 2,0; 95% CI: 1,2-3,3; P=0,005) e un minore pericolo di discontinuazione del trattamento (HR: 0,55; P=0,04).

«Facendo ricorso a dati di outcome del mondo reale ricavati da pazienti con SM attiva nonostante il trattamento con agenti immunomodulatori iniettabili, abbiamo dimostrato che lo switch a fingolimod orale è più efficiente nel controllo delle attività delle recidive e della progressione della disabilità rispetto allo switch ad altri farmaci modificanti la malattia» concludono gli autori.

Arturo Zenorini
He A, Spelman T, Jokubalis V, et al. Comparison of Switch to Fingolimod or Interferon Beta/Glatiramer Acetate in Active Multiple Sclerosis. JAMA Neurol, 2015 Feb 9:1-10. [Epub ahead of print]
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