Laquinimod, un nuovo farmaco immunomodulante orale, in uno studio apparso sul Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry, si è dimostrato in grado di ridurre – almeno nella fase iniziale di trattamento – alcuni dei più distruttivi processi patologici che avvengono nei pazienti affetti da sclerosi multipla recidivante-remittente (RRMS).

In un precedente studio di fase III denominato ALLEGRO (Assessment of OraL Laquinimod in PrEventing ProGRession in Multiple Sclerosis), il farmaco aveva evidenziato la capacità di rallentare la disabilità e la progressione dell’atrofia cerebrale nei pazienti RRMS, facendo ipotizzare che la molecola potesse ridurre il danno cerebrale. In questa sperimentazione clinica si è ricorso alle tecniche di risonanza magnetica, molto sensibili nel rilevare gli aspetti più distruttivi della patologia, allo scopo di valutare ulteriormente i potenziali effetti di laquinimod sull’infiammazione e sulla neurodegenerazione.

Un gruppo internazionale di esperti, coordinato da Massimo Filippi dell’Istituto San Raffaele di Milano, ha arruolato 1.106 pazienti RRMS, suddividendoli in modo randomizzato in due gruppi di uguale entità numerica, destinati a ricevere per 24 mesi laquinimod orale (0,6 mg) once-daily oppure placebo.

La valutazione del danno a livello del sistema nervoso centrale, effettuata al tempo 0 e dopo 12 e 24 mesi, ha riguardato varie strutture coinvolte nella patologia oltre alla sostanza bianca (WM), a cominciare dalla sostanza grigia (GM), e dal talamo.

Ma anche altri elementi ricavabili dall’imaging sono stati considerati: l’evoluzione di lesioni che assumevano il gadolinio e/o di nuove lesioni in T2 in buchi neri permanenti (PBH), il rapporto del trasferimento di magnetizzazione (MTR, fattore correlato alla percentuale degli assoni residui e al grado di demielinizzazione, predittivo di futura disabilità) del tessuto cerebrale apparentemente normale (NABT), della sostanza bianca, della sostanza grigia e delle lesioni in T2, oltre ai livelli di N-acetilaspartato/creatinina (NAA/Cr) (parametro indicativo dell’integrità neuronale e assonale).

Rispetto al gruppo placebo, i pazienti trattati con laquinimod hanno mostrato tassi più bassi di atrofia della sostanza bianca ai mesi 12 e 24, e minore atrofia della sostanza grigia al mese 12, con anche un trend al mese 24. Laquinimod ha anche rallentato l’atrofia talamica e ha ridotto il numero di PBH derivanti da lesioni attive ai mesi 12 e 24.

Al 24° mese, l’MTR è diminuito in modo significativo nel tessuto cerebrale apparentemente normale, nella sostanza bianca e nella sostanza grigia dei pazienti del gruppo placebo, ma non in quelli del gruppo laquinimod. NAA/Cr ha mostrato a 24 mesi un aumento nei pazienti trattati con laquinimod e una diminuzione nei pazienti in placebo.

«I nostri risultati» affermano i ricercatori «indicano che somministrando laquinimod si riduce l’atrofia a livello sia della sostanza bianca sia della sostanza grigia e che tale effetto si evidenzia soprattutto nel primo anno di trattamento». Inoltre «il fatto che laquinimod sia in grado di prevenire la perdita di sostanza grigia è rilevante, perché quest’ultima è presente fin dalle prime fasi della sclerosi multipla, può essere più marcata dell’atrofia della sostanza bianca e maggiormente associata a disabilità clinica, tendendo a peggiorare con l’andare del tempo».

In conclusione «nel complesso questi risultati ottenuti con diversi metodi di risonanza magnetica dimostrano che laquinimod per os probabilmente esercita un effetto neuroprotettivo che determina un minore danno irreversibile del tessuto cerebrale. Fatto che, a sua volta, può spiegare la capacità osservata del farmaco di rallentare l’accumulo di disabilità nei pazienti RRMS».


Filippi M, Rocca MA, Pagani E, et al. Placebo-controlled trial of oral laquinimod in multiple sclerosis: MRI evidence of an effect on brain tissue damage. J Neurol Neurosurg Psychiatry, 2013 Sep 12. [Epub ahead of print]
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Arturo Zenorini