Smettere di fumare riduce il rischio di demenza e Alzheimer

Neurologia

Gli uomini che hanno smesso di fumare per almeno 4 anni, in un follow up di 7 anni hanno ottenuto una diminuzione del 14% del rischio di demenza rispetto a quelli che hanno continuato a farlo. Nello stesso intervallo di tempo, chi non aveva mai fumato aveva un rischio di demenza inferiore del 19%, una scoperta che suggerisce un effetto protettivo associato alla cessazione del fumo a lungo termine.
E' quanto emerge da uno ampio studio longitudinale coreano pubblicato sulla rivista Annals of Clinical and Translational Neurology.

Gli uomini che hanno smesso di fumare per almeno 4 anni, in un follow up di 7 anni hanno ottenuto una diminuzione del 14% del rischio di demenza rispetto a quelli che hanno continuato a farlo. Nello stesso intervallo di tempo, chi non aveva mai fumato aveva un rischio di demenza inferiore del 19%, una scoperta che suggerisce un effetto protettivo associato alla cessazione del fumo a lungo termine.
E’ quanto emerge da uno ampio studio longitudinale coreano pubblicato sulla rivista Annals of Clinical and Translational Neurology.

Gli autori sono rimasti piuttosto sorpresi nello scoprire che smettere di fumare comporta un rischio inferiore di demenza, dal momento che non si aspettavano grandi cambiamenti per via della bassa capacità rigenerativa dei neuroni del sistema nervoso centrale. «Vorremmo enfatizzare il fumo come fattore di rischio per la demenza», ha detto Daein Choi, della Seoul National University in Corea. «I nostri risultati possono aiutare i medici a incoraggiare i loro pazienti a smettere di fumare».

Lo studio longitudinale coreano
La maggior parte degli studi sul legame tra fumo e rischio di demenza si è concentrata sulle popolazioni occidentali e questo è il primo, osservano gli autori, a considerare l'effetto della cessazione del fumo in una grande popolazione asiatica.

I ricercatori hanno identificato 51.849 uomini di età pari o superiore a 60 anni nella National Health Screening Cohort del sistema nazionale di assicurazione sanitaria coreano. I partecipanti sono stati sottoposti a un esame fisico e hanno compilato questionari sul fumo e su altri fattori durante due periodi di valutazione: 2002-2003 e 2004-2005. Dopo le esclusioni, la coorte finale comprendeva 46.440 soggetti che sono stati seguiti per 7 anni, dal gennaio 2006 al dicembre 2013.

Tra questi 12.672 risultavano fumatori ininterrotti, 4.175 avevano smesso da meno di 4 anni (cessatori a breve termine) 9.268 da oltre 4 anni (cessatori a lungo termine) e 20.025 erano non fumatori.
La disfunzione cognitiva è stata valutata tramite il Mini-Mental State Examination, il Clinical Dementia Rating, e/o il Global Deterioration Scale. Inoltre l’International Classification of Diseases permesso di identificare i 1.644 partecipanti che hanno sviluppato demenza durante il follow-up.

Gli autori hanno condotto un'analisi multivariata adattata per età del paziente, reddito familiare, attività fisica, abitudine al bere, indice di massa corporea, variazione dell'indice di massa corporea, pressione arteriosa, glicemia a digiuno, colesterolo totale e indice di comorbilità di Charlson.

Vantaggi cognitivi, nell’Alzheimer e nella demenza vascolare
Dal momento in cui l’esposizione al tabacco diminuiva, nell’ordine i fumatori continui, i cessatori a breve termine, i cessatori a lungo termine e i mai fumatori riducevano significativamente il rischio complessivo di sviluppare demenza (valore di p per la tendenza=0,001).

Rispetto a coloro che hanno fumato ininterrottamente in entrambi i periodi, i cessatori a lungo termine avevano un rischio ridotto di demenza (hazard ratio [HR], 0,86), così come i non fumatori (HR, 0,81).

Valutando l'associazione tra cessazione del fumo e Alzheimer, i non fumatori avevano un rischio inferiore del 18% rispetto ai fumatori, mentre i cessatori a lungo termine una riduzione relativa del 15% e quelli a breve termine dell'8%.

Inoltre, i soggetti che hanno interrotto il fumo a lungo termine avevano un rischio ridotto del 32% di demenza vascolare rispetto ai fumatori (HR, 0,68), i non fumatori del 29% (HR, 0,71) e i soggetti a breve termine del 19% (HR, 0,81).

I punti di forza dello studio sono l’ampia numero di partecipanti e l’adeguamento per una vasta gamma di potenziali fattori confondenti, mentre i limiti sono il follow-up medio di 7 anni, che può essere insufficiente per determinare gli effetti del fumo sul rischio di Alzheimer, l’abitudine al fumo basata sul self-report e il non tenere conto della durata del fumo, che potrebbe influire sul rischio di demenza.

Risultati importanti
Fornendo la prospettiva di un geriatra sui risultati, Marian Schuda, dell’Ohio John J. Gerlach Center for Senior Health, a Columbus, ha dichiarato che «lo studio ha completamente convalidato l’opinione condivisa tra i geriatri che il fumo è un fattore di rischio molto importante per le demenze di tutti i tipi. Ha anche confermato che non è mai tardi per smettere di fumare, i benefici possono essere importanti»

Bibliografia

Choi D et al. Effect of smoking cessation on the risk of dementia: a longitudinal study. Ann Clin Transl Neurol. Published online September 5, 2018.

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