Uno studio della Johns Hopkins University di Baltimora, appena pubblicato online sui Mayo Clinic Proceedings, suggerisce che le statine non solo non influenzano negativamente la memoria a breve termine e i processi cognitivi, ma possono addirittura ridurre il rischio di demenza, se prese per più di un anno.


Infatti, nei pazienti trattati con le statine la metanalisi ha evidenziato una riduzione del rischio di demenza del 29% (HR 0,71; IC al 95% 0,61-0,82). 


"Visto il loro effetto di riduzione o stabilizzazione delle placche arteriose e di prevenzione dell’ictus è ragionevole che le statine possano proteggere il cervello dalla demenza" dichiara l'autore senior dello studio, Seth Martin, in un comunicato stampa rilasciato dall’ateneo americano.


Martin e il suo gruppo hanno effettuato una revisione sistematica della letteratura, selezionando 16 studi che hanno coinvolto in totale più di 23 000 pazienti con una storia di disturbi cognitivi, di cui otto hanno valutato gli effetti a breve termine della terapia con statine sulla memoria e sulle funzioni cognitive e gli altri otto l'impatto dell'uso prolungato di statine sul rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer e altre forme di demenza. I partecipanti ai vari studi sono stati seguiti per un massimo di 25 anni.


Anche se i ricercatori della Johns Hopkins non hanno valutato l’effetto delle diverse statine prese singolarmente o di dosaggi diversi, Martin ha osservato che gli effetti di questi anti-colesterolo sulla memoria, l'attenzione e l'organizzazione sono probabilmente simili nei diversi tipi di statine.


La questione dei possibili problemi cognitivi associati all’uso di statine è diventato un tema caldo tra i cardiologi e i loro pazienti dopo che la Food and Drug Administration, nel febbraio 2012, aveva fatto aggiungere a foglietti illustrativi di questi prodotti un’avvertenza sui possibili rischi di perdita di memoria, e anche di diabete, dopo che alcuni pazienti in terapia con gli ipolipemizzanti avevano riferito sintomi di perdita di memoria e confusione.


Ora questo studio riabilita a pieno titolo le statine, non solo scagionandole con formula piena dall’accusa, ma addirittura attribuendo loro un beneficio nella prevenzione della demenza. E non è nemmeno il primo a farlo. Circa un mese fa, durante il congresso della European Society of Cardiology, già due ampi studi osservazionali di ricercatori di Taiwan hanno smentito che le statine possano avere come effetto avverso una disfunzione cognitiva e nel complesso hanno suggerito che potrebbero essere associate a una riduzione fino al 67% del rischio di demenza nelle persone anziane e nei pazienti con fibrillazione atriale.


K. J. Swige. Statins and Cognition: A Systematic Review and Meta-analysis of Short- and Long-term Cognitive Effects. Mayo Clin Proc. 2013; http://dx.doi.org/10.1016/j.mayocp.2013.07.013
http://www.mayoclinicproceedings.org/webfiles/images/journals/jmcp/jmcp_ft88_10_1.pdf