Studio pilota vicino al traguardo: ridurre la frequenza degli attacchi di cefalea con la melatonina

Uno studio pilota - condotto all'Università di Atene e pubblicato su Functional Neurology - riporta che la somministrazione orale di 4 mg di melatonina 30 minuti prima di coricarsi determina risultati promettenti in termini di riduzione della frequenza della cefalea e miglioramento della qualità della vita quotidiana, fin dall'inizio del trattamento e a un follow-up a 6 mesi.

Uno studio pilota - condotto all’Università di Atene e pubblicato su Functional Neurology - riporta che la somministrazione orale di 4 mg di melatonina 30 minuti prima di coricarsi determina risultati promettenti in termini di riduzione della frequenza della cefalea e miglioramento della qualità della vita quotidiana, fin dall’inizio del trattamento e a un follow-up a 6 mesi.

Anomala funzione della ghiandola pineale possibile fattore eziologico di emicrania
«I fattori ambientali sono sempre stati in prima linea nella ricerca sulle cause del mal di testa e poiché la ghiandola pineale (o epifisi) è considerata un trasduttore di stimoli ambientali nel sistema neuroendocrino, un'anomalia nella sua funzione può essere coinvolta nell’eziologia dell’emicrania» spiegano gli autori, guidati da Anastasia Bougea, della Scuola di Medicina dell’Università di Atene (Grecia). Molti dati presenti in letteratura, del resto, supportano questa tesi. «Sono stati riscontrati bassi livelli di melatonina (sostanza secreta dalla ghiandola pineale) in pazienti affetti da emicrania o da cefalea a grappolo».

La melatonina ha svariate proprietà – ricordano gli autori – e può agire come cronobiotico (quale pacemaker circadiano del sonno), antiossidante, antipertensivo, ansiolitico e sedativo. In particolare, sottolineano Bougea e colleghi, la melatonina orale ha mostrato risultati promettenti nella prevenzione dell'emicrania (alla dose di 3 mg da assumere 30 minuti prima di andare a dormire) e nella profilassi della cefalea a grappolo (al dosaggio di 10 mg).

In questo studio, i ricercatori hanno valutato se la melatonina (alla dose di 4 mg) avesse un effetto benefico come trattamento preventivo della cefalea cronica di tipo tensivo (TTH) e dell'emicrania, ovvero delle forme più invalidanti di mal di testa, e se potesse giocare un ruolo nel miglioramento della qualità di vita quotidiana.

Miglioramento dei sintomi al basale e al follow-up a 6 mesi   
A 49 pazienti (37 con emicrania e 12 con TTH) è stata prescritta melatonina per via orale (4 mg, 30 minuti prima di andare a letto) per 6 mesi. Su 49 partecipanti allo studio, 41 (83,6%) hanno completato lo studio, mentre 8 lo hanno abbandonato per motivi personali. È stata riscontrata una riduzione statisticamente significativa della frequenza della cefalea tra il basale e il follow-up finale dopo 6 mesi di trattamento (p = 0,033 per i pazienti TTH e p <0,001 per quelli emicranici).

Il punteggio Headache Impact Test (HIT-6) è stato ridotto significativamente in entrambi i gruppi dei pazienti cefalalgici (rispettivamente, p = 0,002 e p <0,001). Al basale i livelli di melatonina, misurati sia durante un attacco di mal di testa sia in un periodo libero da dolore, non sono risultati differenti tra i pazienti con TTH ed emicrania (nell’ordine, p = 0,539 e p = 0,693) così come non è stata riscontrata alcuna differenza statisticamente significativa nei punteggi all’Hamilton Depression Rating Scale (HAMD).

Aumento della qualità della vita quotidiana anche per l’effetto antidepressivo
«I risultati di questo studio pilota supportano la nostra ipotesi che la melatonina orale alla dose di 4 mg svolge un ruolo positivo sulla frequenza della cefalea nei pazienti affetti da TTH ed emicrania» commentano gli autori. «Inoltre, il punteggio HIT-6 è apparso significativamente diminuito, indicando un miglioramento della qualità di vita quotidiana, in entrambi i gruppi di pazienti».

È stata anche dimostrata una relazione, seppure non statisticamente significativa, tra i livelli di melatonina e il punteggio HAMD sia durante gli attacchi di cefalea sia durante i periodi liberi da dolore. È emerso, inoltre, che chi soffre di emicrania e non ha depressione mostra livelli plasmatici notturni di melatonina più bassi rispetto ai controlli, mentre i soggetti emicranici con sovrapposta depressione evidenziano la più grande carenza di melatonina rispetto al gruppo di controllo.

«Ci sono alcune limitazioni nel nostro studio che potrebbero essere migliorati in studi futuri» aggiungono Bougea e colleghi. «I principali sono il disegno in aperto e la mancanza di un gruppo di controllo. Un altro problema da affrontare è la dimensione del campione, soprattutto il piccolo numero di pazienti con TTH. Studi crossover con agenti di provata efficacia per il trattamento preventivo della cefalea richiederebbero un periodo di follow-up più prolungato per determinare se la melatonina funziona come terapia profilattica quando usata a lungo termine».

«Anche se non ha raggiunto i livelli di significatività statistica, questo è il primo studio che dimostra una tendenza verso più elevati livelli di melatonina e una diminuzione del punteggio HAMD durante gli attacchi di mal di testa, il che suggerisce un effetto antidepressivo della melatonina. In linea con i risultati attuali, studi precedenti non hanno trovato alcun effetto tossicologico che possa compromettere l'uso della melatonina» concludono i ricercatori.

Bougea A, Spantideas N, Lyras V, et al. Melatonin 4 mg as prophylactic therapy for primary headaches: a pilot study. Funct Neurol, 2016;31(1):33-7.
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