Trovato un legame tra l'uso di alcuni anticolinergici e la comparsa di demenza in età avanzata

I risultati di uno studio caso-controllo pubblicato sul "BMJ" hanno trovato «una robusta associazione» tra alcune classi di farmaci anticolinergici e un aumentato rischio di sviluppare in futuro demenza negli anziani. I dati suggeriscono che il rischio di demenza aumenta con una maggiore esposizione ai farmaci anticolinergici usati per curare la depressione, le disfunzioni vescicali e la malattia di Parkinson (PD), ma non ad antispastici, antipsicotici e antistaminici.

I risultati di uno studio caso-controllo pubblicato sul “BMJ” hanno trovato «una robusta associazione» tra alcune classi di farmaci anticolinergici e un aumentato rischio di sviluppare in futuro demenza negli anziani. I dati suggeriscono che il rischio di demenza aumenta con una maggiore esposizione ai farmaci anticolinergici usati per curare la depressione, le disfunzioni vescicali e la malattia di Parkinson (PD), ma non ad antispastici, antipsicotici e antistaminici.

Gli autori, coordinati da George Savva, dell’Institute of Health and Society presso la Newcastle University (Newcastle upon Tyne, UK), fanno notare che l'analisi ha incluso «pazienti con nuova diagnosi di demenza e ha esaminato quali farmaci anticolinergici sono stati prescritti tra i 4 e i 20 anni prima della diagnosi».

«Abbiamo scoperto» ribadiscono «che le persone alle quali era stata diagnosticata una forma di demenza avevano una probabilità maggiore fino al 30% di avere ricevuto una prescrizione di specifiche classi di farmaci anticolinergici e che l'associazione con la demenza aumentava con una maggiore esposizione a questi tipi di farmaci».

Analisi retrospettiva di cartelle cliniche basata sulla scala ACB
Gli scienziati hanno studiato le cartelle cliniche di 40.770 pazienti di età superiore ai 65 anni con diagnosi di demenza nel periodo aprile 2006-luglio 2015 e li hanno confrontati con le cartelle cliniche di 283.933 persone senza demenza, con oltre 27 milioni di prescrizioni analizzate.

Sono state valutate le dose quotidiane definite di farmaci anticolinergici codificati utilizzando la scala ACB (Anticholinergic Cognitive Burden), considerando la popolazione totale e raggruppata per sottoclassi, prescritte da 4 a 20 anni prima della diagnosi di demenza. L’outcome principale era costituito dagli odds ratios (rapporti di probabilità) per demenza incidente, corretti per una serie di covariate demografiche e correlate alla salute.

I risultati hanno mostrato che al 35% (n=14.453) di quelli con diagnosi di demenza era stato prescritto almeno un farmaco anticolinergico con un punteggio ACB (Anticholinergic Cognitive Burden) di 3, indicativo di una definita attività anticolinergica, mentre il 30% (n=86.403) del gruppo di controllo aveva ricevuto un medicinale simile.

L’odds ratio aggiustato per qualsiasi farmaco anticolinergico con un punteggio ACB di 3 era 1,11 (intervallo di confidenza al 95% 1,08-1,14). La demenza era associata a un crescente punteggio ACB medio. Considerando la classe farmacologica, i farmaci gastrointestinali con un punteggio ACB di 3 non erano distintamente correlati alla demenza.

Il rischio di demenza è apparso aumentato con una maggiore esposizione a farmaci antidepressivi, urologici e antiparkinsoniani con un punteggio ACB di 3. Questo risultato è stato osservato anche per l'esposizione a tali farmaci 15-20 anni prima di una diagnosi.

«È stata dunque osservata una solida associazione tra alcune classi di farmaci anticolinergici e l'incidenza futura della demenza» scrivono Savva e colleghi. «Questo potrebbe essere causato da un effetto specifico di classe, o dai farmaci usati per i primi sintomi di demenza». La ricerca futura, sostengono, dovrebbe esaminare le classi di farmaci anticolinergici anziché gli effetti anticolinergici in modo intrinseco o le scale cumulative di esposizione anticolinergica.

Ricadute cliniche ma il rapporto causale, probabile, non è accertato
Peraltro, avvertono Savva e colleghi, «quello che non sappiamo con certezza è se sia il farmaco a essere la causa dell’associazione. Potrebbe essere che questi farmaci vengano prescritti per sintomi molto precoci che indicano l'insorgenza della demenza».

«Tuttavia, poiché la nostra ricerca mostra che il legame risale a 15 o 20 anni prima che a qualcuno venga alla fine posta diagnosi di demenza, ciò suggerisce che sia improbabile la causa inversa o il confondimento con i primi sintomi della demenza» spiegano.

«Abbiamo già prove evidenti del fatto che gli anticolinergici causano confusione e che a breve termine possono peggiorare i sintomi della demenza» continuano «e questo studio dimostra che alcuni anticolinergici possono causare danni a lungo termine oltre a quelli a breve termine».

In ogni caso, concludono i ricercatori, questi risultati aiuteranno i medici a decidere quali farmaci possono o non possono essere utilizzati in modo sicuro sul lungo termine in base all'età dei pazienti.

Arturo Zenorini

Riferimento bibliografico:
Richardson K, Fox C, Maidment I, et al. Anticholinergic drugs and risk of dementia: case-control study. BMJ, 2018 Apr 25;361:k1315. doi: 10.1136/bmj.k1315.
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