Una dieta sana può aiutare a prevenire la demenza? Secondo uno nuovo studio sembrerebbe di no

Nonostante quanto emerso in precedenza, un recente studio prospettico non ha rilevato un'associazione tra un'alimentazione sana durante la mezza età e un minor rischio di sviluppare demenza, anche se i potenziali limiti della ricerca suggeriscono che siano necessari ulteriori approfondimenti. I risultati sono stati pubblicati su JAMA.

Nonostante quanto emerso in precedenza, un recente studio prospettico non ha rilevato un’associazione tra un’alimentazione sana durante la mezza età e un minor rischio di sviluppare demenza, anche se i potenziali limiti della ricerca suggeriscono che siano necessari ulteriori approfondimenti. I risultati sono stati pubblicati su JAMA.

In precedenza i ricercatori avevano rilevato una forte associazione tra l’aderenza a lungo termine a una dieta sana e una migliore salute cardiovascolare, oltre a un minor rischio di disturbi depressivi e maggiori volumi dell'ippocampo. In base a questi risultati, hanno ipotizzato che una dieta sana avrebbe avuto un effetto protettivo a lungo termine sugli esiti cognitivi.

Ma un nuovo studio prospettico basato sulla popolazione e condotto su oltre 8mila funzionari civili britannici seguiti per quasi 25 anni, non ha dato gli esiti sperati. «La mancanza di un'associazione significativa tra la qualità della dieta nella mezza età e il successivo rischio di demenza valutato in due decenni è stata abbastanza inaspettata» ha detto l'autore principale Tasnime Akbaraly del French Institute of Health and Medical Research (INSERM) a Montpellier, in Francia.

Dieta sana e dieta occidentale
I dati provenivano dallo studio Whitehall II, che comprendeva 8225 partecipanti (69% uomini, età media al basale, 50 anni). Le diete sono state valutate usando l'Alternate Healthy Eating Index (AHEI) 2010, un punteggio di qualità alimentare a 11 componenti, dove i punteggi più alti indicavano una dieta più sana nel lungo termine.

I partecipanti sono stati divisi in tre gruppi (alto, medio e basso) a seconda che il loro punteggio AHEI riflettesse più una dieta sana o una dieta di tipo occidentale. In base a questa scala, una dieta definita “sana” ha una maggiore percentuale di verdure, frutta, cereali integrali, noci e legumi, acidi grassi omega-3 a catena lunga e acidi grassi polinsaturi, con una assunzione moderata di alcol.

Mentre una dieta “occidentale” non salutare è ricca di bevande zuccherate e succhi di frutta, cibi fritti, carni rosse e trasformate, dolci, latticini ad alto contenuto di grassi, cereali raffinati, grassi trans e sodio.

I nuovi casi di demenza incidente sono stata determinati attraverso l’analisi di cartelle cliniche elettroniche.

Associazione tra dieta sana e depressione
I risultati hanno mostrato 344 casi totali di nuovi casi di demenza durante un follow-up mediano di 24,8 anni, ma i ricercatori non hanno rilevato una differenza significativa nell’incidenza di demenza associata a una dieta più sana in nessuno dei tre gruppi.

Hanno invece trovato un'associazione tra dieta e mortalità e, in un sottogruppo di partecipanti, tra qualità della dieta e depressione, oltre a un’associazione significativa con il peggioramento della qualità della dieta negli anni precedenti l'insorgenza della demenza.

«La diminuzione della qualità della dieta negli anni precedenti la diagnosi di demenza emersa nello studio è compatibile con l'ipotesi che sia una caratteristica, insieme ad altri fattori, della demenza preclinica», ha detto Akbaraly.

Una questione da approfondire
In un precedente studio di Akbaraly pubblicato lo scorso anno, una dieta più sana nella mezza età era stata associata a un maggior volume dell’ippocampo. Altri trial hanno dimostrato un'associazione tra una migliore salute cerebrale e un maggior consumo di frutta e verdura, mentre una ricerca australiana ha suggerito che una dieta non salutare potrebbe ridurre le dimensioni del cervello.

Tuttavia, Akbaraly ha osservato che la maggior parte dei precedenti studi su dieta e demenza erano poco coerenti, avevano un follow-up di solito inferiore ai 10 anni, erano basati su soggetti con età superiore ai 65 anni e potevano non aver considerato che le abitudini alimentari possono cambiare durante la lunga fase preclinica della demenza.

«Il fatto che non sia emersa un'associazione tra la dieta nella mezza età e la demenza non significa che il regime alimentare non sia importante, e sono ancora molti gli aspetti da esplorare», ha commentato. «Come per esempio il suo contributo ai cambiamenti patologici che avvengono durante la fase preclinica della demenza, come le variazioni dell'umore o la depressione».

È anche importante capire se «la qualità della dieta è associata a una ridotta manifestazione clinica della demenza piuttosto che alla sua prevenzione, se può avere un ruolo preventivo in combinazione con altri fattori legati allo stile di vita e se può averlo nei sottogruppi a maggior rischio di sviluppare la demenza», ha concluso.

Limitazioni significative
Commentando i risultati, Martha Morris della Rush University di Chicago, in Illinois e non coinvolta nello studio, ha affermato che una limitazione dello studio è legata all’utilizzo delle cartelle cliniche, che sono una fonte solo parziale di segnalazione della demenza. Possono infatti essere influenzate dallo stato civile, dall’istruzione, dalla socializzazione e dallo stato lavorativo.

«C'è un limite dovuto alla misurazione imprecisa dell'esposizione alimentare» ha aggiunto. «La dieta è stata valutata troppo lontano nel tempo dal momento in cui ne sono stati misurati gli esiti e sono così tanti gli errori potenziali nel misurare la dieta e classificare le persone in base alle loro abitudini alimentari, da rendere quasi impossibile rilevare l'associazione».

Bibliografia

AkbaralyTN et al. Association of Midlife Diet With Subsequent Risk for Dementia. JAMA. 2019;321(10):957-968

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