Uso di antipsicotici nella demenza correlato ad aumento della mortalitÓ

Nuove evidenze stanno collegando l'uso degli antipsicotici a un aumento del rischio di mortalitÓ nei pazienti con demenza. In uno studio basato su un registro danese con i dati di quasi 33mila pazienti affetti da demenza, si Ŕ osservato che coloro che hanno ricevuto un farmaco antipsicotico avevano un rischio di mortalitÓ del 35% in pi¨ rispetto ai loro coetanei che non avevano ricevuto questo tipo di farmaci.

Nuove evidenze stanno collegando l'uso degli antipsicotici a un aumento del rischio di mortalità nei pazienti con demenza. In uno studio basato su un registro danese con i dati di quasi 33mila pazienti affetti da demenza, si è osservato che coloro che hanno ricevuto un farmaco antipsicotico avevano un rischio di mortalità del 35% in più rispetto ai loro coetanei che non avevano ricevuto questo tipo di farmaci.

I pazienti con diabete preesistente o malattie cardiovascolari che hanno ricevuto un antipsicotico avevano un tasso di mortalità ancora più elevato.

I dati sono stati presentati ad Oslo al Congresso dell'Accademia Europea di Neurologia.

I medici dovrebbero poter stratificare il rischio per identificare i pazienti con demenza che trarrebbero il massimo beneficio da un antipsicotico, ha dichiarao Ane Nørgaard, Danish Dementia Research Center, Rigshospitalet, Copenhagen, Danimarca, autrice del lavoro.

"Spero che in futuro potremo sviluppare linee guida che aiuteranno i medici a determinare quali pazienti possono beneficiare del trattamento con il minor rischio e anche su quali pazienti dovremmo essere veramente cauti", ha detto Nørgaard.

La maggior parte dei pazienti affetti da demenza presenta sintomi neuropsichiatrici. Questi sintomi aumentano il carico di lavoro dell'operatore sanitario, portano al collocamento precoce in casa di cura e possono influire negativamente sulla qualità della vita.

La gestione di questi sintomi è complessa e può includere interventi psicosociali, il trattamento delle condizioni mediche e una revisione dei farmaci. In casi gravi, i farmaci antipsicotici possono essere appropriati, ha detto Nørgaard. Tuttavia, l'evidenza di un effetto di questi farmaci sui sintomi comportamentali e sulla psicosi è "limitata" nei pazienti con demenza, ha confermato il clinico.

"La conclusione generale degli studi clinici è che l'effetto positivo potrebbe essere controbilanciato dagli effetti avversi", che possono includere effetti collaterali cardiovascolari come il prolungamento del QT, sedazione, parkinsonismo, ipotensione ortostatica e disturbi metabolici, ha detto.

Per lo studio attuale, i ricercatori hanno utilizzato i registri sanitari nazionali danesi per identificare i pazienti tra i 65 e 95 anni che avevano ricevuto una prima diagnosi di demenza tra il 2009 e il 2014, e non di mild cognitive impairment.

Gli investigatori hanno anche raccolto informazioni sulle prescrizioni di farmaci. I pazienti che hanno iniziato il trattamento antipsicotico dopo una diagnosi di demenza sono stati definiti come il gruppo "esposto".

A questi pazienti esposti sono stati abbinati fino a tre pazienti non esposti per sesso, età al momento della diagnosi di demenza e anno della prima diagnosi di demenza.
Lo studio ha incluso 8244 pazienti nel gruppo esposto e 24.730 nel gruppo non esposto. L'età media al momento della diagnosi di demenza era di 82 anni. Per i pazienti esposti, il tempo mediano dalla diagnosi di demenza alla prima prescrizione di antipsicotici è stato di 252 giorni.

I risultati hanno mostrato che il tasso di mortalità per 100 pazienti/anno è stato di 58,3 per il gruppo esposto contro 36,3 per il gruppo non esposto. Dopo l'aggiustamento per sesso ed età alla diagnosi di demenza, il rapporto di rischio grezzo (HR) per i gruppi esposti rispetto a quelli non esposti era di 1,49 (intervallo di confidenza del 95% [CI], 1,41 - 1,57).

Dopo aver tenuto conto anche di altri fattori di confusione predefiniti, quali anno civile, residenza in casa di cura, malattie cardiache, malattie cerebrovascolari e diabete, il tasso di mortalità a 180 giorni è stato di 1,35 (95% CI, 1,27 - 1,43).

"Questo suggerisce che la mortalità è aumentata del 35%" nei pazienti esposti, ha detto Nørgaard.

Per valutare l'effetto della comorbilità, i ricercatori hanno stratificato le analisi per le malattie cardiovascolari, le malattie cerebrovascolari e il diabete.

Hanno trovato che il tasso di mortalità era aumentato di più in coloro con malattie cardiovascolari preesistenti. In quelli con malattie cardiovascolari, il tasso era 78,2 per i pazienti esposti e 50,9 per quelli non esposti. Per quelli senza malattie cardiovascolari, i tassi erano rispettivamente 58,3 e 36,3.

Analoga evidenza per i pazienti con diabete preesistente. "I pazienti con diabete di tipo 1 o di tipo 2 prima della diagnosi di demenza, sono a ulteriore aumento del rischio di morte quando vengono trattati con un antipsicotico", ha detto Nørgaard.

In molti casi, i pazienti con gravi sintomi neuropsichiatrici dovrebbero essere trattati con un antipsicotico; ma i nuovi risultati "suggeriscono che i medici dovrebbero essere ancora più consapevoli" quando si considera una prescrizione antipsicotica se il paziente ha un diabete preesistente o una malattia cardiovascolare, ha notato.

Congress of the European Academy of Neurology (EAN) 2019: Abstract # O1104