Vaccini, nei pazienti con SM trattati con dimetilfumarato la risposta immunitaria rimane inalterata

I risultati di uno studio pubblicato su "Neurology: Neuroimmunology and Neuroinflammation" dimostrano che, in caso di vaccinazioni, i pazienti affetti da forme recidivanti-remittenti di sclerosi multipla (RRSM) trattati con dimetilfumarato (DMF) a rilascio ritardato montano una risposta immunitaria a richiami, neoantigeni e antigeni indipendenti dalle cellule T paragonabile a quella dei pazienti trattati con interferone non pegilato (IFN), assicurandosi un'adeguata sieroprotezione.

I risultati di uno studio pubblicato su “Neurology: Neuroimmunology and Neuroinflammation” dimostrano che, in caso di vaccinazioni, i pazienti affetti da forme recidivanti-remittenti di sclerosi multipla (RRSM) trattati con dimetilfumarato (DMF) a rilascio ritardato montano una risposta immunitaria a richiami, neoantigeni e antigeni indipendenti dalle cellule T paragonabile a quella dei pazienti trattati con interferone non pegilato (IFN), assicurandosi un’adeguata sieroprotezione.

Il trattamento con DMF riduce le cellule della memoria immunitaria mentre espande cellule naive, diminuendo in modo sproporzionato i linfociti T CD8+ (citotossici) rispetto alle cellule T CD4+ (helper) e porta a una sottoregolazione della produzione di citochine delle cellule T-helper (Th)1 e Th17, comportando un distorsione delle citochine Th2, indicativo del fatto che il DMF potrebbe spostare la risposta immunitaria nel sistema nervoso centrale e alla periferia.

«Date le proprietà immunomodulatorie del DMF e suoi effetti osservati sui linfociti, è necessaria un’ulteriore valutazione della sua risposta immunitaria» scrivono gli autori dello studio. «I vaccini sono importanti non solo per la profilassi delle malattie, ma possono anche essere usati per studiare la funzione del sistema immunitario esaminando la risposta al richiamo di antigeni, neoantigeni o antigeni indipendenti dalle cellule T».

Tre distinti test di immunoprofilassi per indagare le quote dei responder
In questo studio multicentrico in aperto, i pazienti hanno ricevuto 3 vaccinazioni: (1) tossoide tetanico e difterico (Td) per testare la risposta di richiamo dipendente dalle cellule T, (2) vaccino pneumococcico polivalente per testare la risposta umorale indipendente dalle cellule T (PPSV23) e (3) vaccino meningococcico tetravalente contro i sierogruppi A, C, Y, W135 coniugato con proteina carrier CRM197 per testare la risposta ai neoantigeni dipendenti dalle cellule T (MCV4).

I pazienti eligibili erano di età compresa tra 18 e 55 anni, con diagnosi di RRMS e trattati per almeno 6 mesi con una dose approvata di DMF o per almeno 3 mesi con una dose approvata di IFN non pegilato. L'endpoint primario era la quota di pazienti con aumento pari o superiore a 2 volte dei livelli delle IgG sieriche anti-tetano da prima della vaccinazione a 4 settimane dopo la stessa.

Sono stati arruolati 71 pazienti (38 trattati con DMF, 33 con IFN). L'età media era di 45,3 anni (range: 27-55). L'86% della popolazione studiata era costituito da donne. I tassi di pazienti responsivi (aumento pari o superiore a 2 volte) alla vaccinazione con Td erano paragonabili tra i gruppi trattati con DMF e IFN (68% vs 73%).

I tassi dei responder (aumento di almeno 2 volte) erano simili tra i gruppi trattati con DMF rispetto a IFN non pegilato per antitossoide difterico (58% vs 61%), sierotipo 3 pneumococcico (66% vs 79%), sierotipo 8 pneumococcico (95% vs 88 %) e sierogruppo C meningococcico (53% vs 53%), tutti p> 0,05.

In un'analisi post hoc, non sono state osservate differenze significative tra i gruppi nella proporzione di responder quando stratificati per categoria di età o conteggio dei linfociti.

La forza dello studio: studio su pazienti trattati con risultati vicini al mondo reale
Questo studio, osservano i ricercatori, ha valutato la capacità dei pazienti con RRSM trattati con DMF rispetto a IFN di rispondere alla vaccinazione con antigene di richiamo (Td), antigene indipendente da cellule T (PPSV23) e un neoantigene (MCV4). I pazienti trattati con IFN sono stati selezionati come controllo perché è stato dimostrato che il trattamento con IFN b-1a non diminuisce la risposta alla vaccinazione.

I pazienti con RRSM - continuano - montano una risposta immunitaria simile a quella di individui sani, ma possono esistere alcune differenze. La forza rilevante di questo studio sta nel fatto che è stato condotto in pazienti con RRSM, non su volontari sani, e quindi potrebbe essere più paragonabile all’esperienza clinica dei pazienti trattati con DMF nel mondo reale.

Da una prospettiva di diagnostica immunitaria, non si è avuta alcuna prova di un effetto di classe in cui la risposta del vaccino a un gruppo antigenico fosse specificamente ridotta durante il trattamento con DMF. Inoltre, la quota complessiva dei responder indica che il trattamento DMF non inibisce la funzione immunitaria umorale.

Questi risultati, sottolineano gli autori, sono in linea con esperienze di sicurezza a lungo termine di DMF nei in pazienti con RRSM, non mostrando un rischio complessivo aumentato di infezioni o neoplasie. In conclusione, i pazienti trattati con DMF montano un'adeguata risposta immunitaria verso i vaccini inattivati.

Arturo Zenorini

Riferimento bibliografico:
von Hehn C, Howard J, Liu S, et al. Immune response to vaccines is maintained in patients treated with dimethyl fumarate. Neurol Neuroimmunol Neuroinflamm, 2017;5(1):e409.
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