In occasione del più grande congresso scientifico europeo di oncologia, il meeting congiunto del 15° ECCO e 34° ESMO attualmente in corso a Berlino, sono stati presentati i dati dello studio BRAIN, un trial clinico di fase II condotto su 167 pazienti affetti da glioblastoma già trattato, in cui è stato valutato bevacizumab in monoterapia o in associazione con chemioterapia a base di irinotecan.

Quando bevacizumab è stato valutato in monoterapia, lo studio ha dimostrato che a 6 mesi dall'inizio del trattamento quasi la metà (43%) dei pazienti non registrava un peggioramento della malattia, definito dalla sopravvivenza libera da progressione a 6 mesi (PFS).

Associando bevacizumab ad irinotecan, tale dato è risultato all'incirca del 50%. Nello studio quasi un terzo (28%) dei pazienti ha risposto a bevacizumab in monoterapia, ovvero il tumore si è ridotto di dimensioni almeno del 50%. Associando bevacizumab  a irinotecan, il 38%  dei pazienti ha risposto a bevacizumab. Inoltre, nei pazienti trattati con solo bevacizumab è stata osservata una sopravvivenza mediana di (OS) 9,2 mesi contro 8,7 mesi nei soggetti trattati con bevacizumab in associazione ad irinotecan.

Inoltre, l'analisi presentata in occasione del congresso di Berlino ha dimostrato che i pazienti che rispondono alla terapia con bevacizumab possono anche ottenere la stabilizzazione o il miglioramento della funzione neurocognitiva con una riduzione della dose di steroidi. 
La funzione neurocognitiva comprende la capacità di pensare, ragionare, formulare giudizi e ricordare le cose. Un deterioramento di tale funzione, conseguenza comune del GBM, può essere motivo di sofferenza sia per i pazienti sia per le famiglie. Il trattamento con bevacizumab risulta, inoltre, associato ad un minor ricorso agli steroidi in alcuni pazienti.
La maggior parte degli eventi avversi associati a bevacizumab in questo trial sono risultati sovrapponibili a quelli precedentemente segnalati in altri studi su bevacizumab in diversi tumori solidi. Gli eventi avversi più frequentemente segnalati nei pazienti trattati con bevacizumab da solo sono stati astenia (45%), cefalea (37%), ipertensione (30%), diarrea (21%) ed epistassi (19%).

E' in corso un grande studio di fase III su bevacizumab nel trattamento del GBM di nuova diagnosi che coinvolge oltre 900 pazienti (studio AVAGLIO).

Ogni anno in Europa circa 13mila persone ricevono la diagnosi di glioblastoma multiforme (GBM)1. Si tratta del tipo di tumore cerebrale più aggressivo negli adulti, e la maggior parte dei pazienti muore entro 5 anni dalla diagnosi. Quasi tutti i casi di GBM risultano localmente avanzati al momento della diagnosi; possono invadere il tessuto cerebrale normale ed espandersi all'interno del cervello e solo raramente si estendono all'esterno del cervello.