Dove va il farmaco. I 7 punti di Scaccabarozzi all'Assemblea di Farmindustria

Industriali, manager, Istituzioni pubbliche come Aifa e Ministero della Salute rappresentate ai massimi livelli. Ma anche molti clinici, ricercatori e farmacologi e diversi altri protagonisti del sistema farmaceutico. E tanti giornalisti. Il mondo del farmaco c'era tutto al teatro Argentina di Roma lo scorso 21 giugno per l'Assemblea annuale di Farmindustria. Il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, ha focalizzato il suo appassionato discorso su 7 punti che cercheremo di riassumere.

Industriali, manager, Istituzioni pubbliche come Aifa e Ministero della Salute rappresentate ai massimi livelli. Ma anche molti clinici, ricercatori e farmacologi e diversi altri protagonisti del sistema farmaceutico. E tanti giornalisti. Il mondo del farmaco c’era tutto al teatro Argentina di Roma lo scorso 21 giugno per l’Assemblea annuale di Farmindustria.

Per chi è interessato, è possibile scaricare il DISCORSO COMPLETO del Dr. Scacabarozzi.

Inoltre abbiamo fatto tante FOTOGRAFIE per darvi un’idea di come si è svolta la giornata.

Il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, ha focalizzato il suo appassionato discorso su 7 punti che cercheremo di riassumere.

RIPRESA

In 4 anni il Paese ha imboccato la via della ripresa e in qusta strada di crescita il farmac. A fine anno il PIL è cresciuto dell’1,3%, come conferma il Fondo Monetario. Tra i settori produttivi che hanno maggiormente contributo alla crescita c’è senz’altro quello farmaceutico che secondo gli ultimi dati ISTAT è quello che dato il maggior contributo alla ripresa industriale. Nel 2017 il settore farmaceutico è cresciuto del 4,7%, rispetto alla media manifatturiera che fa segnare 0,8%.
Nell’utimo decennio sono arrivati molti investimenti, partiti dal settore produttivo e adesso estsi alla ricerca e all’innovazione digitale.
Nel 2016 il settore farmaceutico ha investito €2,7 mld di cui €1,5 in R&D e €1,2 mld in produzione.

L'Italia è uno dei grandi player farmaceutici europei, con €30 mld assorbiamo il 26% del totale. Il 71% del fatturato viene esportato in tutto il mondo.
Il settore del farmaco ha 64mila addetti di cui 6.200 impegnati in R&D. Un indotto di 62mila persone. Il 52% dei ricercatori è donna. Siamo un hub internazionale per la produzione di vaccini. In Europa siamo secondi solo alla Germania e nel giro di 1 anno o 2 potremmo passare al primo posto.
Dopo i pesanti tagli di qualche anno fa, il sistema torna ad assumere e nell’utimo anno l’occupazione è salita di 6 mila addetti, di cui circa la metà sotto i trent’anni.

RICERCA
La ricerca è vita. Rispetto a 10 anni fa il tasso di mortalità è sceso del 23%, anche grazie ai farmaci La mortalità per le malattie cardiovascolari è scesa del 33%, quella per le malattie respiratorie del 35%, del 31% per quelle metaboliche e infine la mortalità per i tumori è scesa del 23%. Contro una media europea del 17%. Forse, allora, è meglio venire a curarsi in Italia e non  cercare di farlo in Europa.
In oncologia abbiamo diversi record. L’Italia è il Paese col più alto tasso di sopravvivenza con i costi minori. Un successo di tutto il sistema: farmaci, Aifa e Sistema Sanitario.
I farmaci che oggi stanno cambiando la prognosi di molte malattie, pensiamo all’epatite C, sono stati scoperti 10 anni fa. Cosa cambierà con i farmaci in studio o in sviluppo oggi?

DIGITALIZZAZIONE
Le nostre imprese stanno investendo in salute digitale. Negli ultimi anni, €6,5 mld sono stati investiti in salute digitale. Le imprese del farmaco in Italia scommetteranno nei prossimi tre anni nella digitalizzazione con punte dell’88% nella produzione e del 71% nella R&S, come rileva una recente indagine svolta da Farmindustria con Bain & Company.
Siamo quindi di fronte a una rivoluzione digitale del modello di Ricerca.
Tutto sta cambiando molto radicalmente, anche grazie all’abbattimento dei costi. Pensiamo che il sequenziamento del genoma oggi costa quanto uno smartphone di alta gamma mentre nel 2003 la prima mappatura completa costò 100 milioni di dollari. Nei prossimi anni si stima che tale costo possa scendere a  pochi dollari.

BIG DATA
La possibilità di elaborazione dei dati sta crescendo a dismisura e questo faciliterà moltissimo la ricerca medica. Scaccabarozzi ha fatto l’esempio di Watson, il sistema che Ibm offre ai suoi clienti per aumentare l’intelligenza umana, analizzare grandi volumi di dati e proporre risposte basate sui fatti. La piattaforma tecnologica prende il nome da Thomas John Watson, fondatore della multinazionale americana nata 106 anni fa.  Attualmente su Watson sono disponibili 700 mila articoli scientifici, più di 90 mila casi patologici, libri di medicina, riviste del settore, dati su 10 mila farmaci e informazioni biologiche relative a oltre 35 mila geni. Questa base di dati cresce ogni giorno attuo vantaggio della ricerca ma anche della pratica clinica.

FARMACO PARTE DI UN SISTEMA
Le tecnologie digitali ridisegnano il rapporto tra il medico e il paziente, quest’ultimo sempre più empowered. Le imprese farmaceutiche saranno sempre più focalizzate sui pazienti, offrendo non solo il farmaco, ma soluzioni integrate e servizi che li supportino durante tutto l’arco della vita e ne migliorino la qualità.

TRASPARENZA per stare al passo con i tempi la parola chiave è velocità. Ad essa dovranno adeguarsi tutti, le imprese private ma anche il sistema pubblico, fornendo regole certe. Anche la formazione del personale si dovrà adeguare per sviluppare le nuove figure professionali, di oggi e di domani.

COSTO DEI FARMACI Bisognerà sempre più interrogarsi sul valore delle soluzioni terapeutiche e sulla loro capacità di impattare sul sistema. La crescita della medicina personalizzata, della genomica, delle terapie cellulari, pone al sistema nuove sfide anche su come andrà stabilito e regolato il prezzo dei farmaci.

LE NUOVE SFIDE Sono tante. Ne citiamo solo alcune menzionate da Scaccabarozzi. L’accesso all’innovazione, che sconta ancora ritardi rispetto ad altri Paesi europei, comprese le disparità degli accessi regionali. Un finanziamento ancora inadeguato alla domanda di salute. Il superamento del concetto dei tetti di spesa a partire da quella ospedaliera. La tutela della proprietà intellettuale e degli investimenti. E altri ancora.

In chiusura, Scaccabarozzi ha sottolineato l’orgoglio di chiamarsi Big Pharma.  “Non lo consideriamo dispregiativo perché siamo effettivamente “big”, ha concluso.