L’epoca storica in cui viviamo certamente non è delle più facili: la particolare congiuntura economica ha determinato l’esigenza di fare maggiore attenzione al tema della sostenibilità. Se si parla di Salute, poi, il meccanismo diventa ancora più complicato perché il concetto di sostenibilità si declina non solo nella rappresentazione di “risparmio del sistema pubblico”, ma anche in quella di “vantaggio personale”.

Gli italiani identificano nella “prevenzione” e nell’impiego di “farmaci equivalenti” due strumenti efficaci per combattere gli sprechi e garantire al Servizio sanitario nazionale sostenibilità ed efficienza.

A dirlo l’indagine quali/quantitativa di Doxa, “Sostenibilità delle cure, chi è il responsabile?”, presentata oggi a Milano e commissionata da Teva Italia, azienda leader nel settore farmaceutico, impegnata nel rendere accessibili cure di alta qualità attraverso lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione sia di medicinali equivalenti sia di farmaci innovativi, specialità farmaceutiche e principi attivi.
La ricerca ha preso in esame un campione costituito da 600 soggetti, uomini e donne di età compresa tra i 18 e i 64 anni.

Dai risultati è emerso che esistono principalmente tra gli italiani quattro atteggiamenti riferiti alla sostenibilità della cura: la figura del “partecipativo”, ovvero colui che con ottimismo ritiene di poter “fare molto attraverso il proprio atteggiamento e il proprio comportamento quotidiano”, quella dell’”arrabbiato” che crede “di fare già molto attraverso le tasse e che pretende da medici, farmacisti e Istituzioni un maggiore impegno”, l’”auto-indulgente”, convinto “di poter fare molto poco in qualità di singolo” e il “fatalista”, “convinto che “sia inutile darsi molto da fare a cercare soluzioni perché nel sistema italiano le cose non cambiano mai”.

È molto importante evidenziare” spiega Massimo Sumberesi, Managing Director di Doxa Marketing Advice che tra questi archetipi, non è solamente il partecipativo ad avere un ruolo attivo, ma in qualche modo anche l’arrabbiato, sebbene le sue energie si concentrino nell’invettiva e siano eteroriferite”. Continua: “Al contrario, l’auto-indulgente e il fatalista hanno un atteggiamento passivo e pessimista, giustificando sé stessi e/o accusando genericamente il sistema di malfunzionamento”. Aggiunge: “Ad eccezione dei partecipativi, prevale comunque la tendenza ad identificare in soggetti terzi la responsabilità di ciò che non funziona”.

In generale, comunque, gli italiani ritengono che lo “sperpero di risorse da parte della pubblica amministrazione “ (64%), la “scarsa equità sociale” (63%) e l’”opportunismo e la scarsa onestà di chi è al potere” (59%) siano le principali minacce alla sostenibilità del sistema. Al quarto posto troviamo anche “l’alto costo dei farmaci”.

“Si tratta di un aspetto che chiama in causa direttamente le aziende farmaceutiche” afferma Hubert Puech d’Alissac, AD di Teva Italia “in realtà occorre sottolineare come i progressi scientifici registrati negli ultimi 50 anni siano stati enormi e spesso possibili proprio grazie all’impegno e alle risorse investite dall’industria farmaceutica”. Continua: “Inoltre le aziende che producono farmaci equivalenti, sono state in grado di far risparmiare al Sistema sanitario italiano 1,5 MLD di € negli ultimi 6 anni. Teva in particolare è un esempio di realtà che oltre a rendere più accessibili le cure con i farmaci equivalenti continua a impegnarsi e a investire in ricerca e sviluppo per creare nuove soluzioni terapeutiche e prodotti specialistici innovativi.”

Proprio l’utilizzo dei farmaci equivalenti è stato poi indicato dal campione come uno tra i “comportamenti virtuosi” a garanzia di cure più accessibili per tutti. A pensarlo è il 29% degli intervistati, mentre il 38% ritiene che “le autorità sanitarie dovrebbero effettuare più controlli sul SSN” e il 30% che “sarebbe necessaria una maggiore prevenzione, soprattutto se si parla di certe malattie”.
Gli italiani, in particolare, chiedono di avere più notizie sul farmaco equivalente: sebbene il trend di consumo dei generici sia in crescita, il 26% del campione intervistato sostiene “di non averne mai parlato con il proprio medico curante”. Non va meglio in farmacia: cala infatti rispetto al 2013 la percentuale di farmacisti (dal 58 al 53%) che “spesso o con una certa frequenza” propone la sostituzione del griffato con il suo equivalente.

In generale, comunque, rispetto all’anno scorso, la diffusione e, dunque, la cultura relativa ai farmaci equivalenti non ha fatto registrare variazioni sostanziali, e diventa quindi importante una forte presa di coscienza da parte delle istituzioni.
Non a caso infatti, l’indagine Doxa evidenzia come proprio i cittadini ritengano che tutti gli attori del Sistema salute – cittadini, pazienti, medici di famiglia, specialisti e farmacisti – necessitino di una maggiore informazione, che deve essere erogata da fonti differenti in funzione del soggetto coinvolto.

Ad esempio sia Medici di Medicina Generale che Farmacisti dovrebbero ricevere una corretta informazione principalmente da “strutture ospedaliere e Asl”, “organi di governo e politica” e “Amministrazioni pubbliche locali”.

"L'indagine dimostra che vi sono ancora molti pregiudizi sui farmaci dal nome generico e che, quindi, è necessaria ancora molta informazione", spiega Silvio Garattini, scienziato e ricercatore in farmacologia, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri".
D’accordo con lui anche Giuseppe Nielfi, presidente del Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell'Area Sanitaria (SUMAI):“Informazioni adeguate sono sempre più necessarie a tutti i livelli per superare pregiudizi e affinché notizie non complete o addirittura errate non vadano a impattare negativamente sulla salute dei cittadini e sul lavoro dei camici bianchi”. E aggiunge: “Con la diffusione dell’informazione 2.0, ” prosegue “Doctor Web si afferma sempre più come primo referente dei pazienti di tutte le età e come veicolo per la formazione degli operatori sanitari.”

 “Il ruolo del farmacista è un ruolo essenziale per garantire prevenzione e accessibilità ai farmaci sul territorio” conferma Claudio Di Stefano, past president della Federazione nazionale associazione giovani farmacisti (Fenagifar) “tuttavia il nostro impegno non sempre è sufficiente: occorre infatti che a livello centrale siano dettate linee guida e strumenti in grado di tutelare giorno dopo il giorno il lavoro del farmacista”.
Per i cittadini, infine, non sono solamente le Istituzioni a dover garantire una maggiore informazione, ma vogliono riceverla soprattutto da medici di famiglia (65%), farmacisti (24%) e dai mezzi di informazione (34%).