Fibrosi cistica, 25 anni dalla legge 548/93: tanti progressi, manca uniformità di cura

Fibrosi cistica: si allunga l'aspettativa di vita per i pazienti. È il momento di impegnarsi a fondo per migliorarne anche la qualità. È l'appello promosso dalla Lega Italiana Fibrosi Cistica (LIFC) nel corso dell'evento realizzato su iniziativa della Senatrice Paola Binetti, in collaborazione con la Lega Italiana Fibrosi Cistica, "25 anni di tutele e diritti dalla Legge 548/93", in corso a Roma presso la Sala dell'Istituto di Santa Maria in Aquiro (ISMA) presso il Senato della Repubblica.

Oggi per i malati di fibrosi cistica si è allungata di molto l’aspettativa media di vita, passata dai 15 ai 37 anni in cinque lustri. Era il 1993 quando è stata approvata la Legge 548 per la prevenzione e la cura della fibrosi cistica: da allora sono diventati adulti il 56% dei pazienti, che prima non superavano l’età pediatrica.

A 25 anni dalla sua entrata in vigore, si è fatto il punto sull’applicazione della normativa ed i progressi nella ricerca e nella cura di questa grave malattia genetica a trasmissione autosomica recessiva, che colpisce 1 bambino su 2500-3000. L’occasione è stato un Convegno con politici e clinici – promosso dalla Lega Italiana Fibrosi Cistica e dalla Senatrice Paola Binetti, con il contributo non condizionato di Roche  – che si è svolto al Senato, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro.

Tra gli intervenuti al Convegno “25 anni di tutele e diritti dalla Legge 548/93”, anche nota come Legge Garavaglia, non poteva mancare la sua madrina: “Quando ero una giovane parlamentare, capogruppo della Commissione Sanità per la Dc – racconta la Prof.ssa Mariapia Garavaglia, presidente della Fondazione Roche –  sono stata assediata da un famoso medico di Verona, Gianni Mastella, attualmente Direttore Scientifico della Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica, per un intervento legislativo sulla patologia, che fu  firmato anche dall’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella”. Un caso di “lobbismo positivo”, lo definisce l’ex parlamentare, poi Ministro della Salute nel Governo Ciampi.

Sono 7mila i malati di fibrosi cistica, con 300 nuovi casi ogni anno, una patologia che colpisce in particolare l’apparato respiratorio e digerente, per via delle secrezioni delle ghiandole esocrine più dense e viscose del normale, rendendo in molti casi necessari trapianti di polmoni o di fegato, senza alcun onere per il pazienti.

La normativa del 1993 ha introdotto lo stanziamento di fondi per l’assistenza e la ricerca a carico del Fondo Sanitario Nazionale, un Centro specializzato per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione dei malati di fibrosi cistica in ogni Regione, la gratuità dei farmaci e delle cure, anche domiciliari, e del trapianto di organi, prevedendo anche lo screening neonatale per individuare le mutazioni del gene CFTR, che possono essere migliaia.

“Grazie alla legge – spiega la presidente della Lega Italiana Fibrosi Cistica (LIFC), Gianna Puppo Fornaro  – è migliorata anche la qualità di vita dei pazienti, ma oggi è necessario implementare i Centri di riferimento per gli adulti, che sono oramai oltre il 50% del totale dei soggetti affetti dalla patologia e di adottare strumenti di monitoraggio per ottimizzare e controllare l’uso delle risorse pubbliche a sostegno dei Centri specializzati, per garantire ai pazienti uniformità di cura su tutto il territorio nazionale con modelli organizzativi più efficienti. I fondi  per la ricerca e la cura – prosegue – dovrebbero arrivare regolarmente, ma questo non succede. Ecco perché  abbiamo aperto un confronto con le Istituzioni, tra cui il Ministero della Salute”.

La Lega Italiana Fibrosi Cistica ha anche avviato il progetto per le case della LIFC per i familiari dei malati: “Mettiamo a disposizione degli alloggi per permettere ai parenti di stare vicino ai pazienti prima e dopo il trapianto,  dovendo spesso soggiornare lontano da casa per lunghi periodi”. Infatti anche la presenza dei Centri per i trapianti è un po’ a macchia di leopardo.

Ruolo della ricerca al convegno “25 anni di tutele e diritti” per i malati di fibrosi cistica
Il Presidente della Fondazione per la Ricerca contro la Fibrosi Cistica (FFC), Matteo Marzotto, eredita una storia familiare: “Per questa malattia ho perduto mia sorella, più grande di nove anni, che per me era quasi una madre e succedo in questa attività a mio padre – ricorda – che ha creato la Fondazione nel 1997 con Gianni Mastella, Vittoriano Faganelli  e Michele Romano e da allora ha finanziato più di 400 progetti di ricerca con 40 milioni di euro raccolti, 900 ricercatori italiani formati e 10 mila sostenitori, perché la ricerca costa. In questi ultimi anni, FFC sostiene e finanzia anche il progetto strategico Task Force For Cystic Fibrosis, in collaborazione con l’Istituto G. Gaslini e l’Istituto Italiano Tecnologia (I.I.T.), premiato – dice con soddisfazione Marzotto – come uno dei progetti genetici più importanti. L’obiettivo dello studio è colpire la malattia alla radice, con dei correttori per trattare il difetto di base dei malati di FC con la mutazione F508del o delta F508, la più frequente in Italia. Abbiamo generato una molecola – conclude – su cui ci sono grandi aspettative: siamo in fase preclinica con 3,5 milioni di finanziamenti e potremmo arrivare a breve ai test sull’uomo”.

Al Convegno si è poi tenuto un tavolo scientifico con vari specialisti, tra i quali il Presidente della Società Italiana per lo studio della Fibrosi Cistica, Valeria Raia, il Direttore del Centro Fibrosi Cistica del Gaslini di Genova, il Dott. Carlo Castellani e il Prof. Francesco Blasi, Ordinario delle malattie dell’apparato respiratorio al Policlinico Milano, che hanno parlato della nuova frontiera delle cure.

Nuovi farmaci: i modulatori della proteina CFTR. La definitiva cura genetica potrebbe arrivare a breve.
La prevenzione dovrebbe partire dai circa 2 milioni e 300 mila portatori sani , cioè i genitori che hanno solo una copia alterata del gene CFTR, mentre la malattia si manifesta quando un bambino eredita due copie mutate del gene, uno da ciascun genitore.

“Sarebbe importante informare la popolazione sull’opportunità di fare un test genetico prima che cominci una gravidanza, per aiutare chi risulta portatore sano a fare delle scelte informate”, spiega il Dott. Castellani. Mentre il Prof. Blasi, parla dei nuovi farmaci che stanno cambiando la storia della fibrosi cistica, che “agiscono come correttori o potenziatori dell’attività della proteina CFTR, alterata con la malattia, e che in diverse combinazioni, in base alle alterazioni genetiche del paziente, consentono terapie personalizzate – sostiene – e coprono teoricamente quasi il 90% dei pazienti con FC: non consentono ancora la guarigione, ma di controllare l’attività  della proteina di scambio di membrana, che scambia cloro e sodio, e questo permette la normalizzazione del muco che ostruisce i polmoni, con un miglioramento della patologia e la riduzione delle riacutizzazioni  e delle ospedalizzazioni. Sono farmaci molto costosi, ma che riducono parallelamente le fasi acute e le ospedalizzazioni permettendo quindi un risparmio al SSN”.

“La ricerca italiana – prosegue il Prof. Blasi – è di punta nella malattia e il futuro è roso: molte case farmaceutiche stanno lavorando nello sviluppo farmacologico delle molecole che agiscono su CFTR, ma anche su ciò che c’è di contorno, cioè l’infiammazione polmonare, con farmaci che vanno ad inibire alcuni enzimi  infiammatori.  La fibrosi cistica ha infatti target terapeutici abbastanza chiari su cui le aziende stanno investendo e sta quindi diventando un bel laboratorio di sviluppo di farmaci.

Non esiste ancora una cura risolutiva per guarire geneticamente la malattia: “I tentativi di inserire il gene corretto attraverso vettori virali sono falliti perché la fibrosi cistica è una malattia ubiquitaria, in cui vengono colpite anche le cellule epiteliali che vengono eliminate molto rapidamente  e quindi è difficile introdurre il gene nella cellula giusta. Bisognerebbe mettere il gene nelle staminali e studi in questo senso sono in corso: è possibile – conclude il Prof. Blasi – che un giorno non lontanissimo si arrivi alla cura definitiva”.

Ai margini del Convegno, la Prof.ssa Carla Colombo, Direttore del Centro di riferimento per la fibrosi cistica della Regione Lombardia, ricorda che fino a pochi anni fa “i pazienti erano tutti malnutriti per via del malassorbimento dei nutrienti dovuto al fatto – spiega – che il pancreas non funziona bene, problema oggi risolto grazie agli enzimi pancreatici. Lo stato nutrizionale condizionava anche la funzione respiratoria, quindi oggi abbiamo anche una progressione più lenta della malattia polmonare. Poi si è proceduto con terapie aggressive, sin dai primi anni di età, per combattere le infezioni polmonari dai germi che colonizzano le vie respiratorie. Oltre ad antibiotici, mucolitici ed enzimi, oggi sono stati sviluppati farmaci che agiscono a monte, a livello della proteina difettosa e la fanno rifunzionare: i modulatori della  proteina CFTR che si dividono in potenziatori e correttori. Nuovi farmaci con cui è cambiata la prospettiva terapeutica, con effetti interessanti. Per i pazienti con alcune mutazioni genetiche i farmaci sono già disponibili, mentre per le mutazioni più gravi sono allo studio: molto promettenti – assicura – sono quelli sulla tripla combinazione di due correttori e un potenziatore”.