Inserimento nel corso di laurea in medicina di un corso ad hoc sul dolore e, a livello post universitario, corsi di formazione per gli specialisti che devono controllare il dolore nei diversi ambiti clinici. Sono queste alcune delle richieste che provengono dagli specialisti di 44 società scientifiche riunitisi a Firenze in occasione del convegno IMPACT 2010, due giorni di lavori interamente incentrati sul dolore e sull'applicazione della nuova legge. L'obiettivo del convegno è quello di rendere la nuova Legge n. 38 sulle disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore una realtà per i cittadini. 

Un paziente che abbia subito un'operazione o, in genere, che sia ricoverato in ospedale ha il diritto di richiedere che il suo dolore sia misurato e ‘controllato' con terapie adeguate. Infatti, secondo l'art. 7 della Legge 38 sul dolore approvata a Marzo 2010, medico e infermiere hanno l'obbligo di misurare e segnalare in cartella clinica le caratteristiche del dolore rilevato e la sua evoluzione, i farmaci utilizzati e i relativi dosaggi. Eppure sono ancora pochi (circa il 10%) gli ospedali nei quali questa pratica è una realtà. Alla dimissione, inoltre, non vengono date indicazioni univoche per chi sul territorio deve curare i pazienti dimessi, come segnala la Società Italiana di Chirurgia.

"Oggi però sono poche - circa il 10% - le strutture ospedaliere dove la valutazione del dolore in cartella clinica è una realtà"- afferma Guido Fanelli, membro del Comitato Scientifico IMPACT 2010 e Coordinatore della Commissione Terapia del Dolore e Cure Palliative del Ministero della Salute nel corso del convegno IMPACT 2010, che si chiude oggi a Palazzo Corsini a Firenze. "Infatti -continua Fanelli -a tre mesi dalla leggela sua applicazione è ancora debole e dovrà essere stimolata con corsi di formazione che aiutino i medici, di ogni livello, a conoscere e curare il dolore."

Durante il convegno, da ogni fronte arriva proprio la richiesta di corsi di formazione per i medici che devono ‘imparare' a misurare e controllare terapeuticamente il dolore. "Oggi la principale richiesta che accomuna i geriatri, i neurologi, gli ortopedici, i pediatri, i medici internisti qui riuniti  - afferma Gian Franco Gensini, Presidente del Comitato Scientifico di IMPACT 2010 e Preside della Facoltà di Medicina dell'Università di Firenze -   è quella di avere corsi di formazione per uniformare i sistemi di misurazione del dolore e condividere le linee operative che, in ogni settore terapeutico, dovrebbero essere implementate.
A questo proposito, il Comitato scientifico di IMPACT 2010 lavorerà con le Società Scientifiche e le istituzioni per finalizzare i programmi di formazione da realizzarsi nei prossimi mesi. I risultati si discuteranno il prossimo anno, al convegno Impact 2011."

Durante il convegno, che ha riunito più di 40 Società Scientifiche italiane, la Società Italiana di Chirurgia ha anche indicato la necessità di un maggiore collegamento dell'ospedale al territorio, segnalando che sarebbe opportuno che alla dimissione del paziente dall'ospedale, si dessero indicazioni per chi dovrà curare e seguire il paziente sul territorio.

Il dolore cronico colpisce solo in Italia oltre 12 milioni di persone. Come sottolinea Guido Fanelli, membro del Comitato Scientifico Impact 2010 e Coordinatore della Commissione Terapia del Dolore e Cure Palliative del Ministero della Salute "La legge 38 del 15 marzo scorso riconosce il dolore cronico come ‘malattia' e non solo come sintomo. Diverse sono le novità assistenziali che coinvolgono personale sanitario e pazienti. Medici e infermieri dovranno misurare e segnalare in cartella clinica il dolore riportato dai pazienti, oltre ai farmaci con i quali viene trattato. Viene inoltre semplificata la prescrizione dei farmaci oppioidi. Si prevede - continua Fanelli - una rete assistenziale sul territorio per il dolore cronico con Centri e ambulatori di terapia del dolore, e una seconda rete per i pazienti in fase terminale che necessitano di cure palliative, comprendente gli hospice. La legge dedica inoltre particolare attenzione ai bambini, sancendo anche per loro il diritto ad accedere alle cure antalgiche."

Sull'importanza di affrontare la gestione del dolore, riconoscendo le specifiche peculiarità di ogni singolo settore terapeutico, si sofferma anche Massimo Fini, membro del Comitato Scientifico Impact 2010 e Direttore Scientifico dell'IRCCS San Raffaele Pisana di Roma, che sottolinea le caratteristiche proprie dell'anziano: "Anche il paziente anziano ha il diritto di essere libero dal dolore ed è compito del medico non solo provvedere alle cure, ma anche garantirgli una dignitosa qualità della vita. A questo proposito, - continua Fini - tenendo presente la situazione specifica degli anziani, l'OMS suggerisce un approccio terapeutico di tipo sequenziale al dolore, che, partendo da un farmaco di tipo antinfiammatorio può arrivare alla prescrizione di analgesici oppiacei iniziando da quelli più deboli farmacologicamente, ma suggerendo anche quelli più attivi sul dolore se il paziente necessita di una trattamento analgesico appropriato. Oggi in Italia sono disponibili molti farmaci analgesici oppiacei e le relative schede tecniche permettono di selezionare il farmaco più appropriato per ciascun paziente con dolore sia in termini di indicazioni che di modalità di avvio della terapia".