Gli esperti dell’Fda di due diversi team (Cellular, Tissue and Gene Therapies Advisory Committee  e Oncologic Drugs Advisory Committee) si sono espressi con 22 voti a favore e solo uno contrario per talimogene laherparepvec, richiedendone l’approvazione per il trattamento del melanoma metastatico.

Nei giorni scorsi questo risultato non sembrava cosi scontato dopo che un report interno dello staff dell’agenzia americana aveva sollevato questioni circa il reale valore clinico dei dati osservati, soprattutto quelli sulla sopravvivenza, e anche per l’elevato numero di drop out (n=278) del trial registrativo.

Il comitato di esperti ell'Fda ha però concluso che "I risultati dello studio per l'endpoint primario sono statisticamente robusti. Pertanto, l'Fda ritiene che qualsiasi bias che potrebbe essersi verificato nella conduzione studio non cambierebbe i risultati dello studio in misura sufficiente a modificare l'interpretazione complessiva che talimogene laherparepvec ha avuto un effetto duraturo sul tasso di risposta." L'Fda darà il suo giudizio finale il prossimo 28 ottobre.

Talimogene laherparepvec (T.vec) è il capostipite di una nuova classe di virus oncolitici, derivato dall’HSV-1 (il virus dell'herpes) e progettato per agire attraverso due importanti meccanismi differenti e complementari: provocare una lisi tumorale locale e, nel contempo, innescare una risposta immunitaria sistemica antitumorale.

Il virus attenuato e modificato geneticamente viene iniettato direttamente nel tumore, dove si replica fino a provocare la rottura della membrana delle cellule tumorali, distruggendole. Le particelle virali vengono quindi rilasciate localmente nel tessuto tumorale insieme con il GM-CSF  (Fattore Stimolante le Colonie di Granulociti e Macrofagi), espresso dalle cellule tumorali modificate dal virus, in modo da attivare una risposta immunitaria sistemica mirata a uccidere le cellule tumorali presenti nell’organismo.

Il trattamento con talimogene si è dimostrato in grado di ridurre le dimensioni del tumore nel 64% dei pazienti con melanoma avanzato, con una marcata riduzione anche delle lesioni metastatiche non trattate direttamente con il farmaco.

Nello studio OPTiM, T-vec è stato in grado di migliorare in modo significativo anche la percentuale di risposta duratura (DDR), cioè la percentuale di risposta completa o parziale mantenuta ininterrottamente per almeno 6 mesi, rispetto alla terapia di controllo con GM-CSF (16,3% contro 2,2%; P < 0,0001), così come la percentuale di risposta obiettiva (ORR), risultata rispettivamente del 26,4% contro 5,7%, e quella di risposta completa, pari al 10,8 % contro 0,7%.

Lo studio OPTiM è un trial multicentrico di fase III, randomizzato e controllato, in aperto, che ha valutato sicurezza ed efficacia di T-Vec in confronto alla terapia con GM-CSF in 436 pazienti con melanoma in stadio IIIB, IIIC o IV non resecato.

Da notare che il virus modificato non aggredisce le cellule normali e non provoca quindi le classiche lesioni erpetiche alle labbra, ma è capace di riconoscere e distruggere i tumori. La ‘missione’ del virus è penetrare all'interno della cellula e replicarsi, distruggendo la cellula ospite per propagarsi. Se nei comuni fenomeni infettivi l'uccisione della cellula infettata è una chiara conseguenza negativa della replicazione virale, nel caso dei virus oncolitici quest’ottica viene completamente ribaltata. L'idea alla base di questo approccio è, infatti, quella di sfruttare la capacità del virus di penetrare all'interno delle cellule tumorali e distruggerle, contribuendo così all'eliminazione della malattia.

T-vec è stato sviluppato inizialmente dalla biotech americana BioVex, poi acquisita da Amgen con un accordo da 425 milioni di dollari nel gennaio 2011 più altri 575 al superamento di milestomes regolatorie e commerciali, proprio per accaparrarsi il promettente anti-melanoma.