Dopo aver lanciato un primo allarme il 24 marzo scorso, in occasione del World TB Day, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) rinnova il suo monito: attenzione, dice l’agenzia, l'Europa si trova di fronte a una diffusione preoccupante di casi di tubercolosi multiresistente (MDR-TB).
L'organismo delle Nazioni Unite ha lanciato un piano regionale quinquennale per contenere ciò che definisce un ‘problema allarmante’, visto che nel Vecchio Continente, specie nei Paesi dell’Est, si concentra oltre il 18% dei casi MDR-TB.

L’impatto della tubercolosi ultraresistente (XDR-TB) è più difficile da quantificare, secondo quanto riportato dall’Oms, perché molte nazioni europee non hanno le risorse tecniche per identificare i casi. Ma, nonostante ciò, il numero dei casi segnalati di recente è quasi triplicato, passando da 132 nel 2008 a 344 nel 2009.
"La tubercolosi è una vecchia malattia che non è mai scomparsa, e ora si sta evolvendo vendicandosi", ha affermato Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell’Oms per l'Europa in un comunicato diffuso dall’agenzia.

In generale, la TB è una patologia relativamente facile da trattare con un regime terapeutico a base di isoniazide, rifampicina, etambutolo e pirazinamide per 8 settimane, seguito da isoniazide e rifampicina per altre 18 settimane.
La MDR-TB, tuttavia, è resistente a isoniazide e rifampicina ed è quindi più difficile da trattare, mentre la XDR-TB , che è resistente a isoniazide e rifampicina, così come a qualsiasi fluorochinolonico e ad almeno uno dei tre farmaci iniettabili di seconda linea, come amikacina, kanamicina o capreomicina, rappresenta un problema ancora più spinoso.

Nel documento che illustra il suo piano quinquennale, l’Oms riporta molti dati che tratteggiano un quadro davvero a tinte fosche. Attualmente, secondo quanto riferito dall’agenzia, in Europa ci sono circa 81.000 i casi di MDR-TB, a fronte di un totale di 440.000 casi in tutto il mondo. Non si tratta di numeri certi, ma solo di stime, perché in molte aree non sono mai stati effettuate indagini formali sulle resistenze.
Tant’è che solo un terzo circa degli 81.000 casi stimati (27.760 , pari circa a 34,2%) è stato formalmente segnalato alle autorità sanitarie, soprattutto a causa della mancanza di test di sensibilità ai farmaci o di metodi più moderni di diagnostica molecolare. Di questi, solo 17.169 (il 61,8%) sono stati trattati adeguatamente con farmaci di seconda linea.

Per diagnosi di XDR-TB è necessario poter fare i test di sensibilità ai farmaci di seconda linea, non solo isoniazide e rifampicina, e questi test "non sono facilmente disponibili per tutti i pazienti" si legge nel comunicato dell’Oms. Nonostante tale difficoltà, le notifiche di casi di XDR-TB sono aumentate di quasi sette volte nel biennio 2008-2009 – passando da 41 a 278 casi – nei 24 Paesi dell’Est al di fuori dell'Unione europea e dello area economica europea.
Nella maggior parte dei Paesi europei sono stati segnalati almeno alcuni casi di XDR-TB, riferisce l’Oms, ma in media, più di uno su 10 dei nuovi casi era già multiresistente.

Nel 2009, il 11,7% dei nuovi casi segnalati in tutta la regione era già multiresistente al momento della diagnosi, e nell’ambito dei Paesi nel mondo in cui i casi di MDR-TB erano oltre il 12% tra i nuovi casi, i primi nove della lista erano in Europa.
Tra i pazienti già trattati in precedenza, il 36,6% era già multiresistente, e dei Paesi in cui si aveva una MDR-TB in più della metà dei pazienti pretrattati, i primi sei erano in Regione Europea dell'OMS.

La regione europea abbraccia un territorio che si estende dall'Irlanda a ovest fino alla Federazione russa ad est, e le possibilità dei sistemi sanitari variare sono drammaticamente diverse nelle nazioni ricche dell'Europa occidentale rispetto a quelle di repubbliche ex-sovietiche come il Turkmenistan e l'Uzbekistan.
Nonostante questi, tuttavia, i Paesi occidentali ‘ricchi’ non sono esenti dal problema. A Londra, per esempio, si registrano 3.500 casi di tubercolosi all'anno – l’incidenza più alta tra tutte le capitali dell'Europa occidentale – e il 2% di questi sono multiresistenti, secondo Stop TB, una coalizione internazionale di organizzazioni impegnate nella lotta alla tubercolosi.

Questi gli obiettivi del piano quinquennale dell’Oms: ridurre di 20 punti percentuali i casi di MDR-TB nei pazienti precedentemente trattati; diagnosticare in modo formale almeno l’ 85% dei casi stimati di MDR-TB; trattare con successo almeno il 75% dei casi di MDR-TB segnalati alle autorità sanitarie. Tra le altre cose, l'agenzia ha detto che il piano richiederà la diffusione di migliori metodi diagnostici, compresi i nuovi metodi molecolari per la l’identificazione della MDR-TB, in molti dei Paesi ad alta incidenza.

Ogni Paese dovrà poi fare una disamina del proprio sistema sanitario, aumentare la consapevolezza del problema da parte dei clinici e adottare piani operativi per affrontare la questione. Il piano dell’Oms prevede anche una fornitura ininterrotta farmaci di qualità di prima e seconda linea in tutti i Paesi entro la fine del 2013.

Secondo l'agenzia, implementare in modo efficace questo piano significa che in 225.000 pazienti la MDR-TB dovrà essere diagnosticata entro tre giorni dalla manifestazione dei sintomi TB e in 127.000 dovrà essere trattata con successo. Ma significa anche evitare 250.000 casi MDR-TB e 13.000 casi di XDR-TB, nonché salvare 120.000 vite, il che porterebbe a un risparmio di circa 5 miliardi di dollari.