A Pavia il crowdfunding per vincere il mesotelioma con le nanoparticelle

I fondi per la ricerca si sa sono sempre troppo pochi, specie nel nostro Paese. Per trovare una nuova cura per combattere il Mesotelioma Pleurico Maligno (MPM) all'Università di Pavia hanno pensato a una modalità di raccolta di risorse al passo coi tempi, ovvero basata sul crowdfunfing, cioè tante persone donano cifre singolarmente modeste ma che sommate fanno la differenza

I fondi per la ricerca si sa sono sempre troppo pochi, specie nel nostro Paese. Per trovare una nuova cura per combattere il Mesotelioma Pleurico Maligno (MPM) all’Università di Pavia hanno pensato a una modalità di raccolta di risorse al passo coi tempi, ovvero basata sul crowdfunfing, cioè tante persone donano cifre singolarmente modeste ma che sommate fanno la differenza.

L’idea è venuta ai medici del reparto di Malattie Apparato Respiratorio  dell’Università di Pavia e Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia, centro in cui opera la prof.ssa Federica Meloni e che avuto l’idea iniziale della nuova possibile cura.

“ll reparto di pneumologia in cui operiamo è un centro di riferimento per il trattamento e lo studio di questa mortale patologia. – ha dichiarato la prof.ssa Meloni-   Questo progetto ha come scopo quello di trovare un nuovo trattamento terapeutico efficace per la cura del mesotelioma, basandoci sulle nostre competenze cliniche e sperimentali unitamente all’utilizzo delle nanotecnologie. Nel nostro laboratorio, infatti, e in collaborazione con un gruppo di esperti chimici di Milano-Bicocca, abbiamo messo a punto una nuova piccolissima particella (nano particella) in grado di incorporare i farmaci chemioterapici e di colpire in modo selettivo ed efficace le cellule tumorali dell’MPM”.

Il nuovo approccio terapeutico messo a punto a Pavia prevede di introdurre direttamente nella pleura nanoparticelle capaci di riconoscere come bersaglio solo le cellule neoplastiche, permettendo aggredire le cellule con maggiori quantità di farmaco o più farmaci contemporaneamente, e di ridurre la tossicità sugli altri organi. Studi condotti in provetta nel laboratorio del centro di Pavia su linee cellulari di MPM hanno dimostrato che l’utilizzo di queste nanoparticelle è efficace nel ridurre la proliferazione incontrollata delle cellule tumorali.

“Abbiamo quindi la necessità di proseguire le nostre promettenti ricerche –dice ancora la prof.ssa Meloni. - per individuare la miscela di farmaci più efficace e le modalità ottimali di somministrazione, per arrivare alla realizzazione di un trattamento che dia una nuova speranza ai pazienti affetti da MPM che hanno pochi mesi di vita dopo la diagnosi.

L’MPM è un tumore maligno aggressivo del rivestimento (mesotelio) pleurico per il quale ad oggi non esistono terapie efficaci. La sopravvivenza dalla diagnosi è compresa tra i 9 e i 17 mesi. L’amianto è il principale responsabile della malattia.  Le aree geografiche in cui erano dislocati gli impianti di produzione dei manufatti  in fibre di amianto sono quelle che tristemente registrano il maggior numero di casi di mesotelioma. Tra queste sono annoverate alcune zone del Piemonte e della Lombardia (Casale Monferrato, Broni (PV).

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