L’anticorpo monoclonale abagovomab, farmaco di ricerca del gruppo Menarini, non migliora in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nelle donne con carcinoma ovario avanzato. Delude quindi le aspettative lo studio di fase II/III MIMOSA, appena presentato al meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), appuntamento di punta dell’oncologia mondiale.

Nonostante l’esito deludente dello studio MIMOSA, “i suoi risultati rappresentano comunque un contributo prezioso per la comunità scientifica mondiale, perché il rigore e il livello del trial indicano definitivamente all’oncologia internazionale nuovi e differenti indirizzi di ricerca” ha commentato Angela Capriati, direttore della Ricerca clinica Menarini.”Il nostro impegno al fianco delle donne che combattono contro il tumore ovario e il nostro lavoro di ricerca non sono dunque stati inutili”.

Abagovomab è un anticorpo monoclonale murino anti-idiotipo che ha come target l’antigene tumorale (CA-125, altamente espresso nell'epitelio del carcinoma dell'ovaio. L’anticorpo non si lega direttamente al CA-125, ma funziona come surrogato dell'antigene, permettendo al sistema immunitario di individuare e attaccare le cellule tumorali che mostrano la proteina CA-125.

Lo studio MIMOSA (Monoclonal Antibody Immunotherapy for Malignancies of the Ovary by Subcutaneous Abagovomab), è un trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, che ha valutato l’efficacia di abagovomab in pazienti con carcinoma ovarico in stadio 3/4 secondo la classificazione FIGO, che avevano avuto una risposta completa alla chemioterapia di prima linea a base di platino.

Le pazienti sono state trattate con iniezioni sottocute di abagovomab 2 mg/ml o placebo ogni 2 settimane per 6 settimane nella fase di induzione e poi con ogni 4 settimane nella fase di mantenimento fino alla recidiva oppure fino alla settimana 21, dopo la randomizzazione dell’ultimo paziente. L’endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione (PFS), mentre gli endpoint secondari erano la sopravvivenza globale (OS) e la risposta immunologica.e la sicurezza.
L’analisi è stata effettuata sulla popolazione intention-to-treat (ITT) e la randomizzazione si è basata su una stratificazione prospettica in funzione dei seguenti fattori prognostici: stadio FIGO (3/4); dimensione del tumore dopo il debulking (residual tumore residuo < o > 1cm) livelli sierici di CA125 dopo il terzo ciclo di trattamento (< o > 35U/ml). Per l’analisi dell’endpoint primario gli autori hanno utilizzato il modello dei rischi proporzionali di Cox.

Lo studio, durato quattro anni, ha coinvolto 888 pazienti, 593 trattati con abagovomab e 295 con placebo, arruolati in 150 centri specialistici in Europa e negli Stati Uniti. Il follow-up mediano è stato di 28,1 mesi e sono stati somministrati in media 18 trattamenti. Alla fine del periodo in doppio cieco si sono osservati in totale 554 eventi.
La PFS mediana è stata simile nei due gruppi: 13.24 mesi nel gruppo abagovomab contro 13,21 nel gruppo placebo (HR = 1,099; IC al 95% 0,919-1,315; P = 0,301). Anche le percentuali di sopravvivenza globale a 12 mesi e a 3 anni non hanno mostrato differenze significative e sono state rispettivamente del 93% contro il 95% e del 67% contro il 68%.

La tollerabilità complessiva è risultata in linea con quella evidenziata negli studi precedenti su abagovomab. Gli eventi avversi riportati con maggiore frequenza sono state le reazioni nel sito di iniezione, verificatesi in entrambi i gruppi (78,6% contro 74,2%). Gli eventi avversi risultati invece più frequenti nel gruppo abagovomab rispetto a quello di controllo sono state invece la diarrea (8,8% contro 4,7%), il dolore addominale (7.6% vs. 4.4%) e la fatigue (20.7% vs. 15.9%).
Dunque, benché il trattamento sia stato molto ben tollerato, abagovomab non ha purtroppo confermato i benefici lasciati intravedere dai primi studi.

J. Pfisterer, et al. Randomized double-blind placebo-controlled international trial of abago-vomab maintenance therapy in patients with advanced ovarian cancer after complete response to first-line chemotherapy: The Monoclonal Antibody Immunotherapy for Malignancies of the Ovary by Subcutaneous Abago-vomab (MIMOSA) trial. J Clin Oncol 29: 2011 (suppl; abstr LBA5002)
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