In pazienti con mieloma multiplo e metastasi ossee, il trattamento con acido zoledronico sembra offrire vantaggi significativi in termini sia di sopravvivenza globale (OS) sia di sopravvivenza libera da malattia (PFS) rispetto a quello con clodronato. Questo, almeno è il risultato di uno studio (in realtà un sottostudio di un trial più ampio) presentato da poco a Stoccolma, in occasione del congresso congiunto ECCO-ESMO ora rinominato European Multidisciplinary Cancer Congress.

Con acido zoledronico si è ottenuto un allungamento di 5,5 mesi della OS rispetto a clodronato e una riduzione del 26% degli eventi scheletrici. Inoltre, i benefici dell’acido zoledronico rispetto a clodronato sono risultati indipendenti dal sesso del paziente, dallo stadio della malattia e dal genotipo specifico tumorale.
L’unico fattore che è apparso condizionare i risultati complessivi è stata la presenza o meno di metastasi ossee al basale. Infatti, i pazienti con un coinvolgimento osseo al basale hanno ottenuto un beneficio significativo in termini di sopravvivenza con l’acido zoledronico mentre quelli senza metastasi ossee no.

In più, si è visto che il maggior beneficio in termini di OS si è ottenuto nei pazienti trattati con acido zoledronico per più di 2 anni.
Questi risultati derivano da un’analisi ad interim di uno studio randomizzato su 1.960 pazienti affetti da mieloma multiplo, trattati in prima linea con una chemioterapia a base di talidomide e in concomitanza con acido zoledronico o clodronato. I pazienti hanno continuato la terapia con bifosfonati almeno fino a progressione della malattia e la durata mediana del follow-up è stata di 42 mesi.

Come già riportato in precedenza, i pazienti trattati con acido zoledronico hanno mostrato una riduzione del 16% del rischio di mortalità e una riduzione del 12% del rischio di progressione rispetto a quelli del gruppo clodronato.

L’analisi dei dati di sopravvivenza di funzione del coinvolgimento osseo al basale ha dimostrato che i 539 pazienti senza tale coinvolgimento osseo all’inizio dello studio non hanno ottenuto una riduzione del rischio di mortalità con l'acido zoledronico.
Inoltre, nei pazienti trattati con acido zoledronico si è avuta una percentuale significativamente inferiore di eventi scheletrici rispetto a quelli trattati con clodronato (34% contro 43%M P = 0,007) e il beneficio è risultato simile nei pazienti con e senza metastasi ossee al basale.

Al congresso di Stoccolma, Gareth Morgan, del Royal Marsden Hospital di Londra, ha presentato i dati di una analisi degli outcome in funzione delle caratteristiche demografiche, di quelle della malattia e della durata del trattamento.
Nell'analisi complessiva, il gruppo acido zoledronico ha ottenuto un miglioramento di 5,5 mesi della sopravvivenza globale e di 2 mesi della sopravvivenza libera da progressione rispetto al gruppo clodronato.

Inoltre, i pazienti già con metastasi ossee al momento della diagnosi trattati con acido zoledronico hanno ottenuto un miglioramento del 17% nella sopravvivenza rispetto a quelli del gruppo clodronato (P = 0,01) mentre quelli senza malattia ossea hanno mostrato una sopravvivenza simile, a prescindere dal bisfosfonato assunto.
Anche il sesso sembra non avere importanza. Altre analisi hanno mostrato che il risultato complessivo è stato simile in uomini e donne, oltre che per i diversi stadi della malattia e a prescindere dal genotipo.

I risultati in termini di PFS riflettono quelli ottenuti a livello di sopravvivenza globale, in quanto solo la presenza o meno di un coinvolgimento osseo al momento della diagnosi ha influito sul risultato complessivo.
L'analisi degli eventi scheletrici, ha mostrato che i pazienti trattati con acido zoledronico hanno mostrato un'incidenza significativamente inferiore di nuove lesioni ossee rispetto a quelli trattati con clodronato: 11,4% contro 5,7% (P = 0,0002) nei pazienti con coinvolgimento osseo al basale e 5,8% versus 2,3% (P = 0,035) in quelli senza.
Per quanto riguarda la durata del trattamento, si è visto che una terapia prolungata con bifosfonati ha aumentato la sopravvivenza nel gruppo acido zoledronico. Tra i pazienti trattati per almeno 2 anni, la sopravvivenza globale mediana è stata di 34 mesi nel gruppo acido zoledronico contro 27 mesi nel gruppo clodronato (P = 0,0291).
L'effetto superiore dell’acido zoledronico in termini di tempo alla comparsa del primo evento scheletrico ha continuato ad aumentare fino a un anno (P = 0,0012), e il beneficio si è mantenuto per oltre 3 anni.

Pur senza sminuire i risultati dell’analisi, il discussant dello studio, Vincent Ribrag, dell'Institut Gustave Roussy di Villejuif, in Francia, ha sottolineato che alcune questioni fondamentali circa la gestione della malattia ossea nel mieloma multiplo restano irrisolte. Tra queste, “fare o meno la profilassi degli eventi scheletrici con acido zoledronico in tutti i pazienti?" si è chiesto l’esperto, visto e considerato il rischio di nefrotossicità e osteonecrosi della mandibola associato all'acido zoledronico.
Altra domanda chiave: "l'acido zoledronico è l'opzione migliore in tutti i pazienti?". Forse la risposta a questa domanda arriverà da un trial di fase III ancora in corso che sta confrontando il bifosfonato con denosumab nei pazienti con mieloma multiplo.

G.J. Morgan, et al. MRC myeloma IX trial -- Characterizing the biologic and temporal basis of efficacy of long-term bisphosphonate treatment in patients with multiple myeloma. ECCO-ESMO 2011; abstract LBA9.