Nuovi dati presentati al 46° meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago, mostrano che in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi il trattamento con acido zoledronico (Zometa) associato alla chemioterapia di prima linea rispetto al trattamento con clodronato orale è in grado di aumentare in modo significativo la sopravvivenza globale del 16% (P=0,0118) e la sopravvivenza libera da progressione di malattia del 12% (P=0,0179).

In questo studio, condotto su quasi 2.000 pazienti, l'aumento della sopravvivenza di 5,5 mesi associato al trattamento con acido zoledronico è risultato essere indipendente dall'effetto del farmaco sulle complicazioni ossee (anche conosciute come eventi correlati all'apparato scheletrico o SRE).
Acido zoledronico ha ridotto del 24% e in modo statisticamente significativo il rischio di SRE rispetto a clodronato  (P=0,0004)1, dimostrando di essere superiore rispetto a clodronato nella prevenzione degli SRE.

Altri dati relativi all'acido zoledronico e presentati all'ASCO si riferiscono al  follow-up a cinque anni dello studio di fase III ABCSG-12 (Austrian Breast & Colorectal Cancer Study Group-12) che hanno mostrato che il farmaco, somministrato in associazione alla terapia ormonale postchirurgica, ha prolungato la sopravvivenza libera da malattia del 32% (HR=0,68 [95%CI 0,51-0,91], P=0,009) nelle donne in premenopausa con carcinoma mammario ormono-sensibile (HR+) allo stadio precoce.
Questi dati confermano i risultati iniziali dello studio ABCSG-12 presentati all'ASCO 20085, che sono alla base dei dossier approvativi sottoposti da Novartis negli Stati Uniti e in Europa per l'utilizzo di acido zoledronico nel trattamento adiuvante in donne con carcinoma mammario.

Dettagli dello studio Mieloma IX
Mieloma IX è uno studio di fase III, prospettico, multicentrico, randomizzato, controllato. Confronta il trattamento con Acido zoledronico, somministrato per via endovenosa (IV, 4mg ogni 3-4 settimane) rispetto al trattamento con clodronato orale (1600 mg al giorno). In particolare questo studio ha voluto valutare l'impatto del trattamento sulla malattia ossea e sulla sopravvivenza. Lo studio ha arruolato 1.960 pazienti del Regno Unito con nuova diagnosi di mieloma multiplo, di stadio  I, II o III (International Staging System -ISS-). I pazienti entrano in uno dei 2 regimi di trattamento "intensivo" o "non intensivo", in base al performance status, all'età e alla valutazione della miglior terapia per i pazienti. I pazienti vengono randomizzati 1:1 per il tipo di bisfosfonato e per la terapia di prima linea (chemioterapia di induzione)
L'endpoint primario dello studio era la sopravvivenza globale, la sopravvivenza libera da progressione della malattia e la risposta al trattamento. La sopravvivenza globale è stata definita come il periodo di tempo che intercorre dalla randomizzazione fino al decesso per qualsiasi causa. La sopravvivenza libera da progressione della malattia è stata definita come il periodo di tempo dalla randomizzazione fino alla progressione della malattia o al decesso. Gli endpoint secondari includono gli SRE (definiti come: fratture ossee, necessità di ricorrere alla radioterapia o alla chirurgia, compressione midollare, comparsa di nuove lesioni osteolitiche) e il profilo di sicurezza del trattamento.
Al follow-up mediano di 3,7 anni, il rischio di morte si è ridotto del 16% (P=0.0118) e la sopravvivenza libera da progressione di malattia è aumentata del 12% (P=0.0179) per i pazienti trattati con acido zoledronico rispetto a clodronato orale. Il numero di pazienti nei quali si è osservato un SRE è diminuito del  24% nei pazienti trattati con acido zoledronico rispetto a clodronato (rispettivamente 27% versus 35,3%; P=0.0004). L'aumento della sopravvivenza associata al trattamento con acido zoledronico è stato osservato in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi di stadio I, II o III. Inoltre questo beneficio è stato osservato indipendentemente dagli effetti del farmaco sugli SRE.
Il profilo di tollerabilità dell'acido zoledronico è ampiamente conosciuto e i risultati di questo studio sono stati coerenti con esso. L'incidenza dell'osteonecrosi della mascella (ONJ) nei gruppi in trattamento con acido zoledronico e con clodronato è stata rispettivamente del 3,6% e dello 0,3%. Nei due gruppi si è registrata un'analoga incidenza di alterazione della funzionalità renale.


Dettagli dello studio ABCSG-12
ABCSG-12 è uno studio di fase III, "open label", multicentrico, nel quale sono state arruolate 1.803 donne in premenopausa affette da carcinoma mammario di stadio I o II, positivo per i recettori degli estrogeni, con meno di 10 linfonodi ascellari positivi. Le pazienti sono state reclutate per lo studio dopo l'intervento chirurgico e l'inizio del trattamento con goserelin per la soppressione ovarica, e randomizzate in uno dei quattro gruppi di studio: (1) anastrozolo più acido zoledronico; (2) solo anastrozolo (3) tamoxifene più acido zoledronico; (4) solo tamoxifene. Il periodo di trattamento previsto era di tre anni e il periodo di follow-up mediano di 62 mesi.
L'endpoint primario era la sopravvivenza libera da malattia. La sopravvivenza libera da recidiva, la sopravvivenza globale e la densità minerale ossea erano gli endpoint secondari. La sopravvivenza libera da malattia è stata definita come il periodo di tempo successivo alla randomizzazione durante il quale le pazienti non presentavano recidive locali, carcinoma mammario controlaterale, metastasi distanti, carcinoma secondario e/o decesso per qualsiasi causa. La sopravvivenza libera da recidiva è stata definita come il periodo di tempo successivo alla randomizzazione durante il quale le pazienti non presentavano recidive locali, carcinoma mammario controlaterale, metastasi distanti e/o carcinoma secondario. La densità minerale ossea è stata valutata come endpoint primario di un sottostudio. Tra gli  endpoint aggiuntivi è stata considerata  la sopravvivenza libera da metastasi ossee.
Al follow-up mediano di 62 mesi,  la sopravvivenza libera da malattia  è aumentata del 32% (P=0,009) nelle pazienti trattate con acido zoledronico in associazione alla terapia ormonale rispetto alla sola terapia ormonale. Queste analisi aggiornate continuano a dimostrare come l'aggiunta di acido zoledronico alla terapia ormonale migliora significativamente la sopravvivenza libera da malattia (HR=0,68 per entrambi i gruppi) e come non vi siano differenze tra i due sottogruppi (tamoxifene e anastrozolo). Nel complesso, gli effetti collaterali sono risultati coerenti con il profilo noto di sicurezza del farmaco. Nello studio non ci sono stati casi di insufficienza renale o casi confermati di osteonecrosi mascellare (ONJ).