Oncologia-Ematologia

Aflibercept delude nel ca alla prostata, notizie positive nel ca colon retto

Incominciamo dalla notizia positiva. L’Fda ha concesso la priority review ad aflibercept, un nuovo anticancro sviluppato da Sanofi e dalla biotech Regeneron Pharmaceuticals, per quanto concerne l’impiego nel cancro al colon retto in fase metastatica. Come noto, la priority review è il  processo di revisione accelerata, in soli 6 mesi, del dossier registrativo che l’Fda concede solo ai farmaci che giudica innovativi. La durata standard di questa procedura è di 10 mesi. Il deposito alle autorità europee è stato effettuato nel corso del quarto trimestre del 2011.

Il dossier presentato all’Fda si basa sui dati dello studio VELOUR, presentati qualche mese fa a Stoccolma, durante l’ultimo European Multidisciplinary Cancer Congress, targato ECCO-ESMO. In questo studio, l’aggiunta di aflibercept alla chemioterapia standard consente di migliorare la sopravvivenza globale (OS) di circa 6 settimane e la sopravvivenza libera da progressione di 2 mesi rispetto alla sola chemio.

La notizia meno buona è che in uno studio di fase III denominato VENICE (VEGF Trap Administered with Docetaxel in metastatic androgen-independent prostate cancer) condotto su pazienti con tumore alla prostata metastatico refrattario alla terapia ormonale, il farmaco non ha aumentato la sopravvivenza globale quando usato come prima linea di trattamento. Il trial denominato VENICE, ha randomizzato 1224 pazienti con tumore alla prostata metastatico e androgeno indipendente a ricevere la chemioterapia a base di docetaxel e prednisone n combinazione o meno con aflibercept.  I dati completi del trial verranno presentati nel corso di uno dei prossimi congressi del settore.

Aflibarcept è una proteina di fusione (creata cioè dall'unione di due geni che in origine codificavano proteine separate). Il farmaco agisce come inibitore dell’angiogenesi caratterizzato da un esclusivo meccanismo d’azione perché si lega a tutte le forme di fattore di crescita dell’endotelio vascolare: VEGF-A, VEGF-B e fattore di crescita placentare (PIGF), altro fattore di crescita angiogenico che sembra giocare un ruolo nell’angiogenesi tumorale e nell’infiammazione. E’ stato dimostrato che aflibercept si lega a VEGF-A e PlGF con un’affinità maggiore di quella dei loro recettori naturali.

Diversi studi, condotti in modelli animali e, più recentemente nell’uomo, hanno dimostrato l’efficacia di un approccio anti-VEGF nel trattamento antitumorale. Aflibercept  interferisce con l’attività di VEGF attraverso il legame con VEGF stesso impedendone l’interazione con il suo recettore, inibendo in questo modo la crescita di nuovi vasi che possono rifornire il tumore primario e/o le sue metastasi.