“Il problema del costo eccessivo dei farmaci anti-cancro è una questione importante, ma va affrontato a 360 gradi, a partire dall’appropriatezza e dalla valutazione nell’ambito delle strategie di controllo della specifica patologia neoplastica. Va inquadrato in una prospettiva più ampia, che comprenda la completa realizzazione delle reti oncologiche regionali, l’immediata disponibilità delle terapie innovative in tutto il territorio, il miglioramento dei percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali, la valutazione post-registrativa del farmaco con il monitoraggio dell’efficacia clinica/tossicità e la semplificazione delle procedure amministrative. Inoltre, la disponibilità dei dati dei registri dei farmaci oncologici potrebbe permettere di rivedere il ‘costo’ di un farmaco sulla base della reale pratica clinica del nostro Paese, superando la complessa procedura dei rimborsi”.

Il prof. Carmine Pinto, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), interviene nel dibattito sulla revisione del prezzo dei farmaci anti-cancro ad alto costo. “In oncologia – spiega il prof. Pinto - i passi in avanti possono sembrare irrilevanti, in realtà la somma dei progressi nel corso degli anni ha permesso nel tempo di raggiungere risultati importanti. La storia naturale di alcuni tumori è radicalmente cambiata. Non solo oggi più del 60% delle persone colpite guarisce, ma anche la sopravvivenza nella fase avanzata è migliorata in modo significativo grazie a trattamenti sempre più efficaci. Nel cancro del colon-retto in 15 anni è passata dai 6-9 mesi agli attuali 30-32 mesi ed in quello del seno l’effetto combinato di screening e terapia adiuvante ha contribuito a ridurre la mortalità del 30%”.

 “Nel 2013 in tutto il mondo sono stati spesi per i farmaci oncologici 91 miliardi di dollari – continua il prof. Pinto -. La media annua è cresciuta al ritmo del 5,4% nell’ultimo quinquennio rispetto a un +14,2% l’anno durante il periodo 2003-2008. Inoltre in Europa i prezzi sono del 20-40% più bassi rispetto agli Stati Uniti grazie all’effetto dei meccanismi di sconto. Sappiamo che l’Oncologia rappresenta un capitolo di spesa rilevante per i sistemi sanitari di tutto il mondo, ma il problema non può essere ridotto solo al costo delle terapie, del ‘farmaco’, altrimenti diventerebbe una questione di ‘retroguardia’. Nel nostro Paese vi sono criticità organizzative che devono essere affrontate quanto prima. È necessario uniformare e razionalizzare i processi di assistenza, implementando i percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali e le reti oncologiche regionali in una strategia multidisciplinare. Sono strumenti indispensabili per garantire la migliore cura a tutti i cittadini e ottimizzare l’utilizzo delle risorse. Le reti oncologiche regionali, finora rimaste sulla carta, permettono di integrare tutte le professionalità, gli strumenti e le competenze coinvolte nella gestione del problema cancro e di condurre il paziente attraverso le diverse fasi di malattia senza soluzione di continuità, con elevati standard qualitativi. La ricaduta in termini di efficacia ed efficienza è immediata. Ogni ospedale dovrebbe essere in grado di garantire uno standard assistenziale adeguato nell’ambito delle reti oncologiche, che considerano insieme volumi di attività, professionalità e tecnologie. Se non garantiamo un’assistenza omogenea su tutto il territorio, i pazienti sono costretti a migrare, a cercare soluzioni altrove. E questo rappresenta una sconfitta per tutto il sistema”.

“La parola chiave – conclude il prof. Pinto - è appropriatezza, che sintetizza rigore metodologico nella valutazione degli interventi terapeutici, siano essi condotti con nuovi o vecchi farmaci, adeguatezza professionale e strutturale nell’erogazione della prestazione. Ciò si traduce in un corretto utilizzo delle risorse disponibili con contenimento anche della spesa sanitaria ed un’equa distribuzione dei benefici. Ma appropriatezza significa anche diritto del cittadino alla migliore cura disponibile, in qualunque struttura oncologica del Paese venga curato: la prestazione deve corrispondere alle reali necessità del paziente e rispettare le esigenze di sostenibilità del sistema. Gli oncologi italiani non si sono mai sottratti all’impegno di garantire le cure più adeguate e la compatibilità con le risorse del Sistema Sanitario Nazionale. AIOM non farà mancare il suo intervento per la valutazione dell’efficacia clinica dei nuovi farmaci in collaborazione con le Istituzioni nazionali e regionali”.