Takeda ha reso noto l’avvio di uno studio internazionale di fase III condotto con il farmaco sperimentale alisertib in pazienti con linfoma periferico a cellule T (PTCL) recidivo o refrattario alla terapia, una delle forme più aggressive di linfoma. Lo studio, che verrà condotto in Europa, Nord America, America Latina e in Asia, arruolerà 350 pazienti e valuterà l’efficacia del farmaco sul tasso di risposta globale e sulla sopravvivenza senza progressione.

Noto anche con la sigla MLN8237, alisertib è una piccola molecola, attiva per via orale, che inibisce in modo selettivo la chinasi Aurora A, enzima responsabile della proliferazione incontrollata delle cellule tumorali in generale, indipendentemente dal tipo di cancro da curare.

Tutti i tumori sono caratterizzati da una mitosi anomala, sregolata, che causa la proliferazione illimitata delle cellule che compongono il cancro. La chinasi Aurora agisce sui passaggi chiave di questa divisione cellulare, perciò nei pazienti oncologici il sistema Aurora è fortemente sregolato. Da qui l’idea di fare di utilizzare questi enzimi come bersaglio per nuove cure intelligenti, dotate di un meccanismo dazione completamente diverso da quello dei convenzionali farmaci citotossici. Attaccando soltanto le cellule malate, infatti, gli Aurora-inibitori non danneggiano i tessuti sani, evitando al paziente problemi di nausea, vomito e perdita di capelli.

Attualmente, in commercio non c’è nessun inibitore dell’Aurora chinasi. Oltre a quello di Takeda ve ne sono diverso in sviluppo: AT9283 del Cancer Research UK che viene studiato nella leucemia infantile, CYC116 di Cyclacel Pharmaceutical già valuttao in fase I in pazienti con tumori solidi in fase avanzata. Questi due farmaci, a differenza di quello di Takeda, non distinguono le due forme di aurora Chinasi, A e B. La specificità del farmaco di Takeda per l’Aurora chinasi A e la sua disponibilità in una formulazione orale ne costituiscono i principali elementi distintivi.

Un competitor con caratteristiche interessanti sembra essere ENMD-2076. Sviluppato da EntreMed  che è un  inibitore dell’Aurora chinasi A e anche dell’angiogenesi. In uno studio di fase I nel mieloma multiplo ha dato risultati interessaanti.

Fino ad oggi, alisertib è stato somministrato a 800 pazienti. In uno studio di fase II condotto su 48 pazienti e presentato pochi mesi fa all’American Society of Hematology, in pazienti con linfoma non-Hodgkin a cellule B e T ha fatto registrare una risposta del 32%.

Attualmente il farmaco viene studiato per un ampio spettro di patologie ematologiche e tumori solidi. Il farmaco è stato sviluppato da Millennium Pharmaceuticals, azienda che nel 2008 è stata acquisita da Takeda e della quale attualmente costituisce la divisione oncologica.

I linfomi non Hodgkin comprendono più di 60 entità clinico-patologiche, che vengono suddivise in forme mature e immature; queste due forme vengono ulteriormente frazionate sulla base dell’appartenenza alla cellula linfocitaria di origine: linfociti B, linfociti T, cellule NK (= natural killer), a differenti stadi di maturazione.
Il linfoma periferico a cellule T (PTCL) comprende un gruppo molto eterogeneo di tumori ematologici che originano dalle cellule T, e costituiscono meno del 10% di tutti i linfomi non Hodgkin.

La presentazione clinica è generalmente quella di una malattia molto estesa, con molti linfonodi coinvolti, malattia a livello del midollo osseo, del fegato e della milza, aumento dei valori di calcio e di eosinofili agli esami del sangue, arrossamento cutaneo, prurito, anemia; è frequente la presenza di sintomi sistemici. Questi linfomi sono descritti in letteratura come patologie aggressive e a pessima prognosi, ma in realtà la prognosi è influenzata dalle categorie di rischio; i pazienti a basso rischio hanno risposte in oltre il 60% dei casi.