La combinazione dell’inibitore del checkpoint immunitario PD-1 nivolumab e l'inibitore orale della tirosin chinasi di Bruton (BTK) ibrutinib sarà valutata in uno studio di fase I/II come trattamento per i pazienti con linfoma non Hodgkin (NHL). Lo hanno annunciato con un comunicato stampa le due aziende produttrici, rispettivamente Bristol-Myers Squibb e Jannsen.

Nello studio si valuterà la combinazione dei due inibitori nei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL), linfoma follicolare (LF) e leucemia linfatica cronica (LLC).

Le due aziende hanno reso noto che la sperimentazione sarà condotta da Janssen, mentre BMS fornirà nivolumab per lo studio, ma i dettagli esatti del trial non sono stati comunicati.

Nivolumab e Ibrutinib hanno dimostrato un’efficacia promettente come agenti singoli per i pazienti con neoplasie ematologiche negli studi clinici preliminari. Inoltre, evidenze precliniche suggeriscono che in questi pazienti ibrutinib e nivolumab potrebbero avere effetti sinergici.

Nel mese di maggio 2014, la Food and Drug Administration ha concesso a nivolumab lo status di ‘breakthrough therapy’ (terapia altamente innovativa) come trattamento per i pazienti con linfoma di Hodgkin dopo il fallimento del trapianto autologo di cellule staminali e di brentuximab vedotin. Questa designazione si basa sui risultati osservati su una coorte in uno studio di fase I di escalation del dosaggio nel quale l’anticorpo è stato valutato in pazienti con neoplasie ematologiche recidivate o refrattarie. Inoltre, uno studio di fase II sta testando nivolumab come trattamento per i pazienti con DLBCL recidivato o refrattario non idonei al trapianto o nei quali il trapianto non aveva funzionato.

Ibrutinib è, invece, approvato per il trattamento di pazienti con LLC che hanno già fatto almeno una terapia e per il trattamento di pazienti con LLC con la delezione 17p, una mutazione che comporta una perdita di parte del cromosoma 17.

Ibrutinib è indicato anche per il trattamento di pazienti con linfoma a cellule mantellari (LCM) che hanno fatto in precedenza almeno una terapia. Quest’indicazione è stata ottenuta con un’approvazione accelerata sulla base della percentuale di risposta globale (ORR).

Oltre a queste indicazioni approvate, ibrutinib continua ad essere studiato da solo e in combinazione con altri trattamenti in diversi tumori ematologici, tra cui l’LLC, l’LCM, la macroglobulinemia di Waldenström, il DLBCL, l’FL e il mieloma multiplo.

Inoltre, l’Fda ha concesso a nivolumab la ‘fast track designation’ nel 2013 per il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), del melanoma e del carcinoma a cellule renali. Lo scorso aprile, poi, BMS ha avviato le procedure di deposito della domanda di via libera a nivolumab per il trattamento di terza linea del NSCLC a cellule squamose già trattato e prevede di completare la presentazione entro la fine dell'anno.

Nel mese di settembre, invece, l’agenzia ha assegnato la procedura di revisione priorità a nivolumab come trattamento per i pazienti pretrattati con melanoma avanzato, sulla base dei dati di uno studio di fase III in cui il farmaco è stato confrontato con dacarbazina. In base a questa procedura, l’Fda prevede di vagliare la domanda di approvazione del farmaco entro 6 mesi, formulando il suo verdetto entro il marzo 2015.