Una famiglia di farmaci a base di ormoni può ridurre in modo significativo le probabilità di cancro al seno nelle donne ad alto rischio di sviluppare questo tumore, soprattutto per fattori ereditari. Si tratta del tamoxifene, usato per trattare il cancro al seno dopo un intervento chirurgico, e del raloxifene, arzoxifene, e lasofoxifene, impiegati per l'osteoporosi.  A spiegarlo è uno studio pubblicato sul 'Lancet medical journal'.

Uno studio condotto su 83mila donne ha mostrato che questi farmaci riducono l'incidenza del cancro del 38% nelle donne a rischio. I ricercatori hanno monitorato l'effetto dell'assunzione dei farmaci per 5 anni, per poi farli
interrompere per altri 5 anni. Così si è visto che dopo cinque anni di terapia, il rischio di cancro al seno era calato del 42%, e del 25% anche cinque anni dopo l'interruzione delle pillole. Nessun effetto è stato visto sul numero di morti per cancro al seno, o sui casi di tumore alla mammella non stimolati da estrogeni.

Questi  farmaci colpiscono le molecole sensibili agli ormoni sulle cellule del seno e altre parti del corpo, e possono bloccare i ricettori degli ormoni o stimolarli. Alcuni, come il raloxifene, possono avere un effetto stimolante sulle ossa, e bloccare i recettori degli estrogeni sul tessuto del seno. Tutti e quattro questi farmaci aumentano però in modo significativo il rischio di coaguli nel sangue, e il tamoxifene sembra aumentare il pericolo di cancro all'utero. Lo scorso gennaio il National Institute for health and Clinical Excellence (Nice) inglese ha raccomandato il tamoxifene per le donne ad alto rischio di cancro al seno, ed entro giugno dovrebbe inserirlo nelle sue linee guida finali.