L’inibizione dell'aromatasi con anastrozolo si associa a una perdita ossea significativa nelle donne sane in post-menopausa a rischio aumentato di cancro al seno, anche in caso di assunzione di integratori di calcio e vitamina D. A indicarlo sono i risultati di uno studio presentato al World Congress on Osteoporosis, Osteoarthritis, and Musculoskeletal Diseases (WCO), a Siviglia.

Il lavoro è una sottoanalisi dello studio IBIS (International Breast Cancer Intervention Study) II, nella quale è stato valutato l'effetto dell’inibizione dell'aromatasi sull’osso nelle donne trattate con anastrozolo. Lo studio IBIS II è un trial multicentrico internazionale di chemio prevenzione pubblicato il mese scorso su Lancet, randomizzato e controllato con placebo, che ha coinvolto circa 3900 donne in post-menopausa di età compresa tra i 47 e i 70 anni ad alto rischio di cancro al seno e ha dimostrato l’efficacia dell’inibitore dell’aromatasi nella prevenzione del tumore in questa popolazione.

Gli inibitori dell'aromatasi sono ampiamente usati per trattare il cancro al seno positivo ai recettori ormonali nelle donne in post-menopausa. Anche se la ricerca clinica ha dimostrato che questi agenti sono associati a un aumento di perdita ossea e un aumento del rischio di fratture nelle pazienti con carcinoma mammario, l'effettiva entità dei loro effetti sulla densità ossea e sul turnover osseo è difficile da valutare perché il braccio di controllo viene di solito trattato con tamoxifene, che ha anch’esso un effetto sull’osso.

L'analisi presentata al congresso ha riguardato 289 donne in post-menopausa con una densità minerale ossea iniziale normale. Tutte le partecipanti erano state invitate all’inizio dello studio ad assumere integratori di calcio e vitamina D.

Dopo un anno, il rapporto tra telopeptide N-terminale del collagene di tipo 1 e creatinina (NTX/Cr ) è risultato aumentato del 18% nelle pazienti trattate con anastrozolo e del 9% in quelli trattati con placebo (P < 0,0001).

In più, il tasso di perdita ossea nelle donne trattate con l’inibitore dell’aromatasi rispetto a quelle del gruppo di controllo è risultato 2,7 volte maggiore a livello dell'anca in toto (P < 0,0001 ) e 5 volte maggiore a livello della colonna (P < 0,0001) .

L’NTX/Cr iniziale e la variazione di questo rapporto dopo un anno rispetto al valore iniziale non sono risultati  correlati in modo significativo alla perdita ossea.

Gli autori concludono che il lavoro è il primo a mostrare una perdita ossea significativa in uno studio controllato e randomizzato.

R. Eastell, et al. Effect of Aromatase Inhibition on Bone Density and Bone Turnover in Healthy Postmenopausal Women: Results of the International Breast Cancer Intervention Study (IBIS-II). WCO 2014; abstract P36.