Anemia nelle sindromi mielodisplastiche, nuova vita per epoietina originator

È stato uno dei primi farmaci biotech, usato da oltre trent'anni nei pazienti con anemia da insufficienza renale. Oggi, grazie a nuovi studi, epoetina alfa originator, un farmaco frutto della ricerca Janssen, è anche il primo e unico farmaco approvato per la terapia dei pazienti con anemia da sindromi mielodisplastiche a rischio basso e intermedio-1 di progressione verso una leucemia. Lo studio EPOANE 3021, sul quale si basa l'approvazione, è al centro di molte attività scientifiche al congresso della Euroepean Hematology Association che si conclude oggi a Madrid.

È stato uno dei primi farmaci biotech, usato da oltre trent’anni nei pazienti con anemia da insufficienza renale. Oggi, grazie a nuovi studi, epoetina alfa originator, un farmaco frutto della ricerca Janssen, è anche il primo e unico farmaco approvato per la terapia dei pazienti con anemia da sindromi mielodisplastiche a rischio basso e intermedio-1 di progressione verso una leucemia.

Questi malati, circa 3000 nuovi pazienti italiani all’anno con un’età media attorno ai 65 anni, erano in gran parte trattati fino ad ora con ripetute trasfusioni per mantenere l’emoglobina a livelli accettabili: l’epoetina alfa Janssen, in clinica da 30 anni per la cura delle anemie da insufficienza renale, grazie a studi internazionali coordinati da ricercatori italiani ha dimostrato di riuscire a ‘cambiare il sangue’, mantenendo molto più stabile l’emoglobina e risolvendo così l’anemia.

Con una iniezione sottocute si può ridurre il rischio di pericolosi sovraccarichi di ferro negli organi connesso alle trasfusioni, evitando inoltre la necessità del trattamento ferro-chelante che le trasfusioni stesse impongono. Questo farmaco biotecnologico, un vero “highlander” in produzione ininterrotta da tre decenni a partire dalla stessa coltura cellulare iniziale, continua a dimostrarsi un prezioso alleato di salute in un numero sempre maggiore di patologie e ora l’unico farmaco indicato per il trattamento dei pazienti con anemia da sindromi mielodisplastiche primarie a rischio basso o intermedio-1 e con bassa eritropoietina sierica (
È arrivata recentemente l’approvazione dell’indicazione anche dell’Agenzia Sanitaria Francese (ANSM).

“L’approvazione europea – ha dichiarato Massimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore Delegato Janssen Italia – è frutto di un investimento sostenuto a distanza di decenni dall’introduzione di questa innovativa molecola che continua però a dimostrarsi una risposta terapeutica per molte diverse e importanti patologie. Un investimento sostenuto nonostante il brevetto fosse scaduto, nell'interesse di fornire ai pazienti una soluzione ai loro problemi. Abbiamo già avviato le procedure per l’implementazione locale dell’approvazione europea così che la terapia potrà presto essere impiegata anche nel nostro Paese”.

Lo studio EPOANE 3021 è al centro di molte attività scientifiche al congresso della Euroepean Hematology Association che si conclude oggi a Madrid.

“Nelle sindromi mielodisplastiche – spiega Agostino Cortelezzi, Professore di Ematologia dell’Università degli Studi di Milano e Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ematologia del Policlinico di Milano – il midollo osseo non funziona più a dovere: è come un albero ricco di frutti, cioè gli elementi progenitori delle cellule del sangue, che però non arrivano alla giusta maturazione. Di conseguenza il sangue è povero di cellule, soprattutto di globuli rossi. Una forte anemia è perciò fra le principali conseguenze di queste sindromi e può essere pericolosa, perché riduce la funzionalità di organi come cuore e cervello e le prestazioni fisiche più semplici, come camminare o salire le scale, aumentando per esempio il rischio di cadute e fratture.

Per curarla finora avevamo soltanto le trasfusioni regolari, che tuttavia non consentono di mantenere l’emoglobina a livelli stabili ma portano a un andamento dei valori a “dente di sega”, con picchi e discese che non sono l’ideale per l’organismo; inoltre, le trasfusioni inducono un sovraccarico di ferro che può essere pericoloso per molti organi e viene scongiurato con una terapia ferro-chelante, non priva di effetti collaterali.

Con l’approvazione di epoetina alfa originator per i pazienti a rischio basso o intermedio-1 di progressione verso la leucemia, pari a circa il 75% della popolazione di malati, abbiamo un’arma potente che consente, con una semplice iniezione sottocute a settimana che il paziente può fare anche da solo a casa propria, di ripristinare in circa la metà dei pazienti un livello corretto e stabile di emoglobina: si tratta di un vero ‘farmaco-mago’ che cambia drasticamente la qualità di vita dei pazienti, eliminando bene e a lungo i sintomi dell’anemia. Senza contare la facilità di gestione terapeutica, che elimina la necessità di andare in ospedale, fare gli esami clinici preparatori per la trasfusione e sottoporvisi poi per almeno due o tre ore consecutive”.

I dati che hanno portato all’approvazione per la nuova indicazione grazie alla Procedura di Mutuo Riconoscimento e che ne consentiranno a breve l’ingresso anche in Italia, arrivano da studi clinici internazionali coordinati da ricercatori italiani; grazie alla più recente sperimentazione clinica controllata, il trial EPOANE 3021, è stato possibile dimostrare la superiorità di epoetina alfa originator rispetto alle trasfusioni nei pazienti con anemia da sindromi mielodisplastiche rischio basso o intermedio-1, verificando per esempio che la risposta è efficace nel 50% dei casi contro il 4% delle trasfusioni e che la necessità di trasfusioni può essere più che dimezzata.

I dati scientifici raccolti lo rendono l’unico farmaco disponibile per il trattamento di anemia da sindromi mielodisplastiche: un’ulteriore indicazione per un farmaco che è stato fra i primi biotecnologici a essere introdotti in clinica, 30 anni fa, e per cui ancora oggi arriva un nuovo uso.

“L’eritropoietina, che stimola la produzione di globuli rossi e riduce perciò l’anemia – interviene Francesco Locatelli, Direttore Emerito del Dipartimento di Nefrologia, Dialisi e Trapianto Renale dell’Ospedale Manzoni di Lecco –  è stata introdotta in terapia tre decenni fa per la cura dei pazienti con insufficienza renale, per i quali l’unica terapia allora era la dialisi associata a frequenti trasfusioni, il che permetteva di mantenere appena i minimi livelli di emoglobina. Questo prodotto biotecnologico ha cambiato radicalmente la vita ai pazienti, oltre che in un certo senso anche ai loro medici. Nel corso degli anni non ha smesso di riservarci sorprese positive: circa 15 anni fa l’eritropoietina è sbarcata in ambito oncologico e onco-ematologico come farmaco per controllare le anemie da chemioterapia o indotte dal tumore stesso. È stata studiata nella prevenzione della riperfusione d’organo nel caso di insufficienza renale acuta, per facilitare la ripresa funzionale del rene nel post trapianto, per cercare di limitare i danni ischemici dopo un ictus ischemico e, nel post infarto, per valutare la possibilità di limitare la zona ischemica con il suo danno. Si è poi visto che nei diabetici che soffrono di insufficienza renale, l’anemia rispetto alla popolazione generale con lo stesso livello di insufficienza renale si manifesta prima, pertanto il trattamento deve essere iniziato precocemente rispetto al livello di riduzione della loro funzione renale”.

L’arrivo in ematologia, per la cura dell’anemia nelle sindromi mielodisplastiche, è un’ulteriore svolta per un farmaco biotech, che Janssen produce da ormai 30 anni attraverso il sofisticato processo tipico dei farmaci biotecnologici che prevede la conservazione e la riproduzione della stessa banca cellulare originale: ciò significa che la cellula “madre” che origina il farmaco è la medesima di 30 anni fa.

“Possiamo immaginare – riprende il prof. Cortelezzi – una sorta di brodo primordiale che da tre decenni viene monitorato e equilibrato in modo che gli innumerevoli parametri per la produzione restino sostanzialmente invariati. Questo consente di avere da 30 anni gli stessi standard di produzione e un farmaco con garanzia della stessa composizione. La produzione dei farmaci biologici prevede l’uso di microrganismi modificati geneticamente per sintetizzare specifiche proteine, è perciò diverso dalla sintesi chimica di una molecola semplice: un biosimilare non può quindi essere considerato identico al biologico originario, ma deve essere sottoposto a verifiche in studi che ne confermino gli stessi effetti e lo stesso grado di sicurezza per tutte le indicazioni per cui è consentito l’impiego. Per questo oggi possiamo dire con certezza che epoetina alfa originator è un farmaco biologico sicuro ed efficace, come risulta dagli studi di approvazione; l’estrapolazione dello stesso dato con i biosimilari non è immediata, ma necessita di prove che devono derivare da studi scientifici rigorosi”.