APF530, una formulazione a rilascio ritardato di granisetron, potrebbe migliorare il controllo della nausea e del vomito nei pazienti oncologici sottoposti a chemioterapia altamente emetogena. Il dato emerge dallo studio MAGIC, un trial di fase III presentato da poco a San Francisco, in occasione del Breast Cancer Symposium patrocinato dall’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Presentando i dati al convegno, Ian D. Schnadig, del centro Compass Oncology di Portland, in Oregon, ha detto che, per quanto riguarda la terapia di supporto, c’è ancora molta strada da fare, in particolare per la gestione della fase ritardata della nausea e del vomito indotti da chemioterapia, ambito nel quale ci sono ancora necessità mediche insoddisfatte.

Schnadig e i colleghi hanno quindi provato a confrontare efficacia e sicurezza di APF530 rispetto a ondansentron nel prevenire la nausea e il vomito indotti dalla chemioterapia.

Lo studio MAGIC è un trial di fase III randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo e con disegno double-dummy, che ha coinvolto 942 pazienti sottoposti a una chemioterapia altamente emetogena. I partecipanti sono stati trattati in rapporto con 1:1 con ondansetron 0,15 mg/kg endovena e un'iniezione di placebo oppure con un'iniezione di APF530 500 mg sottocute e un placebo. Entrambi i gruppi sono stati trattati anche con fosaprepitant e desametasone. I regimi chemioterapici più comuni erano a base di doxorubicina/ciclofosfamide e  base di cisplatino.

Il gruppo trattato con APF530 ha mostrato un tasso di risposta completa, definita come assenza di emesi e non utilizzo di nessun farmaco di salvataggio, nella fase ritardata più alto rispetto al gruppo di confronto:  64,7% contro 56,6% (P = 0,014).

Anche il tasso di controllo completo (risposta completa e presenza di nausea non più che lieve) è risultato numericamente superiore nel gruppo trattato con APF530: 60,7% contro 53,1% (P = 0,022); dopo l’aggiustamento dei dati, tuttavia, la differenza non è più risultata statisticamente significativa.

Anche l’assenza di episodi di emesi è risultata numericamente superiore nel gruppo trattato con APF530: 82,2% contro 79,2%; anche in questo caso, tuttavia, la differenza non è risultata significativa dopo l’aggiustamento dei dati.

Il numero di pazienti che non hanno avuto bisogno di farmaci di salvataggio nella fase ritardata, ha riferito Schnadig, è stato significativamente maggiore nel gruppo trattato con APF530 che non in quello trattato con ondansetron (P = 0,013).

Inoltre, un'analisi post-hoc ha mostrato che APF530 è risultato associato anche a un’incidenza della nausea significativamente inferiore rispetto a ondansetron sia nella fase ritardata sia complessivamente.

Il farmaco sperimentale si è dimostrato ben tollerato e gli eventi avversi più comuni sono stati reazioni locali nella sede dell’iniezione, per lo più lievi o moderate.

Commentando lo studio, Clifford A. Hudis, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, ha sottolineato che molti oncologi potrebbero non essere nemmeno consapevoli di quali farmaci antiemetici sono utilizzati e quali regimi di chemioterapia, in quanto la scelta è spesso automatizzata e integrato nei sistemi di ordinazione dei farmaci all’interno degli ospedali.

Hudis ha poi aggiunto che lo studio di Schnadig è colleghi è uno studio ben fatto, che potrebbe indurre più medici a prestare maggiore attenzione ai farmaci di supporto. Tuttavia, ha anche ricordato che granisetron al momento non è ancora approvato dalla Food and Drug Administration e che probabilmente serviranno ulteriori dati prima che possa avere il via libera delle autorità regolatorie.

I.D. Schnadig, et al. Phase III study of APF530 versus ondansetron with a neurokinin 1 antagonist + corticosteroid in preventing highly emetogenic chemotherapy-induced nausea and vomiting: MAGIC trial. J Clin Oncol 33, 2015 (suppl 28S; abstr 68).
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