L’approvazione europea preliminare da parte del Chmp dell’Ema di olaparib per la terapia del carcinoma ovarico platino-sensibile legato a mutazione BRCA è un “si” molto importante in quanto si tratta del primo esponente della nuova classe dei PARP inibitori ad essere messo in commercio in Europa. Sviluppato da AstraZeneca, il farmaco è il prodotto di punta della pipeline oncologica della società britannica, già fortememnte presente in questo settore.

Questo farmaco agisce inibendo la proteina PARP [Poli-(ADP-ribosio)-polimerasi], un enzima nucleare coinvolto in una serie di processi cellulari che includono la riparazione dei danni al DNA e la morte cellulare programmata (apoptosi).

L’analisi che ha supportato l’approvazione di olparib deriva da un singolo studio di efficacia fase II (chiamato studio 19). In quest’analisi, il trattamento con olaparib aveva mostrato di ridurre il rischio di progressione rispetto al placebo. Nello studio, tuttavia, non è stato evidenziato un aumento della sopravvivenza globale.

Attraverso un’intervista al prof. Sandro Pignata, dell’Istituto tumori di Napoli, Pharmastar ha chiesto delle delucidazioni sulle caratteristiche e peculiarità del farmaco, che hanno contribuito alla sua approvazione a livello europeo.

Che novità rappresenta questa nuova classe terapeutica? «La novità è che il secondo farmaco biologico approvato per il tumore dell’ovaio. E’ diretto ad un ad una terapia specifica perché è per le pazienti che portano le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2. Per la prima volta riusciamo a identificare all’interno delle pazienti con tumore all’ovaio un sottogruppo di pazienti che possono essere trattate con una terapia mirata».

Che importanza assume l’ok europeo che ha appena ricevuto?: «E’ importante che sia stato approvato a livello europeo essendo un farmaco altamente innovativo e quindi la speranza è quella che il farmaco arrivi alle pazienti il prima possibile. Purtroppo il principale problema è che quando c’è l’approvazione europea, mentre in Francia, Spagna e Germania il farmaco è immediatamente disponibile per le pazienti, in Italia c’è una fase molto lunga di discussione sulla rimborsabilità che a volte dura anche un anno e questo crea purtroppo un ritardo nell’applicazione di una terapia efficace alle nostre pazienti».

In realtà questa approvazione europea è solo per il suo utilizzo in pazienti con determinate mutazioni, questo in qualche modo limita l’utilizzo del farmaco?
: «Questo è il farmaco ideale approvato visto che c’è l’identificazione del sottogruppo che ne può beneficiare altrimenti trattiamo tutti senza sapere chi ne beneficia e chi no».

Gli studi utilizzati per l’approvazione viene riportata solo la sopravvivenza senza progressione della malattia, come mai non si parla anche di sopravvivenza globale?
: «Lo studio di fase II non era dimensionato per analizzare la sopravvivenza globale, ma era stato disegnato per mostrare dei segnali che sono arrivati e adesso sono stati progettati altri studi confermatori che hanno terminato l’arruolamento e che confermeranno i dati».

Come potrà essere utilizzato questo medicinale?: «Il farmaco è somministrato per via orale e verrà usato in pazienti che hanno una recidiva platino sensibili e che hanno risposto a una chemioterapia; queste pazienti normalmente dopo la chemio progrediscono velocemente e il farmaco ha mostrato di rallentare la progressione».

Quali sono le altre prospettive terapeutiche in sviluppo per il tumore ovarico?: «Ci sono altri farmaci in sviluppo ma la classe dei PARP inibitori è la classe più interessanti. Lo sviluppo è nel cercare di usarli anche nelle pazienti che hanno appena ricevuto la diagnosi (prima linea) e non solo in caso di recidiva e anche nelle pazienti senza mutazioni ma con delle anomalie della stessa via. Ci sono molti studi per cercare di caratterizzare meglio queste pazienti che in linea teorica possono beneficiare di questa terapia.
Lo studio di fase II ha dimostrato che il farmaco funziona anche senza la mutazione ma meno e però in questa popolazione noi dobbiamo imparare a sottocategorizzare perché alcune pazienti hanno la stessa alterazione funzionale pur non avendo la mutazione».

Oltre all’efficacia del farmaco quali altre caratteristiche ci può evidenziare?: «Il farmaco risulta anche ben tollerato, ben maneggevole e non richiede ospedalizzazione. Bisogna sottolineare che si sta andando verso una terapia orientata che si basa sulle caratteristiche delle pazienti, analizzando sottogruppi, cosa che si fa già nel caso di altre neoplasie ma non era mai stato fatto per l’ovaio».