L'aggiunta di aprepitant a ondansetron ha ridotto efficacemente o prevenuto la nausea e il vomito indotti dalla chemioterapia in pazienti pediatrici sottoposti a una chemioterapia moderatamente o altamente emetogena. Il dato emerge da uno studio di fase III randomizzato e in doppio cieco pubblicato di recente su The Lancet Oncology.

Aprepitant orale, un antagonista selettivo dei recettori della sostanza P/neurochinina-1 (NK1, uno dei mediatori, insieme alla serotonina e all'istamina, coinvolti nell'insorgenza del vomito indotto dalla chemioterapia), è spesso impiegato in combinazione con altri agenti antiemetici per aiutare a prevenire la nausea e il vomito indotti dalla chemioterapia negli adulti. Tuttavia, spiegano gli autori nell’introduzione, finora la sicurezza e l'efficacia di questo regime nei bambini non erano state stabilite.

"Nausea e vomito sono complicanze comuni della chemioterapia e possono essere particolarmente dolorosi e debilitanti per i pazienti oncologici pediatrici" afferma in un comunicato stampa Stuart Green, uno dei ricercatori coinvolti nello studio, nonché vice presidente della ricerca clinica presso i Merck Research Laboratories. "L'aggiunta di aprepitant a un regime standard per la prevenzione della nausea e del vomito indotti dalla chemioterapia si è tradotta in una significativa riduzione degli eventi emetici" aggiunge il ricercatore.

Per arrivare a questo risultato, Green e i colleghi hanno arruolato 302 pazienti di età compresa tra 6 mesi e 17 anni, che dovevano sottoporsi a una chemioterapia moderatamente o altamente emetogena.

I ricercatori hanno assegnato in modo casuale 152 pazienti ad aprepitant (125 mg per quelli di età compresa tra 12 e 17 anni; 3 mg/kg fino a 125 mg per quelli di età compresa tra 6 mesi e meno di 12 anni), più ondansetron il giorno 1, seguiti da aprepitant (80 mg per i pazienti di età compresa tra 12 e 17 anni; 2 mg/kg fino a 80 mg per quelli di età compresa tra 6 mesi e meno di 12 anni) nei giorni 2 e 3. Gli altri 150 pazienti sono stati trattati con un placebo più ondansetron il giorno 1 e poi con il solo placebo nei giorni 2 e 3. Inoltre, il protocollo permetteva l'aggiunta di desametasone.

Gli autori hanno stratificato i pazienti in base all’età, all'uso previsto di una chemioterapia associata a un alto rischio di emetogenicità e all’uso previsto di desametasone. I due bracci di trattamento erano ben bilanciati per quanto riguarda la prevalenza dei tumori più comuni, tra cui il sarcoma di Ewing, l’osteosarcoma, il neuroblastoma, la leucemia linfatica acuta e il rabdomiosarcoma.

L’endpoint primario di efficacia era la risposta completa (definita come assenza di vomito e di conati di vomito, senza dover utilizzare farmaci di salvataggio nei primi 5 giorni dopo l’’inizio della chemioterapia).

La percentuale di pazienti che hanno raggiunto una risposta completa è risultata significativamente maggiore nel gruppo trattato con aprepitant rispetto al gruppo di controllo, sia nella fase acuta, cioè nelle prime 24 ore dopo l’inizio della chemio (66% contro 52%; P = 0,0135) sia nella fase ritardata, cioè nei 4 giorni successivi (51% contro 26%; P < 0,0001).

Inoltre, nel gruppo trattato con aprepitant è risultata superiore sia la percentuale di pazienti che non hanno avuto vomito nella fase acuta (71% contro 53%; P = 0,0023) e in quella ritardata (55% contro 28%; P ≤ 0,0001) sia quella dei pazienti che non hanno fatto alcun uso di farmaci di salvataggio nella fase acuta (88% contro 77%) e in quella ritardata (72% contro 54%).

L'incidenza degli eventi avversi è apparsa confrontabile nei due gruppi ed è risultata complessivamente del 79% nel gruppo aprepitant contro 77% nel gruppo di controllo. Gli effetti avversi più comuni di qualsiasi grado sono risultati l’anemia, la neutropenia febbrile e la neutropenia.

I pazienti trattati con aprepitant hanno mostrato un’incidenza superiore di neutropenia febbrile di grado 3 o 4 (15% contro 14%), mentre in quelli del gruppo di controllo sono risultate più frequenti l’anemia (17% contro 9%) e la diminuzione della conta dei neutrofili (11% contro 7%).

Nella discussione, gli autori segnalano alcuni limiti del loro studio, tra cui non aver controllato l'uso dei farmaci di salvataggio e il fatto che lo studio non era progettato per valutare l'efficacia di aprepitant con regimi chemioterapici specifici.

"Nonostante la risposta assoluta osservata in questo studio sia inferiore rispetto ai dati storici ottenuti negli adulti, aprepitant rappresenta comunque un passo avanti clinicamente significativo nella popolazione di pazienti pediatrica e adolescenziale, in cui vi è la necessità di migliorare la prevenzione della nausea e del vomito" scrivono gli autori.

Tuttavia, avvertono i ricercatori, "anche se i dati attuali non suscitano alcuna preoccupazione specifica per la sicurezza, occorre seguire più a lungo i pazienti pediatrici trattati con regimi antiemetici a base di aprepitant”.

H.J. Kang, et al. Aprepitant for the prevention of chemotherapy-induced nausea and vomiting in children: a randomised, double-blind, phase 3 trial. Lancet Oncol. 2015; doi:10.1016/S1470-2045(15)70061-6.
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