ASCO 2016, la monoterapia con durvalumab efficace nel tumore uroteliale della vescica

Presentati al Congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) i dati di efficacia e sicurezza di durvalumab, un anticorpo selettivo diretto contro il ligando 1 della proteina della morte cellulare programmata (PD-L1), nei pazienti con tumore uroteliale della vescica (UBC) in stadio avanzato .

Presentati al Congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) i dati di efficacia e sicurezza di durvalumab, un anticorpo selettivo diretto contro il ligando 1 della proteina della morte cellulare programmata (PD-L1), nei pazienti con tumore uroteliale della vescica (UBC) in stadio avanzato .

I risultati preliminari di un trial di fase I/II, hanno mostrato un tasso di risposta obiettiva (ORR) del 31% in tutti i pazienti valutabili (95% intervallo di confidenza (CI): 18%-47%) e del 46% (95% CI: 28%-66%) nei pazienti con tumori ad alta espressione* di PD-L1.

Il tasso di controllo della malattia (DCR), definito come risposta confermata completa o parziale o come stabilizzazione della malattia maggiore o uguale a 12 settimane, era del 48% (95% CI: 32%-64%) in tutti i pazienti valutabili e del 57% (95% CI: 37%-76%) nei pazienti con tumore ad alta espressione di PD-L11. La durata mediana di risposta non è stata ancora raggiunta.

David Berman, Senior Vice President, Direttore della divisione Oncologia Medicine Innovative di Mediummune ha dichiarato: “I dati di efficacia per la monoterapia con durvalumab nel trattamento di seconda linea del tumore alla vescica sono molto incoraggianti e confermano la fiducia nei nostri test diagnostici, che dimostrano che l’entità della risposta a durvalumab è chiaramente collegata all’espressione di PD-L1. Confidiamo di continuare l’esplorazione del potenziale di durvalumab in DANUBE, il nostro trial di prima linea per il trattamento del tumore della vescica, sia in monoterapia, sia in combinazione con tremelimumab.”

La somministrazione di 10 mg/kg di durvalumab ogni 2 settimane per via endovenosa per un massimo di 12 mesi ha dimostrato un profilo di sicurezza gestibile tra tutti i pazienti (n=61)1. Gli eventi avversi più comuni riportati da almeno il 5% dei pazienti erano tutti di grado 1 o 2: affaticamento (13%), diarrea (10%), riduzione dell’appetito (8%), artralgia (7%), astenia (7%), nausea (7%) e iperpiressia (7%)1. Tre pazienti hanno riportato eventi avversi di grado 3 correlati al trattamento (1 insufficienza renale acuta, 1 reazione correlata all’infusione e 1 recrudescenza tumorale).

Christophe Massard, Direttore dell’Early Clinical Trials all’Institut Gustave-Roussy, Villejuif, Francia, ha dichiarato: “Questi dati preliminari positivi continuano a supportare l’efficacia clinica e il profilo di sicurezza di durvalumab per il trattamento del tumore alla vescica e confermano durvalumab come una potenziale terapia d’avanguardia per una popolazione di pazienti con enormi bisogni ancora non soddisfatti.”

Nel 2016, durvalumab ha ricevuto la designazione di Breakthrough Therapy dalla Food and Drug Administration americana come trattamento potenziale di pazienti con tumore uroteliale della vescica PD-L1-positivo inoperabile o metastatico.
*L’alta espressione di PD-L1 viene definita come una colorazione di almeno il 25% delle cellule tumorali (TC) o di quelle immunitarie (IC) come valutato attraverso l’uso dell’analisi diagnostica Ventana SP263.

Durvalumab è anche in fase di studio come monoterapia o in combinazione con tremelimumab nel tumori del polmone non a piccole cellule (NSCLC), in quello della testa e del collo, della vescica, dello stomaco, del pancreas, nel carcinoma epatocellulare (HCC) e del sangue. Rappresenta un pilastro del programma in fase avanzata di immuno-oncologia di AstraZeneca, che comprende oltre 7.000 pazienti in 19 trial clinici sui diversi tipi di tumore.