ASCO 2017: carcinoma uroteliale: attivitą promettente per la combinazione pembrolizumab/epacadostat

Nello studio di fase I/II ECHO-202/KEYNOTE-037, presentato a Chicago al convegno annuale dell'ASCO, combinare l'inibitore di PD-1 pembrolizumab con l'inibitore dell'IDO1 epacodostat ha portato a una percentuale di risposta complessiva (ORR) del 35% in un gruppo di pazienti con carcinoma uroteliale avanzato.

Nello studio di fase I/II ECHO-202/KEYNOTE-037, presentato a Chicago al convegno annuale dell’ASCO, combinare l’inibitore di PD-1 pembrolizumab con l’inibitore dell’IDO1 epacodostat ha portato a una percentuale di risposta complessiva (ORR) del 35% in un gruppo di pazienti con carcinoma uroteliale avanzato.

La durata mediana della risposta è risultata di 30,6 settimane (range: 9,7-93,1) e nei pazienti naïve o già trattati con una sola linea di terapia l'ORR è stata del 38%.
"L'efficacia di epacadostat e pembrolizumab nei pazienti con carcinoma uroteliale naïve o già trattati con una sola linea di terapia giustifica uno studio di fase III su questa combinazione nel carcinoma uroteliale" ha affermato David C. Smith, professore di Oncologia Medica e Urologia dell’Università del Michigan.
Nello studio di fase II ECHO-202/KEYNOTE-037, i pazienti sono stati trattati con epacadostat 100 mg due volte al giorno e pembrolizumab 200 mg ogni 3 settimane. I partecipanti avevano un’aspettativa di vita di meno di 12 settimane, un performance status ECOG pari a 0 o 1, un'adeguata funzionalità epatica, non erano ancora stati trattati in precedenza con un inibitore di PD-1 o dell’IDO1 e la malattia aveva progredito durante o dopo la chemioterapia a base di platino di prima linea, neoadiuvante o adiuvante. La risposta è stata valutata ogni 9 settimane.
Smith ha presentato i dati relativi a 40 pazienti con un’età media di 67 anni. Il 75% era maschio e l'88% bianco; 11 pazienti (il 28%) avevano un’espressione di PD-L1 ≥ 1% secondo il punteggio combinato positivo (CPS, espressione di PD-L1 nel tumore e sulle cellule immunitarie) e otto pazienti (il 20%) un’espressione di PD-L1 < 1%, mentre il grado di espressione di PD-L1 era sconosciuto per 21 pazienti.
Il 25% dei partecipanti aveva fatto in precedenza la radioterapia e la maggior parte era stata sottoposta a un intervento chirurgico; 32 pazienti (l’80%) erano naïve o erano stati già trattati con una sola linea di terapia, mentre otto ne avevano già fatte almeno due.
Dopo un follow-up mediano di 33,8 settimane, gli autori hanno osservato 14 risposte, di cui tre (l’8%) complete e 11 (il 28%) parziali. La percentuale di controllo della malattia è risultata del 53% (21 pazienti).
"La maggior parte delle risposte sono state durature e si sono osservate presto durante il corso del trattamento, già alla prima valutazione" ha detto Smith.
Dei 14 responder, 10 stavano ancora rispondendo al momento della presentazione. Due pazienti hanno completato il trattamento e stavano ancora rispondendo al momento dell’ultimo follow-up, e 11 pazienti erano ancora in trattamento.
Nei 32 pazienti naïve o già trattati con una sola linea di terapia ci sono state 12 risposte, di cui tre complete (9%) e 9 parziali (28%), con una percentuale di controllo della malattia del 59% (19 pazienti), mentre negli otto pazienti già trattati con due o più linee di terapia ci sono state due risposte parziali (25%) e nessuna risposta completa. Nel gruppo PD-L1-positivo, l'ORR è stata del 64%, rappresentata interamente da risposte parziali, mentre nel gruppo PD-L1-negativo c’è stata una sola risposta parziale e non si è osservata nessuna risposta completa.
Il 70% dei pazienti (28) ha manifestato almeno un effetto avverso di qualsiasi grado e il 23% (9 pazienti) almeno un effetto avverso di grado 3/4 (9 pazienti). Gli eventi avversi più comuni di qualsiasi grado sono stati la stanchezza (33%) e il rash (20%), mentre quelli più comuni di grado 3/4 sono stati l’iperplasia (in tre pazienti), l’iperglicemia (in due), la stanchezza (in uno), l’aumento dell’ALT (in uno) e l’aumento delle lipasi (in uno).
Gli eventi avversi correlati al trattamento hanno costretto a sospendere la somministrazione dei farmaci in 11 pazienti, ridurre la dose in due e interrompere il trattamento in tre.
L'unico evento avverso di grado di 3/4 di particolare interesse è stato una grave reazione cutanea, che si è manifestata in tre pazienti, mentre non ci sono stati decessi correlati al trattamento.
A maggio, la Food and Drug Aministration ha approvato pembrolizumab in monoterapia per il trattamento di pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico in cui la malattia ha progredito durante o dopo la chemioterapia contenente platino o entro 12 mesi dal trattamento neoadiuvante o adiuvante con la chemioterapia contenente platino.
D.C. Smith, et al. Epacadostat plus pembrolizumab in patients with advanced urothelial carcinoma: Preliminary phase I/II results of ECHO-202/KEYNOTE-037. J Clin Oncol 35, 2017 (suppl; abstr 4503).
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