ASCO 2017: combinazione epacadostat-nivolumab promettente nel melanoma e nel ca della testa e del collo

La combinazione dell'inibitore dell'IDO epacadostat e dell'inibitore del checkpoint immunitario PD-1 nivolumab ha mostrato segnali promettenti di attivitą in pazienti con melanoma e pazienti con carcinoma a cellule squamose della testa e del collo nello studio di fase I/II ECHO-204, appena presentato all'ultimo congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

La combinazione dell’inibitore dell’IDO epacadostat e dell’inibitore del checkpoint immunitario PD-1 nivolumab ha mostrato segnali promettenti di attività in pazienti con melanoma e pazienti con carcinoma a cellule squamose della testa e del collo nello studio di fase I/II ECHO-204, appena presentato all’ultimo congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

La combinazione di epacadostat e nivolumab si è associata a una percentuale di risposta obiettiva (ORR) del 63% e una percentuale di risposta completa (CR) del 5% nei pazienti con melanoma, naïve al trattamento. In quelli con tumori del distretto testa-collo, l'ORR è risultata del 23% e la CR del 3%, mentre la combinazione non è risultata efficace in pazienti non selezionati con un carcinoma ovarico o un cancro del colon-retto.
"La combinazione epacadostat più nivolumab si è dimostrata attiva nelle coorti di pazienti con melanoma e con carcinoma a cellule squamose della testa e del collo" ha detto uno degli autori dello studio, Karl D. Lewis, della Divisione di Oncologia Medica dell’Anschutz Medical Campus della University of Colorado. "La risposta è stata osservata a prescindere dall'espressione di PD-L1 e dalla positività o meno all’HPV. Tutti i responder stavano ancora rispondendo alla terapia al momento del cutoff dei dati" ha aggiunto il ricercatore.
Nella parte di fase I dello studio, la dose di epacadostat è stata aumentata da 25 mg due volte al giorno a 300 mg due volte al giorno. Nella fase II, i pazienti sono stati trattati con due diversi dosaggi di epacodostat: 100 mg due volte al giorno e 300 mg due volte al giorno. Nivolumab è stato somministrato inizialmente a un dosaggio pari a 3 mg/kg ogni 2 settimane, poi portato a 240 mg ev ogni 2 settimane nella parte di fase II dello studio. I risultati presentati all'ASCO sulla sicurezza si riferiscono a entrambe le parti dello studio, mentre i risultati di efficacia sono relativi solo alla fase II.
Nei 40 pazienti con melanoma non trattato in precedenza, fra i sei trattati con epacadostat 100 mg l'ORR è stata del 100%, con tutte risposte parziali, mentre nei 34 trattati con 300 mg è risultata del 56%, con un 6% di risposte complete. La percentuale di controllo della malattia (DCR, somma dell’ORR e della percentuale di stabilizzazioni della malattia) è stata dell'85%. Nei sette pazienti con tumori PD-L1 positivi, l'ORR è risultata del 71% contro 29% nel gruppo dei pazienti PD-L1-negativi. Tutte le risposte erano ancora in corso al momento dell’analisi, con una durata mediana della risposta superiore alle 16 settimane.
Nel gruppo di pazienti con tumori della testa e del collo, già trattati con non più di due linee di terapia, l'ORR nei sette trattati con epacadostat 100 mg è risultata del 14%, tutte le risposte sono state parziali e la DCR è risultata del 61%. Nel braccio di 24 pazienti trattati con epacadostat 300 mg, l'ORR è stata del 25%, con una risposta completa e una DCR del 71%. Nei 10 pazienti con tumori PD-L1-positivi, l’ORR è stata del 30% e negli 8 con tumori PD-L1-negativi è stata del 13%. Tutte le risposte erano ancora in corso al momento dell’analisi, con una durata mediana della risposta superiore alle 24 settimane.
Nelle 29 pazienti valutabili con tumore ovarico, l'ORR è risultata del 14% e la DCR del 31%. Si è osservata una risposta completa in una paziente naïve al trattamento, con un tumore BRCA-negativo, e PD-L1-positivo. Nei 26 pazienti con tumore al colon, quelli con instabilità dei microsatelliti (MSI) hanno mostrato un’ORR del 25% e mentre non si è avuta alcuna risposta in quelli con microsatelliti stabili.
"La combinazione epacadostat più nivolumab non ha mostrato segnali di efficacia nelle popolazioni non selezionate di pazienti con tumori ovarici refrattari e cancro del colon-retto" ha detto Lewis. Per quanto riguarda le indagini future, ha osservato che "i risultati preliminari di sicurezza e efficacia giustificano ulteriori ricerche sulla combinazione di nivolumab ed epacadostat nei pazienti con melanoma naïve al trattamento e in quelli con tumori della testa e del collo".
Nel complesso della popolazione studiata, l’incidenza degli eventi avversi di qualsiasi grado è stata dell'83% nel gruppo trattato con epacodostat 100 mg e 73% in quello trattato con 300 mg, mentre l’incidenza degli eventi di grado 3/4 è risultata rispettivamente del 25% e 27%. Gli eventi avversi correlati al trattamento hanno portato alla sospensione della terapia il 6% dei pazienti trattati con epacodostat 100 mg contro il 12% di quelli trattati con 300 mg. L’evento avverso di grado 3/4 correlato al trattamento più frequente è risultato il rash, che ha avuto un’incidenza rispettivamente del 10% e 15%.
"I risultati dello studio ECHO-204 mostrano che epacadostat e nivolumab sono stati generalmente ben tollerati in pazienti con alcuni tumori solidi in stadio avanzato" ha detto Lewis. "L’incidenza del rash di grado 3 correlato al trattamento è risultata più alta con epacadostat 300 mg rispetto a epacadostat 100 mg, così come l’incidenza degli effetti avversi correlati al trattamento che hanno portato alla sospensione della terapia".
I ricercatori stanno tuttora arruolando partecipanti nella parte di fase II dello studio ECHO-204. Lo studio riguarda diversi tipi di tumori solidi, tra cui il carcinoma polmonare non a piccole cellule, il glioblastoma e il linfoma, di cui, tuttavia, non sono stati ancora comunicati i risultati.
R.P. Perez, et al. Epacadostat plus nivolumab in patients with advanced solid tumors: Preliminary phase I/II results of ECHO-204. J Clin Oncol. 2017;35 (suppl; abstr 3003).
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