Taselisib, inibitore selettivo di PI3K, ritarda la progressione del ca al seno avanzato. #ASCO2018

L'inibitore sperimentale di PI3K taselisib, combinato alla terapia ormonale standard con fulvestrant, ha arrestato la crescita del tumore al seno avanzato per un tempo superiore di due mesi rispetto alla sola terapia ormonale in uno studio di fase III denominato SANDIPIPER presentato al convegno annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

L’inibitore sperimentale di PI3K taselisib, combinato alla terapia ormonale standard con fulvestrant, ha arrestato la crescita del tumore al seno avanzato per un tempo superiore di due mesi rispetto alla sola terapia ormonale in uno studio di fase III denominato SANDIPIPER presentato al convegno annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

Taselisib è un inibitore selettivo della mutazione PIK3CA del gene che codifica per la proteina PI3K alfa, che promuove la crescita del tumore. Si tratta del primo e più potente trattamento della relativamente nuova classe degli inibitori di PI3K. La molecola è la prima a bloccare specificatamente la proteina PI3K, mutata nei tumori al seno positivi al recettore degli estrogeni. Taselisib ha mostrato benefici clinici anche in studi iniziali condotti in pazienti con tumore della testa e del collo e in alcuni tumori ginecologici.

“Circa il 40% delle donne con tumore al seno avanzato positivo al recettore degli estrogeni presenta mutazioni PIK3CA, questo significa che tutte queste pazienti possono beneficiare del trattamento con taselisib”, ha spiegato José Baselga, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center.

Lo studio SANDPIPER è il primo trial di fase III condotto per valutare efficacia e sicurezza di taselisib. Lo studio ha arruolato 516 donne in postmenopausa con tumore al seno HER2 positivo metastatico non rispondente alla terapia ormonale con inibitori dell’aromatasi. Le partecipanti sono state randomizzate a ricevere fulvestrant più placebo o fulvestrant più taselisib.

Le donne trattate con il nuovo farmaco avevano il 30% in meno di probabilità di presentare un peggioramento della malattia rispetto al gruppo di controllo. Nello studio, taselisib ha esteso il tempo al peggioramento della malattia di circa 2 mesi (7,4 mesi con taselisib/fulvestrant vs 5,4 mesi con fulvestrant/placebo). Il tasso di risposta al trattamento era superiore di più del doppio con taselisib, rispetto al controllo (28% vs 11,9).

Gli eventi avversi severi più frequenti con taselisib erano diarrea, iperglicemia e coliti. A causa degli eventi avversi, l’11% delle donne in trattamento con il farmaco sperimentale ha interrotto la terapia precocemente, rispetto a solo il 2% delle donne nel gruppo di controllo.

Gli autori dello studio hanno osservato che i benefici del farmaco erano superiori nelle donne provenienti dal Nord America e dall’Europa, nelle quali il tempo al peggioramento della malattia è stato aumentato di 3,5 mesi. Negli altri Paesi, inclusi l’Europa dell’Est e l’America latina, il farmaco non ha apportato benefici considerevoli. Ulteriori ricerche sono necessarie per chiarire questi aspetti.