ASCO aggiorna le sue linee guida su uso dei bisfosfonati per il mieloma multiplo

Un aggiornamento delle linee guida dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO) definisce qual è il momento appropriato per iniziare il trattamento con bisfosfonati nei pazienti con mieloma multiplo. La nuova versione, redatta da un panel di esperti coordinati da Kenneth Anderson, del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, è appena stata pubblicata sul Journal of Clinical Oncology, organo ufficiale della società scientifica.

Un aggiornamento delle linee guida dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) definisce qual è il momento appropriato per iniziare il trattamento con bisfosfonati nei pazienti con mieloma multiplo. La nuova versione, redatta da un panel di esperti coordinati da Kenneth Anderson, del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, è appena stata pubblicata sul Journal of Clinical Oncology, organo ufficiale della società scientifica.

Per aggiornare la linea guida, la cui ultima versione risaliva al 2007, gli esperti dell’ASCO hanno effettuato una revisione sistematica di studi controllati e randomizzati, revisioni sistematiche, metanalisi, linee guida per la pratica clinica e studi osservazionali pubblicati tra il gennaio 2007 e il luglio 2017. Le evidenze per le raccomandazioni provengono da 35 studi.

Il documento afferma che i pazienti con mieloma multiplo sintomatico attivo, con o senza evidenza di distruzione litica dell'osso o frattura da compressione della colonna vertebrale provocata da osteopenia devono essere trattati con 90 mg di pamidronato ev nell’arco di un minimo di 2 ore o con 4 mg di acido zoledronico ev per almeno 15 minuti ogni 3-4 settimane. Nei pazienti trattati con pamidronato o acido zoledronico si dovrebbe valutare ogni 3-6 mesi l'albuminuria in un campione di urina spot.

La dose iniziale di pamidronato dovrebbe essere ridotta nei pazienti con insufficienza renale preesistente.
L’acido zoledronico non è raccomandato nei pazienti con insufficienza renale grave, mentre nei pazienti con insufficienza renale preesistente lieve-moderata se ne dovrebbe ridurre il dosaggio.
Un’alternativa all'acido zoledronico potrebbe essere rappresentata da denosumab.

Il trattamento dovrebbe continuare per un massimo di 2 anni. La somministrazione del bisfosfonato potrebbe essere meno frequente nei pazienti con malattia reattiva o stabile, ma al momento della ricaduta bisognerebbe riprendere il trattamento.

L’utilizzo continuativo dei bisfosfonati dovrebbe essere a discrezione del medico, considerando il rischio presente di morbilità scheletrica.
Gli esperti osservano anche che i bisfosfonati non sono raccomandati per i pazienti con plasmocitoma solitario, malattia asintomatica o indolente, né per i pazienti con gammopatia monoclonale di significato indeterminato, a meno che non sia presente osteopenia.

Gli autori delle linee guida suggeriscono, inoltre, di sottoporre i pazienti a un esame odontoiatrico prima di iniziare una terapia modificante l'osso a causa del rischio di osteonecrosi della mandibola dopo il trattamento con bisfosfonati potenti, tra cui pamidronato e acido zoledronico.

"Durante la terapia, i pazienti dovrebbero mantenere un'igiene orale eccellente ed evitare, se possibile, le procedure dentali invasive" scrivono Anderson e i colleghi, aggiungendo che “la decisione se continuare il trattamento con un agente attivo sull’osseo nel setting di un’osteonecrosi della mandibola deve essere personalizzata e basata sul rapporto rischio-beneficio e sulla gravità della malattia ossea".

K. Anderson, et al. Role of Bone-Modifying Agents in Multiple Myeloma: American Society of Clinical Oncology Clinical Practice Guideline Update. J Clin Oncol. 2018; doi:10.1200/JCO.2017.76.6402.
leggi