ASH 2016: beta-talassemia, pił emoglobina e meno trasfusioni con luspatercept

Il trattamento con luspatercept ha aumentato i valori di emoglobina, ridotto la concentrazione del ferro epatico e migliorato la qualitą della vita nei pazienti con beta-talassemia non dipendente dalle trasfusioni in uno studio di faseII presentato al congresso annuale della Societą Americana di Ematologia (ASH), terminato di recente a San Diego.

Il trattamento con luspatercept ha aumentato i valori di emoglobina, ridotto la concentrazione del ferro epatico e migliorato la qualità della vita nei pazienti con beta-talassemia non dipendente dalle trasfusioni in uno studio di faseII presentato al congresso annuale della Società Americana di Ematologia (ASH), terminato di recente a San Diego.

Il trattamento con luspatercept ha anche diminuito la necessità di trasfusioni di globuli rossi nei pazienti con beta-talassemia trasfusione-dipendente.

"Ci sono più di 200 mutazioni nella beta-talassemia, ma il tratto comune è l’eritropoiesi inefficace"ha spiegato Antonio C. Piga, dell'Università di Torino, durante la sua presentazione. "Le conseguenze di questa complicanza sono l’anemia o l’emolisi e il sovraccarico di ferro, ma le trattiamo con le trasfusioni di globuli rossi e con la chelazione del ferro, attraverso le quali siamo in grado di controbilanciare alcuni di questi effetti. Tuttavia, non abbiamo a disposizione farmaci specifici, quindi, in teoria, un agente in grado di affrontare il problema dell’eritropoiesi inefficace potrebbe avere un grosso impatto sulla gravità della beta-talassemia".

Luspatercept - una versione modificata del 'ecettore dell'activina di tipo IIB, una proteina che riveste un ruolo fondamentale nel processo di formazione di nuovi globuli rossi - si è già dimostrato in grado di correggere gli effetti di un’eritropoiesi inefficace in uno studio di fase I su volontari sani.

Piga e i colleghi hanno valutato se luspatercept fosse in grado di ridurre il numero di trasfusioni di globuli rossi in 30 pazienti con beta-talassemia trasfusione-dipendenti (età media: 38 anni; range: 22-55), cioè pazienti che avevano ricevuto quattro o più unità di globuli rossi nelle 8 settimane precedenti l’inizio dello studio (mediana del burden trasfusionale: 8 unità/12 settimane; range: 4-15 unità). I ricercatori hanno anche valutato la risposta eritroide e la qualità di vita riferita dai pazienti in 34 pazienti con beta-talassemia non dipendente dalle trasfusioni (età media: 37 anni; range: 23-62), con livelli di emoglobina basali inferiori a 10 g/dl (mediana: 8,7 g/dl; range: 7,6-9,8).

I partecipanti sono stati trattati con luspatercept per via sottocutanea ogni 3 settimane per un massimo di cinque somministrazioni nell’arco di 12 settimane.

Sei coorti (35 pazienti) sono state trattate con dosaggi compresi fra 0,2 mg/kg e 1,25 mg/kg, mentre 76 pazienti sono stati trattati con almeno 0,8 mg/kg, con aumenti fino a 1,25 mg/kg.

Nella coorte trasfusione-dipendente, 20 pazienti (l’83%) hanno raggiunto almeno una diminuzione del 33% del burden trasfusionale nell’arco di 12 settimane rispetto al basale e 16 (il 67%) una diminuzione di almeno il 50%, con una durata della risposta compresa fra 12 e oltre 48 settimane.

Nella coorte non trasfusione-dipendente, 21 pazienti (il 78%) hanno ottenuto un aumento di almeno 1 g/dl del valore medio di emoglobina nell’arco di 12 settimane e 15 (il 56%) un aumento di almeno 1,5 g/dl, con una durata della risposta compresa fra 16 e oltre 72 settimane.

Gli aumenti del valore medio dell’emoglobina nell’arco di 12 settimane sono risultati correlati con il miglioramento dei risultati riferiti dai pazienti (P = 0,001).

Dei cinque pazienti con una concentrazione basale di ferro epatico non inferiore a 5 mg/g di peso secco, tre (il 60%) hanno ottenuto una diminuzione di almeno 2 mg/g di peso secco dopo almeno 6 mesi di trattamento. Dei 9 pazienti con una concentrazione basale di ferro epatico inferiore a 5 mg/g peso secco, otto (l’89%) hanno mantenuto quel livello.

La maggior parte degli eventi avversi sono stati lievi o moderati. Le tossicità riportate più frequentemente nei pazienti trasfusione-dipendenti sono state dolore osseo, mialgia, artralgia, mal di testa, astenia e dolori muscolo-scheletrici, mentre gli eventi avversi più comuni nei pazienti non trasfusione-dipendenti sono stati dolore osseo, dolore muscolo-scheletrico e artralgia.

Sulla base di questi risultati positivi, Piga ha spiegato che ha già preso il via uno studio di fase III randomizzato e controllato con placebo. "Siamo abbastanza sicuri che con questo trial capiremo se ciò che abbiamo visto in fase II è vero o no" ha concluso l’ematologo.

A.C. Piga, et al. Luspatercept Increases Hemoglobin, Decreases Transfusion Burden and Improves Iron Overload in Adults with Beta-Thalassemia. ASH 2016; abstract 851.
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