ASH 2016: leucemia linfatica cronica, efficacia di ibrutinib confermata a 5 anni

L'inibitore della tirosin chinasi di Bruton (BTK) ibrutinib continua a dimostrarsi efficace nei pazienti con leucemia linfatica cronica, sia quelli pretrattati sia quelli na´ve, anche a lungo termine. La dimostrazione arriva dai dati del follow up pi¨ prolungato ad oggi disponibile - 5 anni - sull'utilizzo del farmaco nei pazienti con leucemia linfatica cronica/piccolo linfoma linfocitico.

L’inibitore della tirosin chinasi di Bruton (BTK) ibrutinib continua a dimostrarsi efficace nei pazienti con leucemia linfatica cronica, sia quelli pretrattati sia quelli naïve, anche a lungo termine. La dimostrazione arriva dai dati del follow up più prolungato ad oggi disponibile - 5 anni – sull’utilizzo del farmaco nei pazienti con leucemia linfatica cronica/piccolo linfoma linfocitico.

I risultati appena presentati a San Diego in occasione del congresso della Società americana di ematologia (ASH) dimostrano che quest'agente è sicuro ed efficace, e che il 89% dei pazienti (naïve e pretrattati) sta rispondendo in modo completo o parziale alla terapia.

"Questi risultati a 5 anni suggeriscono che sia i pazienti trattati in precedenza sia quelli trattati con leucemia linfatica cronica/piccolo linfoma linfocitico possono ottenere risposte robuste e duraturi con ibrutinib in monoterapia, e che nel corso del tempo aumenta il numero di pazienti che raggiungono una risposta completa" ha affermato Susan O'Brien, del Chao Family Comprehensive Cancer Center della University of California di Irvine Health.

Inoltre, i pazienti hanno mostrato una sopravvivenza libera da progressione (PFS) più lunga quando ibrutinib è stato somministrato prima della terza linea o delle linee successive. "I nostri dati suggeriscono che iniziare il trattamento con ibrutinib il più presto possibile nella leucemia linfatica cronica ha un potenziale clinico promettente ai fini di una sopravvivenza libera da progressione e una sopravvivenza globale a lungo termine" ha aggiunto l’O'Brien.

Al congresso dell’ASH, la O’Brien ha presentato i dati di follow-up dello studio di fase Ib/II PCYC-1102, in cui si sono valutate sicurezza ed efficacia di ibrutinib in monoterapia in pazienti affetti da leucemia linfatica cronica/piccolo linfoma linfocitico sia naïve sia recidivati/refrattari.

Nella sua presentazione, l’autrice ha riportato i risultati a lungo termine di questo studio relativi a 132 pazienti, di cui 31 naïve e 101 recidivati/refrattari. I partecipanti sono stati trattati con 420 mg o 840 mg una volta al giorno fino alla progressione della malattia o al manifestarsi di una tossicità inaccettabile. Tra i pazienti recidivati/refrattari, il 34% aveva la delezione 17p, il 35% la delezione 11q, il 47% la delezione 13q e il 78% aveva IgVH non mutate.

L'età media dei partecipanti era di 68 anni (range 37-84 anni) e il 43% aveva un'età non superiore ai 70 anni. Per tutti i pazienti trattati, il tempo mediano di studio è stato di 46 mesi; per quelli naïve di 60 mesi e per quelli recidivati/refrattari (che avevano fatto una mediana di quattro terapie precedenti) 39 mesi.

L'endpoint primario è era la percentuale di risposta complessiva (ORR). Gli endpoint secondari comprendevano la durata della risposta, la PFS e la sicurezza. I dati a lungo termine mostrano che le risposte a ibrutinib sono durevoli, ha riferito la O'Brien, con un’ORR dell’86% e una percentuale di risposta completa del 14%. Nel sottogruppo dei pazienti naïve, l’ORR è stata dell’84% e in quello dei  recidivati/refrattari dell’86%.

La durata mediana della risposta non è stata raggiunta nel sottogruppo dei pazienti naïve ed è risultata di 45 mesi in quello dei pazienti recidivati/refrattari. "Il 90% dei pazienti naïve è libero da progressione 5 anni," ha riferito l’O'Brien, aggiungendo che le percentuali di  risposta completa sono aumentate nel corso del tempo arrivando al 29% nei pazienti naïve e 10% in quelli recidivati/refrattari. La PFS mediana non è stata raggiunta nel sottogruppo dei naïve, mentre è risultata di 52 mesi in quello dei pazienti  recidivati/refrattari. I ricercatori hanno stimato una PFS a 60 mesi del 92% nella popolazione dei pazienti naïve e del 43% in quella dei recidivati/refrattari.

La O'Brien ha anche commentato i risultati per i gruppi a rischio più alto, e in generale, i pazienti senza cariotipo complesso hanno mostrato PFS e OS più favorevoli rispetto a quelli con cariotipo complesso. "I risultati di sopravvivenza per i pazienti con il cariotipo complesso della delezione 17p sono risultati meno robusti rispetto a quelli dei gruppi con rischio genetico più basso" ha osservato l’oncoematologa. "Inoltre, nell’analisi multivariata, la delezione 17p è risultata un fattore predittivo significativo di PFS e sopravvivenza OS"

l dati di safety sugli eventi avversi di grado ≥3, sugli eventi avversi gravi e sugli eventi avversi che hanno richiesto una riduzione del dosaggio o un interruzione sono stati raccolti in un’estensione a lungo termine dello studio(PCYC-1103).

"Ibrutinib è ben tollerato" ha detto la O'Brien "e l’insorgenza della maggior parte dei nuovi eventi avversi di grado ≥3 è diminuita nel tempo". L'insorgenza della maggior parte degli eventi avversi di grado 3 o superiore emergenti durante il trattamento è stata più alta nel primo anno e poi è calata col tempo. Complessivamente, 27 pazienti (il 20%) hanno interrotto il trattamento a causa di eventi avversi e 34 pazienti a causa della progressione della malattia.

Nei circa 5 anni di follow-up, gli eventi avversi più frequenti di grado 3 o superiore sono stati l'ipertensione (26%), la polmonite (22%), la neutropenia (17%), la trombocitopenia (9%) e la fibrillazione atriale (9%).

"Il profilo di sicurezza gestibile di ibrutinib ne consente una somministrazione prolungata e dopo 5 anni di follow-up il 65% dei pazienti naïve anziani e il 30% di quelli recidivati/refrattari continua il trattamento” ha concluso la O'Brien.

S.M. O’Brien, et al. Five-year experience with single-agent ibrutinib in patients with previously untreated and relapsed/refractory chronic lymphocytic leukemia/small lymphocytic leukemia. ASH 2016; abstract 233.
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