ASH 2016: leucemia mieloide cronica, a 2 anni dallo stop al TKI metÓ dei pazienti non Ŕ in recidiva molecolare

Interrompere la terapia con l'inibitore della tirosin-chinasi (TKI) sembra essere possibile senza compromettere gli outcome a lungo termine in alcuni pazienti con leucemia mieloide cronica, quelli che hanno raggiunto una risposta molecolare profonda

Interrompere la terapia con l’inibitore della tirosin-chinasi (TKI) sembra essere possibile senza compromettere gli outcome a lungo termine in alcuni pazienti con leucemia mieloide cronica, quelli che hanno raggiunto una risposta molecolare profonda. A suggerirlo sono i risultati dello studio EURO-SKI, presentati al congresso annuale dell’'American Society of Hematology (ASH), appena terminato a San Diego.

Infatti, tra i pazienti in remissione profonda che hanno sospeso il TKI durante lo studio si sono osservate percentuali elevate di sopravvivenza libera da recidiva molecolare (MRFS): il 61% non ha mostrava segni di recidiva della malattia a 6 mesi e il 52% non era in recidiva molecolare dopo 18 mesi. Inoltre, la durata del trattamento con il TKI si è dimostrata un fattore predittivo efficace di recidiva e la probabilità di MRFS è risultata maggiore in caso di terapia di durata non inferiore ai 5,8 anni.

"Utilizzando criteri di inclusione e di ricaduta meno rigorosi che in molti studi precedenti e un monitoraggio con la PCR decentrato, ma standardizzato, sospendere la terapia con il TKI in un'ampia coorte di pazienti con leucemia mieloide cronica è apparso fattibile e sicuro" ha detto il coordinatore dello studio, François-Xavier Mahon, del Institut Bergonié, Centre de lutte contre le cancer dell’Università di Bordeaux, presentando i dati in conferenza stampa.

Molti pazienti con leucemia mieloide cronica trattati con TKI quali imatinib, nilotinib, dasatinib e, riescono a tenere sotto controllo in modo efficace la loro malattia e sono incoraggiati a continuare la terapia indefinitamente; tuttavia, i costi e gli effetti collaterali di questi trattamenti hanno portato i ricercatori a cercare di capire se sia o meno fattibile interrompere l'assunzione del TKI nei pazienti con test costantemente negativi.

"L'interruzione del trattamento è un obiettivo emergente nella gestione dei pazienti con leucemia mieloide cronica, perché diversi studi hanno già evidenziato questa possibilità. Avere una risposta molecolare profonda sostenuta dopo una terapia prolungata con un TKI sembra essere necessario per sospendere il farmaco, ma in realtà non si è ancora ben chiarito con esattezza quale sia la condizione necessaria per farlo" ha spiegato Mahon, illustrando il razionale dello studio.

Per saperne di più, Mahon e i colleghi hanno arruolato tra il maggio 2012 e il dicembre 2014 821 pazienti con leucemia mieloide cronica in fase cronica provenienti da 11 Paesi europei, che erano stati trattati con imatinib, nilotinib o dasatinib, non avevano avuto fallimenti terapeutici e avevano sospeso il TKI. Per poter interrompere il farmaco dovevano essere in remissione molecolare profonda da almeno un anno ed essere stati trattati con il TKI per almeno 3 anni.

I ricercatori hanno stimato la MRFS su 755 pazienti di cui erano disponibili i dati molecolari; di questi, 373 hanno perso la risposta molecolare maggiore (MMR), il 78,3% entro i primi 6 mesi, e ci sono stati quattro decessi in remissione.

Il follow-up mediano per tutti i pazienti è stato di 14,9 mesi e la MRFS è risultata del 61% a 6 mesi (IC al 95% 58% -65%), il 55% a 12 mesi (IC al 95% 51% -58%), il 50% a 24 mesi (IC al 95% 47% -54%) e il 47% a 36 mesi (IC al 95% 43-51).

Mahon ha spiegato che una durata più lunga della terapia con imatinib prima della sospensione del TKI è risultata correlata a una probabilità maggiore di sopravvivenza libera da recidive.

L’analisi univariata sui 448 pazienti trattati con imatinib ha mostrato che lo stato della risposta molecolare maggiore a 6 mesi non è risultato associato all’età, al sesso, alla profondità della risposta (MR4 vs MR4,5) e a nessuna delle variabili degli score Sokal, EURO, EUTOS o ELTS.

Tuttavia, la durata del trattamento con imatinib e la durata della risposta molecolare prima della sospensione sono risultate associate in modo significativo con lo stato della MMR a 6 mesi (P <0,001). Ogni anno in più di trattamento con imatinib ha mostrato di aumentare le probabilità di rimanere in MMR a 6 mesi del 16% (OR 1,16; IC al 95% 1,08-1,25).

La MRFS a 6 mesi è risultata del 65,5% per i pazienti che erano stati in terapia con imatinib per più di 5,8 anni contro il 42,6% in quelli trattati con imatinib per meno di 5,8 anni, tempo che i ricercatori hanno definito come cutoff ottimale per la durata della terapia con il TKI prima della sospensione.

Mahon ha concluso dicendosi fiducioso del fatto che sulla base dei risultati di questo studio, l’interruzione del TLI sarà presto inserita in varie linee guida sul trattamento della leucemia mieloide cronica e ha aggiunto di voler proporre tale aggiunta alle raccomandazioni della European Leukemia Net all’inizio del prossimo anno.

Alessandra Terzaghi

F-X. Mahon, et al. Cessation of Tyrosine Kinase Inhibitors Treatment in Chronic Myeloid Leukemia Patients with Deep Molecular Response: Results of the Euro-Ski Trial. ASH 2016; abstract 787.
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