ASH 2016: linfoma a cellule mantellari, mantenimento con rituximab dopo trapianto autologo migliora la sopravvivenza nel giovane

I pazienti giovani con linfoma a cellule del mantello vivono significativamente pił a lungo senza dare segno di progressione della malattia o andare incontro a eventi clinici se dopo il trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche vengono sottoposti a una terapia di mantenimento con l'anticorpo anti-CD20 rituxmab, e non semplicemente seguiti.

I pazienti giovani con linfoma a cellule del mantello vivono significativamente più a lungo senza dare segno di progressione della malattia o andare incontro a eventi clinici se dopo il trapianto autologo di cellule staminali emopoietiche vengono sottoposti a una terapia di mantenimento con l’anticorpo anti-CD20 rituxmab, e non semplicemente seguiti.

È quanto emerge dai risultati dello studio multicentrico francese di fase III LyMa, fra i più importati presentati al congresso della Società americana di Ematologia (ASH), che ha da poco chiuso i battenti a San Diego.

Infatti, i pazienti assegnati al mantenimento con rituximab hanno mostrato una sopravvivenza libera da eventi (EFS, endpoint primario del trial) a 4 anni del 78,9% contro il 61,4% osservato nel gruppo non sottoposto al mantenimento (P = 0,0012). Inoltre, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) a 4 anni è risultata dell’82,2% nel gruppo che ha fatto la terapia di mantenimento con l’anticorpo e 64,6% in quello di confronto (P = 0,0005), mentre la sopravvivenza globale (OS) a 4 anni è risultata rispettivamente dell’88,7% contro 81,4% (P = 0,0413).

Questi ultimi dati confermano e migliorano ulteriormente i risultati preliminari di una precedente analisi, che aveva mostrato una tendenza verso un miglioramento dell’EFS e della PFS nei pazienti sottoposti al mantenimento con rituximab.

"L'analisi finale di questo studio dimostra che il mantenimento con rituximab dopo il trapianto autologo di cellule staminali prolunga la sopravvivenza libera da eventi, la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale" ha detto il primo autore dello studio Steven Le Gouill, direttore del dipartimento di Ematologia dell’Università di Nantes. "Il mantenimento con rituximab, somministrato ogni 2 mesi per 3 anni, dovrebbe essere raccomandato a tutti i pazienti trapiantati con linfoma a cellule del mantello" ha affermato il professore.

I pazienti con linfoma a cellule mantellari di solito rispondono alla terapia iniziale, ma poi finiscono per ricadere. La terapia di mantenimento con rituximab, dopo l’induzione con il regime R-CHOP (rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e prednisone) ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza nei pazienti anziani con linfoma a cellule del mantello rispetto al mantenimento con interferone. Il trattamento standard per i pazienti più giovani comprende citarabina ad alte dosi seguita da un consolidamento con il trapianto autologo di cellule staminali. Tuttavia, ha spiegato Le Gouill, finora era poco chiaro se il mantenimento con rituximab potesse migliorare la sopravvivenza anche nei pazienti giovani, dopo il trapianto autologo.

Le Gouill e gli altri ricercatori, tutti facenti parte dei due gruppi cooperativi LYSA e GOELAMS, hanno ipotizzato che il controllo e l'eradicazione delle cellule del linfoma mantellare residue sia fondamentale per controllare la malattia e la riduzione delle ricadute.

Per testare la loro ipotesi e valutare i possibili benefici di un mantenimento con rituximab in pazienti giovani con linfoma a cellule del mantello ne hanno arruolati 299 (età media: 57 anni; per il 79% uomini), di cui 277 hanno completato quattro cicli di terapia di induzione costituita da rituximab, desametasone, citarabina ad alte dosi e cisplatino (R-DHAP) ogni 21 giorni. Coloro che non hanno mostrato almeno una remissione parziale con la terapia di induzione iniziale (14 pazienti) sono stati sottoposti ad altri quattro cicli con il regime R-CHOP-14 prima del trapianto autologo. I pazienti sono stati poi sottoposti al condizionamento per il trapianto autologo con R-BEAM.

I 240 pazienti che hanno risposto in modo completo o parziale dopo il trapianto sono stati quindi assegnati in parti uguali al mantenimento con rituximab o alla semplice osservazione. Il gruppo assegnato al  mantenimento è stato sottoposto a un’infusione di 375 mg/m2 del farmaco ogni 2 mesi per 3 anni.

Il follow-up dal momento della randomizzazione è stato di 50,2 mesi e l’analisi ha mostrato che l’EFS, la PFS e l’OS mediane devono ancora essere raggiunte in entrambi i gruppi.

L’analisi degli outcome a 4 anni ha mostrato un vantaggio significativo per tutti gli endpoint di sopravvivenza a favore del mantenimento con rituximab Nell’analisi intention-to-treat, il mantenimento con l’anticorpo si è associato a una riduzione del 54% del rischio di eventi (HR 0,457, P = 0,0016), una riduzione del 60% del rischio di progressione o morte (HR 0,40, P = 0,0007) e una riduzione del 50% del rischio di decesso (HR 0,50, P = 0,0454).

"Nel gruppo rituximab ci sono stati 16 casi di progressione, 14 decessi e quattro infezioni gravi, e 83 pazienti hanno completato il mantenimento, mentre nel gruppo sottoposto alla sola osservazione, ci sono stati 37 progressioni, 25 decessi e quattro infezioni gravi. Come si può vedere, i pazienti nel braccio rituximab stanno andando molto meglio rispetto quelli non sottoposti al mantenimento” ha fatto notare Le Gouill.

"Per quanto riguarda la questione chiave, siamo stati in grado di dimostrare che il mantenimento con rituximab può migliorare l’EFS, la PFS e l’OS" ha concluso Le Gouill., aggiungendo che “quattro cicli di induzione con rituximab più il trapianto di cellule staminali, senza la radioterapia total body, seguiti da una mantenimento con un’infusione di rituximab ogni 2 mesi per 3 anni potrebbero essere considerati un nuovo standard di trattamento per i pazienti giovani con linfoma a cellule mantellari".

Alessandra Terzaghi

S. Le Gouill, et al. Rituximab maintenance versus wait and watch after four courses of R-DHAP followed by autologous stem cell transplantation in previously untreated young patients with mantle cell lymphoma: first interim analysis of the phase III prospective LyMa trial, a LYSA study. ASH 2016; abstract 145.
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