ASH 2016: mielofibrosi, ruxolitinib si conferma sicuro ed efficace in un programma di accesso allargato

L'esperienza clinica fatta in tutto il mondo con l'inibitore delle Janus chinasi (JAK) 1 e 2 ruxolitinib in pazienti con mielofibrosi ha prodotto dati di efficacia e sicurezza simili a ottenuti negli studi randomizzati registrativi. Lo dimostra l'analisi dei dati di un programma di accesso allargato di fase IIIb, denominato JUMP (JAK Inhibitor Ruxolitinib in Myelofibrosis Patients), presentata al congresso di San Diego da Lynda Foltz, della University of British Columbia di Vancouver.

L'esperienza clinica fatta in tutto il mondo con l’inibitore delle Janus chinasi (JAK) 1 e 2 ruxolitinib in pazienti con mielofibrosi ha prodotto dati di efficacia e sicurezza simili a ottenuti negli studi randomizzati registrativi. Lo dimostra l’analisi dei dati di un programma di accesso allargato di fase IIIb, denominato JUMP (JAK Inhibitor Ruxolitinib in Myelofibrosis Patients), presentata al congresso di San Diego da Lynda Foltz, della University of British Columbia di Vancouver.

Gli obiettivi principali dell’analisi erano valutare la sicurezza e l'efficacia di ruxolitinib in pazienti con mielofibrosi che non avevano accesso al farmaco al di fuori di una sperimentazione clinica. Altri endpoint comprendevano la percentuale di pazienti con una riduzione superiore al 50% della lunghezza della milza, gli outcome riferiti dai pazienti, la sopravvivenza libera da progressione (PFS), la sopravvivenza libera da leucemia (LFS) e la sopravvivenza globale (OS).

Nel complesso, i pazienti avevano un’OS stimata a 48 settimane del 94% (IC al 95% 0,93-0,95), una LFS del 92% (IC al 95% 0,91-0,93) e una PFS del 90%.

Più del 60% dei pazienti è rimasto in trattamento o ha completato il trattamento previsto dal protocollo ed è passato ad assumere un farmaco in commercio. La maggioranza ha ottenuto una riduzione maggiore del 50% della lunghezza della milza palpabile e un altro 25% ha ottenuto una riduzione dal 20% al 50% della lunghezza della milza.

Nel complesso, la maggior parte degli eventi avversi è stata di grado 1/2. L’evento avverso più comune è stato l'anemia, che è risultata di grado 3/4 in un terzo dei pazienti.

"Ruxolitinib è risultato ben tollerato e ha mostrato un profilo degli eventi avversi in linea con quello già stato riportato in precedenza" scrivono la Foltz e i colleghi nella loro presentazione.

"Gli eventi avversi più comuni sono stati l’anemia e la trombocitopenia, ma raramente hanno portato all'interruzione del trattamento. La maggior parte dei pazienti trattati con agenti stimolanti l'eritropoiesi in concomitanza con ruxolitinib ha ottenuto una risoluzione o un miglioramento dell’anemia e la maggior parte ha mostrato una riduzione della splenomegalia e dei sintomi grazie al trattamento con il JAK-inibitore" concludono i ricercatori.

L'analisi ha riguardato 2233 pazienti trattati in 26 Paesi. La popolazione dello studio proveniva principalmente dall'Europa (82%), seguita da Sud America (8,5%), Canada e Messico (2,4%), e altre regioni (7,1%). I pazienti hanno iniziato il trattamento con ruxolitinib 5, 15 o 20 mg BID, a seconda della conta piastrinica basale.

Il 39,1% dei pazienti ha interrotto il trattamento per motivi tra cui la comparsa di eventi avversi (17,7), la progressione della malattia (8,6%), il decesso (4,1%), la revoca del consenso (3,4%) o una decisione del medico (3,9%). Gli eventi avversi ematologici che più spesso hanno portato alla sospensione sono stati la trombocitopenia (3,9%), l’anemia (2,2%), la leucocitosi (0,8%) e la neutropenia (0,3%), mentre quelli non ematologici sono state le infezioni (2,8%).

Nel complesso, l'anemia ha avuto un’incidenza del 58,7% ed è stata di grado 3/4 nel 34,1% dei casi, mentre l’incidenza della trombocitopenia è risultata del 43,8% (nel 16,3%dei casi di grado 3/4) e quella della neutropenia del 6,5% (4,5% di grado 3/4). Il livello medio basale delle piastrine (254 x 109/l) è diminuito nelle prime 4 settimane di trattamento con ruxolitinib e poi è rimasto stabile.

Al primo posto per incidenza tra gli eventi avversi non ematologici c’è stata la piressia (15,6%, nel 2,3% dei casi di grado 3/4), seguita dall’astenia (14,9%, nel 2,2% dei casi di grado 3/4), la diarrea (12,0%, nell’1,1% dei casi di grado 3/4) e l’affaticamento (9,7%, nell’1% dei casi di grado 3/4). Il più comune evento avverso non ematologico di grado 3/4 è stato la polmonite (4,3%).

Il 56,6% dei pazienti ha raggiunto una riduzione almeno del 50% della lunghezza della milza dopo 24 settimane di trattamento, percentuale che è salita al 61,6% dopo 48 settimane. Inoltre, la percentuale di pazienti con una riduzione della lunghezza della milza compresa fra il 20% e il 50% è risultata del 23,3% a 24 settimane e del 18,9% a 48 settimane. Durante il follow-up a 72 settimane, il 70,2% dei pazienti ha mostrato una riduzione della lunghezza della milza superiore al 50%.

Nel 12,8% dei pazienti si è osservata una perdita della risposta (definita come un ritorno al valore basale della milza dopo la riduzione di oltre il 50% della sua lunghezza). La probabilità stimata di Kaplan-Meier di mantenere una riduzione della milza di oltre il 50% rispetto al basale è risultata dell’87% a 48 settimane e 80% a 60 settimane. La maggiore riduzione media percentuale rispetto al basale è risultata del 66,5% e la mediana è stata del 70%.

I clinici hanno osservato un miglioramento clinicamente significativo dei sintomi già alla quarta settimana di trattamento, mantenutosi poi nel corso del tempo, e il 43% dei pazienti ha mostrato un miglioramento dei sintomi ad ogni valutazione con il questionario FACT-Lym TS.

L. Foltz, et al. Safety and efficacy of ruxolitinib for the final enrollment of JUMP: an open-label, multicenter, single-arm expanded-access study in patients with myelofibrosis. ASH 2016; abstract 3107.
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