I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), l'aspirina in particolare, potrebbero aiutare a prevenire gravi problemi al fegato. Lo suggerisce l’NIH-AARP Diet and Health Study, un ampio studio osservazionale su oltre 300 mila pazienti anziani e di mezza età pubblicato di recente sul Journal of the National Cancer Institute (Jnci).

Dal lavoro emerge che, nella coorte studiata, l’assunzione dell’aspirina, a prescindere dall’uso o meno di altri FANS, si è associata a una riduzione del 41%, statisticamente significativa, del rischio di sviluppare un carcinoma epatocellulare e del 45% del rischio di morire a causa di una malattia cronica epatica rispetto alla non assunzione.

Anche gli altri FANS sono risultati associati a una riduzione della mortalità dovuta a epatopatie croniche, ma non del rischio di sviluppare un cancro al fegato.

"Queste associazioni sono consistenti, e, se confermate, potrebbero aprire nuove prospettive per la chemioprevenzione del carcinoma epatocellulare e delle malattie croniche del fegato" scrivono gli autori, guidati da Vikrant V. Sahasrabuddhe, del National Cancer Institute in Rockville.

Secondo Boris Pasche, oncologo della University of Alabama di Birmingham, visti i risultati di lavori precedenti nel cancro del colon-retto e in altri tipi di tumori, l’esito dello studio appena pubblicato sul Jnci non è inaspettato.

"Si sta accumulando un insieme crescente di evidenze che suggeriscono come un'assunzione prolungata di aspirina impedisca lo sviluppo di diversi tipi di cancro" nei pazienti che assumono FANS per la prevenzione degli eventi cardiovascolari, afferma lo specialista. Tuttavia, secondo altri esperti, l'aspirina potrebbe non essere necessaria o così utile per la protezione del fegato, al di là del possibile beneficio aggiuntivo quando è indicata per la cardioprotezione.

Per esempio, Isra G. Levy e Carolyn P. Pim, entrambi dell'Università di Ottawa, scrivono nel loro editoriale di commento che, innanzitutto, ci sono già buone strategie di prevenzione che non aumentano il rischio di sanguinamento, come accade, invece, con i FANS.

Inoltre, il rischio di sviluppare un carcinoma epatocellulare nella popolazione generale è abbastanza basso da far sì che una chemioprevenzione in questo caso non avrebbe senso, tenuto conto del rischio di sanguinamento. E I pazienti più a rischio per i quali sarebbe necessaria una strategia di prevenzione, quelli cirrotici, probabilmente non sarebbero buoni candidati per la prevenzione con aspirina perché sono anche quelli più alto rischio di sanguinamento. Ciononostante, suggerisce Pasche, i risultati dello studio NIH-AARP potrebbero essere abbastanza validi da giustificare uno studio prospettico per verificare se in questa popolazione il beneficio sia tale da superare il rischio

Occorre poi considerare che mentre il carcinoma epatocellulare è relativamente raro (ha un’incidenza inferiore a 10 persone su 100.000 all’anno), l’epatopatia cronica è molto più frequente e, secondo le stime dei National Institutes of Health (Nih), è tra le prime dieci cause di decesso negli adulti tra i 45 e i 75 anni.

Lo studio uscito sul Jnci è stato fatto su una coorte di 300.504 uomini e donne adulti di età compresa tra i 50 e i 71 anni nei quali i ricercatori hanno analizzato l’uso di aspirina e FANS e lo status tumorale, seguendo i pazienti per 10-12 anni.

Quasi i tre quarti della corte (il 73%) hanno riferito di utilizzare l’aspirina e oltre la metà (il 56%) di usare altri FANS. Durante il follow-up sono stati segnalati 250 casi di tumore al fegato e 428 decessi dovuti a un epatopatia cronica.

Nel complesso, l’assunzione sia dell’aspirina sia di altri FANS nell’arco di un anno si è associata a una riduzione del rischio di carcinoma epatocellulare del 36% e di decesso a causa di un’epatopatia cronica del 57% rispetto alla non assunzione sia dell’aspirina sia degli altri FANS. La riduzione del rischio di cancro al fegato si è vista indipendentemente dalla frequenza di utilizzo (giornaliera, settimanale o mensile).

L’uso di aspirina in particolare, a prescindere dall’uso o meno di altri FANS, si è dimostrato significativamente protettivo su entrambi i fronti, con una  riduzione significativa del 41% del rischio di carcinoma epatocellulare e del 45% del rischio di mortalità a causa di una malattia epatica cronica.

L'effetto è risultato ancora maggiore, con una riduzione del rischio rispettivamente del 49% e del 50% nei partecipanti che avevano riferito di prendere esclusivamente l’aspirina rispetto a chi non prendeva alcun FANS.

L’uso regolare di FANS diversi dall’aspirina ha mostrato di non ridurre il rischio di cancro al fegato, ma di ridurre del 26% quello di morte per un’epatopatia; questo dato, tuttavia, è risultato statisticamente significativo solo in caso di assunzione mensile, e non settimanale o giornaliera.

Tutti i risultati sono stati aggiustati dagli autori in base a età, sesso, razza o etnia, indice di massa corporea, fumo di sigaretta, consumo di alcol e diabete.

Questo studio è il primo a evidenziare un legame tra uso di FANS e sviluppo del cancro al fegato. Secondo i ricercatori, il vantaggio apparente insito nell’assunzione di questi farmaci nella coorte studiata potrebbe dipendere da meccanismi antinfiammatori o di altro tipo. Ammettono però che la mancanza di un effetto dose-risposta e il riscontro di un’associazione solo con l’utilizzo mensile dei FANS diversi dall’aspirina suggerisce che i risultati dovrebbero essere interpretati con una certa cautela, perché potrebbero anche essere il riflesso di fattori di confondimento non misurati.

V.V. Sahasrabuddhe, et al. Nonsteroidal Anti-inflammatory Drug Use, Chronic Liver Disease, and Hepatocellular Carcinoma. J Natl Cancer Inst 2012: 104; 1808–181
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