In uno studio di fase III presentato qualche giorno fa a Parigi al 27° congresso annuale della European Association of Urology (EAU), il trattamento con axitinib ha portato a un miglioramento statisticamente e clinicamente significativo della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a sorafenib in pazienti con carcinoma a cellule renali refrattario al trattamento.

Il lavoro in questione, presentato da Bernard Escudier, dell’Institut Gustave Roussy di Parigi, è lo studio registrativo AXIS, un trial randomizzato in aperto che ha confrontato efficacia e la sicurezza di axitinib rispetto a sorafenib come terapia di seconda linea in 723 pazienti con carcinoma a cellule renali metastatico con istologia a cellule chiare.

I pazienti eligibili erano in progressione dopo aver fatto in precedenza una terapia sistemica di prima linea e avevano un ECOG performance status pari a 0/1.

I partecipanti allo studio sono stati stratificati in base al performance status e al tipo di terapia effettuata e randomizzati in rapporto 1:1 al trattamento con axitinib 5 mg due volte al giorno come dose di partenza, poi titolata a 7 mg e 10 mg due volte al giorno oppure sorafenib 400 mg due volte al giorno.

L'endpoint primario era la PFS, definita come il tempo intercorso tra la randomizzazione e la progressione della malattia oppure il decesso.

Nei pazienti trattati con axitinib, si è ottenuta una PFS  mediana significativamente maggiore rispetto ai pazienti trattati con sorafenib (6,7 contro 4,7 mesi; P < 0,0001). La PFS è risultata maggiore con il farmaco sperimentale anche nei sottogruppi di pazienti trattati in precedenza con un regime contenente citochine (12,1 contro 6,5 mesi; P < 0,0001) oppure sunitinib (4,8 contro 3,4 mesi; P = 0,0107).

Le percentuali di risposta obiettiva sono state invece del 19,4% nel gruppo axitinib e del 9,4% in quello trattato con sorafenib (P = 0,0001)).

Il farmaco sperimentale ha mostrato un profilo di sicurezza generalmente simile rispetto a quello di confronto, anche se l’ipertensione e l'ipotiroidismo sono risultati più frequenti con axitinib mentre la sindrome mano-piede, il rash e l’alopecia sono stati più comuni con sorafenib.

In base a questi risultati, ha concluso Escudier durante la sua presentazione, axitinib dovrebbe essere considerato come standard di riferimento nel trattamento di seconda linea del carcinoma a cellule renali, anche se, ha riconosciuto l’autore, il campione non molto ampio rappresenta un limite dello studio.

Un limite ritenuto però non troppo grave dall’Fda, visto che proprio sulla base dello studio AXIS l’agenzia del farmaco Usa ha concesso ad axitinib l’indicazione per il trattamento del carcinoma a cellule renali in pazienti che non hanno risposto alle terapie di prima linea, mentre l’Ema sta ancora esaminando il dossier registrativo del farmaco.

B. Escudier, et al Updated Results of the Phase 3 AXIS Trial: Axitinib vs Sorafenib as Second-Line Therapy for Metastatic Renal Cell Carcinoma (mRCC). Abstract 81
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