Contrariamente alle aspettative, avere una bassa conta piastrinica non sembra proteggere i pazienti gravemente malati con cancro che vengono ricoverati nelle unità di terapia intensiva (UTI) dalla trombosi venosa profonda (TVP) stando ai risultati di uno studio retrospettivo presentato al congresso CHEST in corso a Honolulu.

Sajid Haque, MD Anderson Cancer Center di Houston ha spiegato agli astanti che nei pazienti ricoverati nel reparto di terapia intensiva oncologica non è emersa un’associazione significativa tra conta piastrinica con l'insorgenza di trombosi venosa profonda (P = 0,83). Per esempio, il tasso di TVP 1,4% è stato tra i pazienti con una conta piastrinica inferiore a 20.000 per microlitro e 1,7% tra quelli con una conta superiore ai 150.000 per microlitro.

"Questi risultati indicano la necessità di indagare e attuare adeguate misure di profilassi della trombocitopenia per minimizzare questa complicanza dagli effetti potenzialmente devastanti " ha detto Haque alla platea.

Sia il cancro e sia il ricovero in UTI sono fattori di rischio per lo sviluppo di TVP, identificato dall’Agency for Health Research and Quality (AHRQ) come uno degli obiettivi prioritari di prevenzione per migliorare la sicurezza dei pazienti negli ambienti sanitari.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono a rischio di sviluppare tromboembolismo venoso per diversi motivi, tra cui un recente intervento chirurgico subìto, sepsi, immobilizzazione, applicazione di cateteri venosi centrali, ventilazione meccanica e paralisi.

Precedenti studi sulla TVP venoso hanno dimostrato che questa complicanza si verifica nel 2-20% dei malati di, con un rischio circa 6 volte superiore a quello dei pazienti non oncologici, rischio che, secondo uno studio, diventa addirittura 28 volte maggiore per le persone con neoplasie ematologiche.

Oltre a un effetto avverso sulla sopravvivenza, la TVP che si verifica in ambito ospedaliero ha un pesante impatto economico, che si traduce in costi per almeno 10 miliardi di dollari l'anno, secondo le stime dell’AHRQ.

Nonostante le gravi conseguenze della TVP nei pazienti oncologici, i medici spesso perché evitano la profilassi antitrombotica proprio perché molti di questi pazienti sono trombocitopenici.

Haque e i suoi collaboratori hanno condotto il loro studio tra i 53 posti letto dell’UTI oncologica dell’MD Anderson e l loro analisi, di natura retrospettiva, ha riguardato 2.240 pazienti adulti ricoverati nel reparto nel corso di un periodo di 12 mesi.

Nel complesso, il 43% dei pazienti erano trombocitopenici (conta piastrinica più bassa inferiore a 150.000 per microlitro). Durante la degenza in UTI, si sono verificate 46 trombosi (pari al 2% dei pazienti). Gli autori hanno quindi stratificato i pazienti in cinque sottogruppi in base alla conta piastrinica: meno di 20.000, da 20.000 a 50.000, da 50.000-100.000, da 100.000-150.000 e  oltre 150.000 per microlitro. Il tasso di TVP in questi gruppi sottogruppi è risultato pari rispettivamente a 1,4%, 0,4%, 2,8%, 2,1% e 1,7%, senza differenze significative tra i gruppi (P = 0,08).

Dei pazienti che hanno sviluppato la complicanza, il 37% non era sottoposto a tromboprofilassi al momento dell'evento. Nei pazienti che invece l’hanno fatta, la profilassi anti.trombotica è consistita invece in eparina non frazionata, enoxaparina, dispositivi di compressione sequenziale e calze a compressione graduata.

Nei pazienti che hanno sviluppato TVP, la sopravvivenza a 6 mesi è stata del 12,3%, con una sopravvivenza globale mediana di 50 giorni dal ricovero in terapia intensiva.

S. Haque, et al. Thrombocytopenia does not protect against deep vein thrombosis in critically ill cancer patients. CHEST 2011; abstract 878A.