I pazienti ‘difficili’ affetti da mieloma multiplo (quelli ricaduti o refrattari alle cure) ttrattati con bendamustina in aggiunta a bortezomib sembrano rispondere alla terapia, stando ai risultati di uno studio di fase I/IIpresentato a San Diego all’ultimo congresso dell’American Society of Hematology.

Bendamustina è un vecchio agente alchilante sviluppato negli anni '60 nell'ex Germania dell'Est, dove è rimasto confinato fino alla caduta del muro di Berlino. Solo nell'ultimo decennio, il farmaco è stato introdotto anche in Europa e negli Stati Uniti.

Nello studio di dose-ranging presentato al congresso ASH, più della metà dei pazienti ha raggiunto una risposta oggettiva, secondo quanto riferito da Ori Yellin, direttore della R&S di Oncotherapeutics, una CRO con sede a West Hollywood, in California. Durante la presentazione, Ori ha anche affermato che sulla base dei risultati ottenuti, bendamustina merita di essere sviluppata ulteriormente in studi di fase III. Negli Stati Uniti, il farmaco è approvato per il trattamento di alcune leucemie, ma non approvato per quello del mieloma multiplo.

Nello studio appena presentato, 31 pazienti sono stati trattati con 90 mg/m2 di bendamustina; cinque con 50 mg/m2 e quattro con 70 mg/m2. Età mediana dei pazienti era di 63 anni e il 57,5% erano uomini; inoltre, 42,5% dei pazienti aveva già fatto in precedenza più di sette terapie antitumorali.

Nella parte di fase I dello studio non sono state osservate tossicità dose-limitanti, il che ha permesso ai ricercatori di scegliere i 90 mg/m2 come dose per il trattamento nello parte di fase II. Tra i 40 pazienti in cui si è potuta valutare l'efficacia del trattamento, la percentuale di risposta obiettiva è stata del 47,5%, con una risposta completa e due risposte parziali molto buone nel gruppo trattato con il dosaggio più alto. Nove pazienti hanno mostrato una risposta parziale e sette pazienti una risposta minima. In 17 pazienti si è osservata una stabilizzazione della malattia.

Yellin ha poi sottolineato che 36 pazienti su 40 (il 90% dei partecipanti) hanno ottenuto qualche beneficio clinico dal trattamento con la combinazione bendamustina-bortezomib e che la combinazione è risultata non solo efficace, ma anche ben tollerata nella popolazione di pazienti dello studio.
Nonostante vi siano stati numerosi eventi avversi gastrointestinali, quelli di grado 3 eventi sono stati rari. La maggior parte dei pazienti ha manifestato anomalie dei test laboratorio grado 3-4, tra cui neutropenia di grado 3-4 con un’ incidenza del 37,5%.

David Velose, co-direttore della divisione mieloma del John Theurer Cancer Center dello Hackensack University Hospital, di Hackensack, nel New Jersey, ha commentato il risultato dello studio definendolo “non è del tutto inatteso, in quanto bendamustina è un agente alchilante a doppia azione in qualche modo correlato a melfalan e si sa già che la combinazione di bortezomib e melfalan funziona bene”. Lo specialista ha anche detto che bendamustina potrebbe essere un agente alchilante più potente di rispetto a melfalan, ma è tutto da dimostrare quanto sarà attiva in pazienti già trattati con melfalan.

Un altro specialista, Shaji Kumar, della Mayo Clinic di Rochester, nel Minnesota, ha detto che i risultati sembrano essere molto promettente per un farmaco considerato vecchio, che era è stato un po’ dimenticato. Kumar  ha anche detto che bendamustina si può utilizzare con gli steroidi si può combinare con tutti i nuovi farmaci, quali bortezomib, in modo sicuro ottenendo un alta percentuale di risposte, e rappresenta un’utile aggiunta all’armamentario terapeutico per la cura dei pazienti con mieloma multiplo.

Berenson J et al. Bendamustine combined with bortezomib has efficacy in patients with relapsed or refractory multiple myeloma: A phase 1/2 study. ASH 2011