In occasione del congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology, conclusosi poche settimane fa, sono stati presentati i risultati incoraggianti di follow-up a lungo termine di uno studio di Fase II randomizzato relativo a 2 dosaggi di cilengitide come trattamento del glioblastoma recidivante.

I risultati hanno mostrato che il trattamento di 15 pazienti con gli inibitori dell'integrina, in fase sperimentale per più di sei mesi e fino a quattro anni e mezzo, non ha dato effetti collaterali gravi (di grado 3/4) correlabili al trattamento. Inoltre, il 37% dei pazienti che ha assunto la dose maggiore di cilengitide (2000 mg) è sopravvissuto per oltre un anno e il 22 % oltre due anni.
Attualmente la prognosi dei pazienti con glioblastoma recidivante è severa: la  sopravvivenza complessiva mediana (OS) è tra i quattro e i sette mesi e il tasso di sopravvivenza a un anno è circa del 20%.

Lo studio di Fase II randomizzato avvalora anche i risultati ottenuti dallo studio di Fase I sull'attività di cilengitide in monoterapia e, dopo oltre quattro anni di follow-up, suggerisce che l'efficacia di cilengitide è dose-dipendente con una sopravvivenza complessiva e un tasso di sopravvivenza a lungo termine consistentemente più alto per il gruppo in trattamento con 2000 mg rispetto al gruppo in trattamento con 500 mg:

Il tasso di sopravvivenza a uno, due e quattro anni nei pazienti trattati due volte a settimana con 2000 mg di cilengitide rispetto ai pazienti  trattati per due volte a settimana con 500 mg di cilengitide sono state rispettivamente pari al 37% vs. 22%, 22% vs. 12% e 10% vs. 2%.

Sviluppato nei laboratori Merck, cilengitide è il primo farmaco a raggiungere la Fase III di sviluppo, all'interno di una nuova classe di terapie anti-tumorali in fase di sperimentazione, chiamate inibitori di integrina.

Studi di laboratorio, hanno dimostrato che cilengitide, inibitore di integrina anb3 e anb5, in fase sperimentale ha effetti anti-angiogenesi e anti-tumorali diretti. Si è osservato che le integrine giocano un ruolo decisivo nella progressione della malattia, specialmente sulla sopravvivenza delle cellule tumorali, sull'angiogenesi tumorale e sulle metastasi.