Secondo uno studio osservazionale presentato durante i lavori del congresso annuale dell’American Heart Association (AHA), a Orlando, i betabloccanti possono aiutare le donne colpite da un tumore al seno a evitare le complicanze cardiache che possono manifestarsi a seguito del trattamento con l’anticorpo monoclonale trastuzumab.

Presentando i dati, l’autore principale della ricerca Thomas Cook, della Cleveland Clinic Foundation di Cleveland, in Ohio, ha spiegato che chi sopravvive al cancro ha un rischio più alto di sviluppare una malattia cardiovascolare piuttosto che di avere una recidiva tumorale. In effetti, in più del 27% delle pazienti che sopravvivono a un cancro si hanno complicanze cardiache. In particolare, la combinazione di antracicline e trastuzumab si associa a un aumento del rischio di insufficienza cardiaca.

Nel loro studio, Cook e i suoi collaboratori hanno analizzato le cartelle cliniche elettroniche di 197 pazienti consecutive con tumore al seno che non avevano avuto in precedenza uno scompenso cardiaco ed erano state trattate trastuzumab, con o senza un trattamento precedente con antraci cline, nei 5 anni precedenti. Per tutte erano disponibili l’Ecg e i dati ecocardiografici di follow-up.

Tra queste, 30 avevano preso betabloccanti a scopo preventivo prima di fare la terapia anti-cancro. Durante i 12 mesi di trattamento con trastuzumab, 14 pazienti hanno sviluppato uno scompenso cardiaco di nuova diagnosi e 72 una disfunzione ventricolare sinistra. Quest’ultima complicanza è stata meno frequente nel gruppo di donne che aveva preso in precedenza i betabloccanti rispetto a quello che non li aveva presi e nessuna delle pazienti del primo gruppo ha sviluppato uno scompenso nel periodo studiato.

L’analisi mediante regressione logistica ha evidenziato un effetto protettivo del betabloccanti, ma non degli ACE-inibitori riguardo all'outcome combinato di scompenso cardiaco e disfunzione ventricolare sinistra aggiustato per le covariate, la frazione di eiezione ventricolare basale, la durata del follow-up e la propensione al trattamento con un agente cardioprotettivo (betabloccanti o ACE-inibitore al basale) (odds ratio 0,17, IC al 95% 0,05-0,62; P = 0,007). Il fatto di aver fatto una chemioterapia a base di antracicline (fino a 4 cicli prima del trattamento con trastuzumab non è risultato un fattore predittivo di miglioramento dell’outcome (P < 0,10).

T. Cook, et al. Cardioprotective Effect of Beta-Blockers and ACE-Inhibitors in Breast Cancer Patients Treated With Trastuzumab: A Follow-up Study of Heart Failure and Cardiac Function Over 12 Months. AHA 2011; abstract 13988.