Nel carcinoma nasofaringeo avanzato, aggiungere bevacizumab al trattamento combinato chemio-radioterapico standard è fattibile e probabilmente può ritardare la progressione delle metastasi a distanza subclinica, stando ai risultati di uno studio indipendente di fase II, il trial 0615 del Radiation Therapy Oncology Group (RTOG), appena pubblicato online su The Lancet.

Su 44 pazienti, non si sono osservate emorragie di grado 3-4 o eventi avversi di grado 5. Solo 9 pazienti (circa il 20%) hanno avuto un emorragia di grado 1-2 correlata al trattamento.

Lo studio RTOG 0615 ha coinvolto in totale 46 pazienti con carcinoma nasofaringeo in stadio 2B-4B arruolati in 19 centri nordamericani e di Hong Kong tra il 13 dicembre 2006 e il 5 febbraio 2009. I partecipanti sono stati sottoposti a tre cicli di bevacizumab (15 mg/kg) e cisplatino (100 mg/m2) somministrati ai giorni 1, 22, e 43 insieme con una radioterapia intensità modulata (70 Gy) somministrata ogni giorno nell’arco di 33 giorni.

I pazienti sono stati poi sottoposti a tre cicli di bevacizumab (15 mg/kg) e cisplatino (80 mg/m2), entrambi somministrati nei giorni 64, 85, e 106 dopo la radioterapia, e tre cicli di fluorouracile (1.000 mg/m2 al giorno) nei giorni da 64 a67, 85 a 88, e da 106a 109 dopo la radiorerapia.
L'analisi è stata poi effettuata su 44 dei 46 pazienti. L'endpoint primario dello studio era il verificarsi di un’emorragia di grado 4 correlata al trattamento o di qualsiasi evento avverso di grado 5 nel primo anno. Il follow-up mediano è stato di 2,5 anni (range interquartile 2,1-2,9).

La sopravvivenza libera da progressione a 2 anni è risultata del 74,7% (IC al 95% 61,8-87,6) e la sopravvivenza globale a 2 anni del 90,9% (IC al 95% 82,3-99,4), un risultato, quest’ultimo, superiore alle attese, visti i numeri dei controlli storici precedenti. Gli autori suggeriscono che questo miglioramento potrebbe essere dovuto, a sua volta, al miglioramento della capacità di individuare le recidive con i metodi di imaging più sofisticati come la PET, che ha permesso di trattare più tempestivamente i pazienti con  le diverse terapie di salvataggio.

Dopo 2,5 anni, l’intervallo libero da progressione locoregionale a 2 anni stimato è stato dell’83,7% (IC al 95% 72,6-94,9) e quello libero da metastasi a distanza con due anni di intervallo del 90,8% (IC al 95% 82,2-99,5). Quattro pazienti (il 9%) hanno avuto un fallimento loco-regionale e cinque (l’11%) hanno sviluppato metastasi a distanza

Nove pazienti hanno sviluppato una o più complicanze di grado 4 ematologiche o correlate al midollo osseo, mentre si sono sviluppate due infezioni di grado 4 in un unico paziente. Altri eventi avversi riportati sono stati gli acufeni di grado 4 in un paziente, un caso di trombosi di grado 4, uno di mucosite di grado 4 e due di dolore di grado 4.

Anche se l’aggiunta del farmaco non ha provocato alcun eventi avversi di alto grado, la tossicità del trattamento è apparsa consistente e la compliance al protocollo terapeutico è stato definita dagli autori "tutt'altro che ideale”.
Nonostante i risultati mostrano che l'aggiunta di bevacizumab alla radiochemioterapia standard nel trattamento dei pazienti con carcinoma nasofaringeo è fattibile e i numeri siano sono incoraggianti, aggiungono però i ricercatori, ad oggi il trattamento standard del carcinoma rinofaringeo rimane ancora la radioterapia concomitante alla chemio.

In ogni caso, nel suo editoriale di commento, Joseph Wee, del National Cancer Centre in Singapore, ha definito il trial "un punto di svolta per la gestione del carcinoma nasofaringeo e ha inaugurato una nuova era per i regimi di chemioradioterapia concomitante."
L’editorialista ha anche sottolineato che essendo le metastasi a distanza l'obiettivo principale trattamento, è incoraggiante il fatto che in questo studio il risultato sulle metastasi a distanza a 2 anni evidenzi un miglioramento rispetto ai dati storici.

Lee NY, et al "Addition of bevacizumab to standard chemoradiation for locoregionally advanced nasopharyngeal carcinoma (RTOG 0615): A phase 2 multi-institutional trial" Lancet Oncol 2011; DOI: 10.1016/S147 -- 2045(11)70303
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